• Dal Canada con furore

    Lunedì, 10 Dicembre 2012,
     
    Testa bassa, sguardo furtivo ed imbarazzato, entrai in casa e passai a mia madre la letterina che mi mandava la maestra della scuola. "...Arianna ha mentito oggi in classe, fingendo di essere italiana, durante un'attività in favore del multi-culturalismo". Avevo 9 anni appena e sulla cartina del mondo appesa alla grande parete della mia classe avevo attaccato una spilla con il mio nome sopra l'Italia. Avrei dovuto segnare Vancouver, Canada – come avevano già fatto altri miei compagni. La mia città mi sembrava noiosa e troppo vicina e così cominciai a guardare al resto del mondo. La cartina mi si aprì davanti, pullulando di nomi esotici: vidi spille su Città del Messico, sopra Sarajevo, ce n'erano perfino 5 che bucavano le Filippine! Io morivo dall'invidia, anche io volevo venire da qualche posto lontano. Lontana dai noiosi mirtilli, dalle conifere ombrose e dal solito sciroppo d'acero. Allora misi il mio spillo sopra lo stivalone. L'Italia non mi era poi così sconosciuta: da lì sapevo che veniva la befana, mio zio Joey... ed ora anch'io. Quel giorno "scontai" una punizione di qualche ora interminabile in camera mia senza televisione né fumetti. Ora sorrido con l'ironia che ci permettiamo di sentire da adulti, perché se la lezione quel giorno doveva essere una, divenne una chiarissima manifestazione dei poteri chiaroveggenti dei bambini. All'età di 17 anni, sono partita da Vancouver su un aereo diretto a Roma. Avevo accettato di lavorare due mesi d'estate come ragazza alla pari a Perugia. Ma nel vorticoso e meraviglioso mistero che è il passare del tempo, sono passati 10 anni e mi trovo ancora qui. Mi sono laureata all'università di Perugia, ho un lavoro, un nuovo passaporto, un marito, e un gatto - tutti 100% made in Italy. Ho chiaramente la cartina del Canada sulla parete in cucina, con qualche schizzo di sugo sopra città di Vancouver.

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