Villa Necchi Campiglio Milano per eventi feste e matrimoni

Domenica, 01 Febbraio 2015,
Villa Necchi Campiglio è una villa privata degli anni trenta situata in pieno centro a Milano in via Mozart 14. Realizzata dall'architetto Piero Portaluppi e successivamente ristrutturata da Tomaso Buzzi, è di proprietà della famiglia Necchi che ricordiamo per aver inventato la macchina per cucire. Nel 2001 la Villa è stata donata al FAI (Fondo Ambiente Italiano), una Fondazione che raccoglie un insieme di beni di alto valore storico, culturale, paesaggistico e naturalistico. Ci sono voluti diversi anni di restauro prima di ammirarla in tutta la sua bellezza. La Villa ospita la Collezione Alighiero ed Emilietta de' Micheli e, al piano terra, la Collezione Claudia Gian Ferrari di opere italiane nel XX secolo. Il piano terra è destinato a prestigiosa sede di rappresentanza, quello superiore adibito a zona notte e l'ampio sottotetto è riservato alle camere per la servitù. Il seminterrato ospitava, infine, i locali di servizio e deposito nonché quelli dedicati alle attività ricreative, la palestra, sale per proiezioni, spogliatoio e docce per la piscina. Alcune generose donazioni di opere abbelliscono oggi la Villa, come il Vaso di Fausto Melotti o il grande dipinto Monumento ai caduti in corsa di Felice Casorati. Durante la mia visita, mentre osservo tutti i dettagli e i minimi particolari, la mia attenzione è attirata da una signora assorta nei suoi pensieri. Mi avvicino e comincio a chiacchierare con lei, che mi illustra tutto con attenta cura, cosi' le chiedo se mi racconta la visita guidata non in modo standard, ma attraverso le sue emozioni e vibrazioni. Come ti chiami? Mi chiamo Patrizia Calabrese, sono una volontaria del FAI, Fondo Ambiente Italiano, e faccio la guida a Villa Necchi Campiglio a Milano, questa casa museo che fa parte dei beni del FAI, fondazione privata che si occupa della tutela del paesaggio e di beni storico e artistici dell'Italia. Come ti immagini la villa quando sei da sola? Sono da sola in sala da pranzo e guardo fuori dalla porta finestra, da cui posso vedere il giardino con la sua principale attrazione, la piscina. Cerco di immaginare il momento in cui il giardino era pieno di persone in costume da bagno, chi nuotava in piscina e chi prendeva il sole sulla sdraio.. momenti di relax dei padroni di casa piacevolmente trascorsi in allegria insieme ai loro amici. C'è silenzio. Improvvisamente il brusio, le voci che mi hanno fatto compagnia per il pomeriggio si sono interrotte. Sono le 18, ora di chiusura, i visitatori sono andati via e la Villa è tornata improvvisamente silenziosa. Il custode passa a chiudere una per una le decine di finestre, piano per piano le chiude delicatamente, con rispetto, in fondo hanno più di ottant'anni, per quanto ben portati... È un momento speciale. Mi piace girare per le stanze tornate deserte gustando questa atmosfera molto intima. Per noi volontari questa casa è un po' anche nostra, ne conosciamo ogni angolo eppure, nonostante tutto, c'è sempre qualcosa di nuovo da scoprire, e, come fosse una porcellana delicata, la vorremmo anche proteggere perché la sua bellezza e il suo fascino possano restare inalterati nel tempo. Ricordi qualche episodio in modo particolare? Ogni stanza, ogni angolo di questa casa eccezionale ha una storia, per noi volontari il privilegio di fare incontri unici, di arricchirci attraverso i visitatori che a volte si fermano a raccontarci le loro esperienze di vita. Come durante la mostra della stilista Jole Veneziani quando una signora, guardando una foto che ritraeva la stilista nel suo atelier, indicò "Quella ragazza con ago e filo in mano intenta a cucire sono io". Un momento del passato che rivive nel presente... Descrivimi le tue impressioni quando varchi il cancello della Villa? Entrando in Villa si ha la sensazione che sia ancora abitata, non sembra infatti di entrare in un museo quanto in una splendida casa piena di oggetti, di foto e di ricordi, dove aleggia il profumo dei fiori recisi, allestiti con maestria in un trionfo di petali e colore, che possiamo ammirare in alcune delle stanze. Continua.... Mi sposto intanto nel primo Office, la stanza di servizio dove le pietanze salivano dalle cucine situate al piano di sotto, attraverso il montavivande. Che genio questo Portaluppi, l'architetto che ha ideato, costruito e arredato in gran parte la Villa! Per evitare che il personale andando di fretta si potesse far male, ha arrotondato l'angolo del mobile che si trova sul loro passaggio! E che dire del copri calorifero! Grazie alla sua cura maniacale del dettaglio, con l'intento di nascondere alla vista il calorifero, ha studiato una maglia di ottone dal decoro unico: tante strisce di maglia tali da ispirare uno stilista che ne ha realizzato un vestito... Quello stesso vestito che un fotografo ha immortalato in una splendida foto con una modella che lo indossava mentre scendeva dallo scalone principale nella hall della Villa. Se posso, mi piace raccontare questo e altri piccoli aneddoti, d'altronde ce ne sono tanti come sono tanti gli architetti, gli stilisti, interior designer o semplici estimatori che hanno visitato o visitano la Villa per trarre spunto per le loro creazioni... Invece, la sala da pranzo insieme al fumoir descrivono meglio la trasformazione degli interni della Villa operati in particolare nel dopoguerra per mano di un secondo architetto, Tomaso Buzzi, che fu incaricato dalla famiglia di rinnovare alcune stanze secondo le nuove tendenze di quel periodo. Ma chi erano i Necchi Campiglio che vivevano nella Villa? La famiglia era composta da tre persone, la coppia Gigina e il marito Angelo Campiglio e la sorella di lei, Nedda, che non si sposò mai. Non erano di nobile lignaggio, ma erano molto ricchi e molto in vista nell'alta società lombarda, tra le loro amicizie potevano infatti annoverare Maria Gabriella di Savoia, e i reali di Spagna e di Bulgaria, solo per citarne alcuni. Da qui l'esigenza di essere sempre in linea con i dettami della moda e delle tendenze del momento e la loro casa certo non poteva essere da meno. Qual è la tua stanza preferita? Sono ora nella mia stanza preferita, la veranda o giardino d'inverno. Il giardino delle fate, il bosco incantato, un luogo fuori dalla dimensione spazio/tempo. L'ambiente che meglio esprime l'essenza della casa stessa, elemento di unione fra l'esterno e l'interno, grazie alla doppia finestratura che corre lungo due lati, cosicché il giardino sembra voler entrare di prepotenza in casa anziché rimanere confinato fuori... Le pareti color salvia, il divano di una tonalità più scura, i tre marmi ad intarsio appaiono come un Pantone dalle infinite sfumature...Dalle finestre di giorno si ammira il palazzo di fronte...in realtà se guardi attentamente è un'illusione ottica, il palazzo è un riflesso sul vetro. Le finestre sono chiuse, la cancellata all'ingresso sta salendo, le luci si spengono e la Villa torna al suo silenzio. Si è fatto tardi ormai, è ora di tornare a casa.

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