Comunicazione visiva e emergenze ambientali

La disciplina della rappresentazione per la conoscenza, la prevenzione e la gestione delle emergenze ambientali: il caso studio genovese

09.08.19 , Ambiente , Collaboratore Riflesso

 

Comunicazione visiva e emergenze ambientali

Genova, città dal territorio compresso tra il mare e la collina, fragile nella necessità di edificare sul confine del mare, del bosco, del corso d’acqua; ambiente amico per la sua natura di porto, per l’esposizione e il clima, ma soggetto a bruschi cambiamenti che, soprattutto negli ultimi decenni anche in conseguenza delle mutate condizioni climatiche, hanno spesso trasformato le potenzialità in minacce.

Di tutto ciò si è via via acquisita sempre maggiore consapevolezza, anche grazie ai dibattiti internazionali e alle conseguenti attivazioni di azioni contenitive, migliorative e, soprattutto, conoscitive dei fenomeni, proprio al fine di scongiurare ulteriori o nuove catastrofi, come avvenuto il 25 settembre del 2015 con l’obiettivo 13 della Conferenza delle Nazioni Unite per la diffusione della cultura sociale nell’ambito dei problemi causati dai cambiamenti climatici, che ha promosso azioni concrete e mirate allo scopo.

Proprio nel 2015 a Genova si ha l’ennesima alluvione e la città ricorda la lunga serie di catastrofi e vittime; e ancora nel 2015 l’Amministrazione Comunale decide di approfondire i rapporti intercorsi in altre occasioni con l’Università, e tra la locale Protezione Civile e il Dipartimento di Scienze per l’Architettura (oggi Dipartimento Architettura e Design) inizia una proficua collaborazione, che dura tutt’oggi. Lo scopo ambizioso è la formulazione a vari livelli di comunicazioni istituzionali che promuovano la conoscenza del rischio e delle buone pratiche per affrontarlo assieme all’emergenza e, quindi, che incoraggino comportamenti virtuosi, fino a configurarsi come vera e propria forma di prevenzione divulgata alla popolazione fin dalla giovanissima età.

Il gruppo di docenti impegnati (Maria Linda Falcidieno, Michela Mazzucchelli, Maria Elisabetta Ruggiero, Massimo Malagugini, Ruggero Torti) appartiene al settore disciplinare della rappresentazione che opera all’interno dei corsi di laurea del design e focalizza il metodo e gli strumenti da adottare, mentre la Protezione Civile (con la direzione di Francesca Bellenzier e la responsabilità di Gabriella Fontanesi con l'ausilio di Rossana Monti) si pone come interlocutore attivo nella formulazione delle richieste di contenuto; l’avvio è fin da subito sinergico e riporta alla mente la stagione italiana felice, se pur breve, della grafica di pubblica utilità, durante la quale i designer si collocavano al fianco delle istituzioni come consulenti, proprio per soddisfare le esigenze di quella che oggi ha preso i toni maggiormente generalisti di “comunicazione sociale”, in un continuo rapporto con gli utenti.

Il metodo deriva dai temi di ricerca che da tempo lo stesso gruppo di docenti affronta e che ha come focus la consapevolezza delle valenze del linguaggio visivo, sia inteso come vera e propria traduzione del testo in immagine, sia come supporto alla lettura per rendere più veloce e immediata la comprensione del messaggio; in tal senso, argomento trasversale e centrale della sperimentazione è il miglioramento della qualità della vita del singolo e della collettività, realizzato attraverso la conoscenza dei problemi e dei rischi a questi connessi, a vari livelli, da quello socio-culturale, a quello sanitario, fino al rischio ambientale, per promuovere il cambiamento comportamentale.

Gli strumenti sono naturalmente gli elaborati tipografici tradizionali (manifesti, opuscoli, cartoline…), ma anche le comunicazioni video e su supporti dinamici. Fondamentale l’utilizzo del web e delle forme di azioni collettive di comunicazione, così come le attività didascaliche rivolte prevalentemente alle scuole, qual è l’attività all’interno del Festival della Scienza, e quelle destinate alla popolazione, come è il caso del Festival di Protezione Civile.

Nel corso degli anni i temi si sono ovviamente modificati e ampliati; se in un primo momento l’interesse principale era quello di far conoscere e riconoscere la Protezione Civile e le sue attività, ben presto il mandato è divenuto quello di far comprendere alla popolazione quali fossero i rischi principali collegati agli eventi naturali dannosi possibili (essenzialmente l’alluvione, ma anche gli incendi, le frane, la neve, le mareggiate e il terremoto) e a quelli connessi alle attività antropiche (primi tra tutti i rischi derivati da attività industriali). Anche i messaggi hanno mutato natura, e se inizialmente erano visioni che ricordavano tragedie locali vissute (ad esempio le vittime dell’alluvione del 2011 travolte dall’acqua mentre cercavano rifugio all’interno di un edificio), ben presto hanno assunto i toni dell’illustrazione di quanto occorre fare in caso di allerta e emergenza, contenuti trasversali e esportabili in qualsiasi realtà urbanizzata. Lo storytelling, dunque, come medium per esemplificare comportamenti virtuosi e consapevoli per sé e per gli altri, attraverso informazioni a carattere generale.

L’ultima sfida, in atto, in sinergia anche con alcuni docenti del Dipartimento di Scienze della Formazione (Antonella Primi e Fabrizio Bracco), è la ricerca di forme visive mirate a differenti target che costituiscano un repertorio di immagini e video a disposizione degli insegnanti che, a partire dalle elementari e fino ai primi anni delle superiori, possano crescere generazioni di persone coscienti della realtà territoriale che li circonda e dei rischi a essa collegati, per indurre rispetto dell’intorno e consapevolezza delle reazioni che corrispondono a ogni azione antropica sul territorio.

Maria Linda Falcidieno e Maria Elisabetta Ruggiero

AMBIENTE ALTRI ARTICOLI

PRECEDENTI

PRECEDENTI

IN EVIDENZA

IN EVIDENZA

NUOVI

NUOVI