sezione arte riflesso magazine

L’immagine delle Forche a Vallo di Nera

Mercoledì, 15 Luglio 2015,
Arte,
Alcuni autori narrano che un ricco patrizio romano di nome Giovanni e la sua nobile moglie, non avendo figli, avessero deciso di offrire i loro beni alla Santa Vergine per la costruzione di una chiesa a lei dedicata. La Madonna apprezzò molto questa loro intenzione e nella notte tra il 4 e 5 agosto del 352 d.C. apparve loro in sogno indicando come luogo prescelto , quello dove la notte sarebbe accaduto un evento prodigioso. La mattina seguente – nel pieno dell’ estate romana - la cima dell’Esquilino apparve imbiancata di neve. Corse immediatamente il pio Giovanni da Papa Liberio per riferirgli il sogno e quanto accaduto. Con grande sorpresa di entrambi, il pontefice ammise di aver avuto lo stesso identico sogno. Venne tracciata nella neve ancora fresca la pianta di una basilica che ovviamente prese il nome di Basilica di Santa Maria della Neve ( o  Liberiana dal nome del papa o ad Nives per ricordare l’evento). Un secolo dopo, Sisto III°, 44° Papa (432 – 440) , noto soprattutto per aver approvato gli atti del Concilio di Efeso in cui il dibattito sulla natura umana e divina di Gesù si era trasformato in una discussione sul tema se Maria potesse essere chiamata” Madre di Gesù” in quanto uomo o “Madre di Cristo” in quanto uomo e Dio , a sancire che alla  Madonna spettava il titolo di  Theotokos (o Deipara o più semplicemente Madre di Dio) fece innalzare nel sito dove sorgeva l’antica Basilica di Santa Maria della Neve una basilica ancora più grande e splendida: quella universalmente nota come Santa Maria Maggiore. Ma se cambiò il nome non si perse mai il ricordo ed il culto per la  Madonna della Neve, che anzi andò sempre più affermandosi, al punto che tra il XV ed il XVIII secolo ci fu la massima diffusione delle chiese a lei dedicate. Non meno di 150 tra edifici grandi e piccoli disseminati su tutto il territorio nazionale. Uno di questi piccoli edifici, poco più grande di un’edicola di campagna si trova nei pressi del Borgo di Vallo di Nera (Perugia) non molto distante dalla cinta di mura dell’antico castello, lungo la mulattiera che collega il Paese al fondo valle del fiume Nera, immerso nel verde del bosco. In occasione delle Giornate Fai di primavera si è provveduto a rendere fruibile la visione anche dell’interno riccamente e totalmente affrescato da un pittore spoletino di cui  conosciamo appena il nome: Jacopo Zabolino, che fu attivo negli ultimi anni del XV secolo. Nella parete di fondo, e davanti ad un muro dipinto che fa da naturale  fondale alle pareti laterali, le figure di Maria ai cui lati, inginocchiati, si trovano un San Sebastiano ed un San Rocco che mostra il suo bubbone di peste. A denotare quasi con sicurezza l’uso propiziatorio dell’edificio nei confronti di una malattia che incuteva terrore e lutti tremendi. Sulle pareti, accanto a Madonne lattanti, si ergono  due figure simili  di San Giacomo Maggiore col suo bordone da pellegrino ed un San Pietro Martire di Verona, compatrono della vicina Spoleto e che in Valnerina veniva invocato come protettore dei raccolti , contro le grandinate ed altre calamità naturali. La volte a botte ospita per intero un Cristo Benedicente, circondato agli angoli dai quattro Evangelisti e dai loro simboli. Ma quello che più mi colpisce è l’affresco posto sopra lo stipite della porta centrale e che occupa la parte superiore della facciata: una Annunciazione raffigurata secondo un modello  iconografico di influsso francescano che presuppone oltre alla usuale Colomba dello Spirito Santo, un infante Gesù  immerso nel fascio di raggi che emana dal Dio Padre centrale. Tale modulo, che ebbe uno sviluppo soprattutto nella pittura dei paesi del Nord Europa, riflette l’idea secondo la quale Gesù non si era formato “ in utero”, ma era stato fatto discendere dal cielo (emissus coelitus) ed era entrato già formato nel ventre di Maria. Un modello che susciterà per molto tempo controversie e dibattiti, fino alla sua definitiva abolizione. Il concilio di Trento, associandosi alle proteste sollevate da un arcivescovo fiorentino farà sue le parole del teologo tedesco Molanus di Leuven,  che nella sua opera “De Historia sacrarum imaginum et picturarum,” bandirà le Annunciazioni in cui si vede “corpusculum quoddam humanum descendens inter radios ad uterum Beatissimae Virginis”.Non si può certamente, non cogliere la sottile ironia di trovare questo modello di Annunciazione in un edificio dedicato a Colei che mille anni prima, il Concilio di Efeso aveva sancito Madre di Cristo, vero Dio e soprattutto vero Uomo.

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