Primato umbro per il social housing e il social design In evidenza

Martedì, 02 Aprile 2013,
Nell'era dei social-channel, social-network, social card e via dicendo, è doveroso parlare del fenomeno architettonico del social housing e del riconoscimento del valore del social design. Proprio in Umbria si vantano due primati importanti in materia: il progetto del Villaggio Matteotti a Terni dell'architetto Giancarlo De Carlo e il premio per il social design nato nella prima edizione della manifestazione perugina di Festarch ed assegnato al designer Paolo Ulian. Il social housing è definito dal suo comitato di coordinamento europeo come "un insieme di alloggi e servizi, di azioni e strumenti per un'utenza che non riesce a soddisfare il proprio bisogno abitativo sul mercato, per ragioni economiche o per assenza di un'offerta adeguata; un insieme che favorisca la formazione di un contesto abitativo e sociale dignitoso, al fine di rafforzare la propria condizione abitativa e sociale". Quello del social housing è un fenomeno ormai già diffuso su scala europea, soprattutto in Olanda e Gran Bretagna, che si espande a partire dai primi anni '90. In Italia, invece, ha attecchito con maggiore difficoltà dovuta in gran parte alla tendenza delle famiglie italiane all'acquisto dei propri beni immobili. Ma è negli anni Settanta, in un'area all'immediata periferia di Terni, che nasce l'idea del Nuovo Villaggio Matteotti, riconosciuto come il primo esempio italiano di programma costruttivo all'insegna dell'attiva "partecipazione" dell'utenza. Un gruppo qualificato di esperti urbanisti, architetti e sociologi, dopo aver incontrato e rilevato le effettive esigenze dei diretti interessati, propone ai futuri assegnatari delle case un catalogo con una gamma di possibili soluzioni (45 tipologie alternative). Il Nuovo Villaggio, che prevedeva 840 alloggi su una superficie di circa 20 ettari, dopo la realizzazione del primo lotto comprensivo di 240 appartamenti – causa l'onerosità del progetto – venne interrotto. La parte realizzata consta di quattro corpi di fabbrica, separati da percorrenze e circondati da verde pubblico attrezzato, con un quinto edificio di 4 piani, fuori schema e diversamente organizzato. Ogni alloggio è dotato di ampia terrazza e tetto-giardino, autorimessa al coperto e doppi servizi. A più di quaranta anni dal processo di partecipazione che diede origine al progetto di De Carlo, si possono riscontrare due posizioni critiche contrapposte nell'ambito delle valutazioni: la prima valuta l'opera positivamente, essenzialmente per il processo che l'ha generata, la seconda la ritiene deludente, riconoscendone i valori architettonici ma attribuendoli solamente all'estro del progettista. Il vero interesse, però, non è quello di determinare a chi possano essere attribuiti i valori intrinseci del progetto, quanto piuttosto quello di comprendere in che misura questa esperienza, comunque unica in Italia, abbia avuto dei risvolti positivi dal punto di vista sociale creando "spazi significativi" per coloro i quali li avrebbero abitati.

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