"Dante e Giotto. Dialogo e suggestione"

01.10.21 , Eventi , Collaboratore Riflesso

 

Il Museo "Amedeo Lia" della Spezia ospita, dal 2 ottobre al 19 dicembre, "Dante e Giotto. Dialogo e suggestione", a cura di Andrea Marmori e Francesca Giorgi. L'esposizione, promossa dal Comune della Spezia, si inserisce nelle celebrazioni dantesche, ponendo a confronto la produzione letteraria di Dante, a fondamento dello sviluppo della lingua e della cultura italiane, e i testi figurativi contemporanei, dove Giotto è il campione di una rivoluzione lenta ma dirompente che porta l'immagine a dire parole universali.

La mostra prende l'avvio da eccezionali documenti figurativi, provenienti da Firenze e Castefiorentino: la "Madonna con il Bambino" di Cimabue, con il più che probabile intervento del giovane Giotto, e il "Santo Stefano" eseguito da Giotto negli anni della piena maturità, tra il 1320 e il 1325, quando in contemporanea è attivo a illustrare le vicende di "San Francesco" nella Cappella Bardi a Santa Croce. A questi sono associati un considerevole nucleo di dipinti a fondo oro, la cui realizzazione si colloca negli anni della vicenda biografica dantesca e giottesca, provenienti dalla Collezione permanente, ad iniziare dal "Compianto" di Lippo di Benivieni, compiuto a Firenze allo scadere del XIII secolo, per giungere al malinconico "San Giovanni nel deserto" del più abile tra gli allievi di Giotto, il raffinato Bernardo Daddi.

E poi oggetti sontuari e pagine miniate che offrono la straordinaria occasione di comprendere quale riverbero abbia infatti avuto la rivoluzione giottesca, come ben dimostra il foglio di Pacino di Bonaguida, nel quale ricerca di naturalezza e vigore espressivo paiono debitori dei ritmi ampli e distesi della Cappella Peruzzi di Giotto. A rafforzamento ecco infine i materiali librari provenienti dalla Biblioteca Mazzini che attestano la fortuna editoriale dell'opera di Dante e lo sviluppo degli studi indefessamente dedicatigli, come ben illustra il manoscritto di Giovanni Sforza relativo alla presenza di Dante in Lunigiana, confermata, oltre che dalle molteplici citazioni nella "Commedia", da documenti spesso non più consultabili perché andati perduti, conosciuti solo grazie a queste puntuali quanto insostituibili registrazioni.

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