Venezia. Al via la 18° Biennale di Architettura, che dal 20 maggio proseguirà fino al 26 novembre.
Con il titolo “The Laboratory of the Future”, curata da Lesley Lokko, la mostra internazionale si concentra su tematiche urgenti come la decarbonizzazione, la decolonizzazione e l’inclusività, esplorando il ruolo dell’architettura nell’affrontare il cambiamento climatico e le disuguaglianze sociali e culturali.
Architettura al centro del cambiamento
Con un’impostazione che sfida le tradizionali concezioni di architettura, la Biennale di quest’anno sottolinea l’importanza di un modello più sostenibile per la progettazione e la realizzazione degli allestimenti. La curatrice ha voluto puntare i riflettori su come l’architettura possa diventare una pratica inclusiva e collettiva, interrogandosi su ciò che significa essere un “agente di cambiamento” in un’epoca segnata dalla crisi climatica. Dopo aver raggiunto la neutralità carbonica nel 2022, la Biennale di Venezia continua a promuovere questo modello attraverso un impegno concreto a favore della sostenibilità.
La Mostra coinvolge 64 partecipazioni nazionali e 89 partecipanti, con un forte accento sull’Africa e sulla sua diaspora. Lokko ha scelto di chiamare i partecipanti “practitioner” piuttosto che limitarli a titoli tradizionali come “architetti” o “urbanisti”, per sottolineare l’importanza di un approccio multidisciplinare che rispecchia le realtà complesse e ibride dei nostri tempi.
Spaziale: Ognuno appartiene a tutti gli altri – Il Padiglione Italia
Il Padiglione Italia, curato dal collettivo Fosbury Architecture, si intitola “Spaziale: Ognuno appartiene a tutti gli altri”. Il progetto è stato articolato in due fasi distinte ma collegate: la prima, “Spaziale presenta”, ha avuto luogo tra gennaio e aprile 2023 e ha visto l’attivazione di 9 interventi site-specific in diverse località italiane, nei territori di Taranto, Massa Lubrense, Trieste, Ripa Teatina, Montiferru, Librino, Belmonte Calabro, Prato e nella terraferma veneziana. Il tutto coinvolgendo le comunità locali in un dialogo diretto con l’architettura e l’ambiente circostante. Ogni intervento è stato pensato per riflettere sulle specificità culturali e sociali del territorio, mettendo in primo piano il concetto di architettura partecipata.
La seconda fase del progetto, che ha preso forma all’interno del Padiglione Italia, presenta una sintesi formale e teorica dei processi avviati nei 9 territori, creando una visione complessiva che riflette una diversa e originale immagine dell’architettura italiana nel contesto internazionale. Il progetto, infatti, esalta l’idea che l’architettura non sia solo un atto di costruzione, ma una pratica di ricerca collettiva, che nasce dal lavoro collaborativo con le comunità. Questa visione sfida l’idea tradizionale di architetto-autore, proponendo un approccio più inclusivo e dinamico, dove lo spazio non è solo un luogo fisico, ma anche simbolico e astratto, un “territorio delle possibilità” che collega passato e futuro, conoscenza e innovazione.
Un mosaico globale di idee e progetti
Le partecipazioni nazionali si concentrano su temi di grande rilevanza, esplorando tematiche legate alla sostenibilità, alla giustizia sociale, e al futuro del nostro ambiente. Ogni padiglione propone un’importante visione, che parte da riflessioni storiche per proiettarsi in un futuro più consapevole e responsabile.
Il Belgio, per esempio, indaga il rapporto tra architettura e risorse naturali, proponendo soluzioni innovative che utilizzano materiali provenienti da organismi viventi. Questa ricerca apre nuove strade per l’architettura del futuro, in cui il costruire e il proteggere l’ambiente non sono contrapposti, ma possono coesistere in un equilibrio sostenibile.
La Spagna affronta un tema centrale della nostra epoca: la sicurezza alimentare. Con il progetto Foodscapes, esplora i sistemi alimentari e le architetture che li supportano, proponendo modelli più sostenibili in grado di nutrire l’umanità senza danneggiare il pianeta. Un invito a ripensare il nostro rapporto con il cibo e l’ambiente che ci circonda.
Il padiglione della Gran Bretagna porta in primo piano le pratiche quotidiane delle comunità diasporiche, sottolineando l’importanza dei rituali come strumenti per connettersi con la terra e affermare un’identità culturale che, attraverso la cucina, il gioco e la danza, contribuisce a ridisegnare l’architettura come atto di sperimentazione e collaborazione.
Anche la Germania riflette sulla sostenibilità, ma lo fa con un focus sulle disuguaglianze sociali. Sottolinea che la sostenibilità ecologica non può essere separata dalla giustizia sociale e che solo affrontando entrambe le questioni insieme possiamo costruire un futuro veramente equo e sostenibile.
Il padiglione dell’Ucraina, con il progetto “Before the Future” affronta la rinascita dei luoghi abbandonati. In un momento storico segnato da conflitti e difficoltà, l’Ucraina ci invita a riflettere sul potenziale di questi spazi vuoti, che possono diventare simboli di speranza e riscatto, e su come possiamo trasformarli in luoghi vitali per le generazioni future.
Guardando oltre l’Europa, l’Australia esplora la decolonizzazione e la decarbonizzazione, mettendo in luce l’eredità coloniale che ancora segna il continente. Questo invito alla riflessione storica ci spinge a pensare a come il paese possa superare le sue radici coloniali per costruire un futuro ecologicamente e socialmente più giusto.
L’Argentina, con il suo focus sull’acqua, ci offre una riflessione sul futuro di questa risorsa fondamentale. In un contesto di crescente scarsità e crisi idrica, il padiglione argentino promuove un uso più consapevole e responsabile dell’acqua, sensibilizzando sul ruolo cruciale che essa gioca nel nostro sviluppo e nella nostra sopravvivenza.
Il padiglione della Georgia affronta invece la questione dell’acqua da un punto di vista simbolico, concentrandosi sui serbatoi e sul loro impatto nel corso delle trasformazioni politiche e climatiche. La Georgia ci invita a riflettere su come la nostra impronta sull’ambiente sia temporanea e su come questi luoghi, un tempo pieni, possano evolversi nel futuro, portando con sé tracce di cambiamenti profondi.
Il Brasile propone una visione globale della Terra come casa comune, un luogo di vita non solo per gli esseri umani ma per tutte le forme di vita. Guardando al passato e al patrimonio naturale, il padiglione brasiliano ci invita a riflettere sul nostro rapporto con l’ambiente, proponendo una visione cosmica e universale dell’architettura come atto di cura e di rispetto per la Terra.
Un futuro di sostenibilità e inclusività
La Biennale di Architettura 2023 si configura così come un’opportunità per ripensare radicalmente il ruolo dell’architettura nel mondo contemporaneo. Le tematiche trattate e le soluzioni proposte dai vari partecipanti non solo affrontano le sfide ecologiche e sociali del nostro tempo, ma invitano a un futuro in cui l’architettura diventa uno strumento di cambiamento sociale e culturale. Come affermato dalla curatrice Lesley Lokko, questa edizione della Biennale è un laboratorio aperto, dove le idee ambiziose e creative sono chiamate a delineare un futuro più equo e ottimistico per tutti.
In un’epoca in cui il cambiamento è inevitabile e urgente, la Biennale di Architettura di Venezia offre uno spazio di riflessione e innovazione, dove il futuro dell’architettura si intreccia con il destino del nostro pianeta e delle sue comunità.


