sezione arte riflesso magazine

Le illusioni del Bramante

Mercoledì, 15 Luglio 2015,
Arte,
Milano è una città che emoziona, confonde, sorprende e spesso illude. E di illusione la Chiesa di Santa Maria presso San Satiro ne ha da vendere. Eretta tra il 1476 e il 1482 con l’inglobamento del sacello altomedioevale dedicato a San Satiro (fratello di Sant’Ambrogio), il suo scopo è quello di custodire un’immagine ritenuta miracolosa: il dipinto della Madonna in trono col Bambino. La leggenda narra che nel 1242 il giovane Massazio da Vigonzone, un giovane con il vizio del gioco d'azzardo che aveva appena dilapidato gran parte del suo patrimonio, in preda all’ira sferrò una pugnalata al dipinto (che si trovava nella cappella altomedioevale), ma dalla tela, subito dopo, iniziò a sgorgare sangue vero. Massazio, folgorato dal segno divino, decise di prendere i voti. Oggi la chiesa voluta dal duca Gian Galeazzo Sforza (raffigurato insieme alla moglie, Bona di Savoia, nell’icona sull’altare) e fatta portare a termine da Ludovico il Moro, custodisce ancora il pugnale del giovane, ma al suo interno nasconde un altro tesoro, ben più sorprendente. Entrando dall’ingresso principale, quello delimitato da un cancello che si affaccia su Via Torino, ci si ritrova davanti al presbiterio del 1482 che, come il resto dell’edificio, porta la firma di Donato Bramante, uno dei più grandi architetti e pittori del Rinascimento italiano, nonché pupillo di Ludovico il Moro, signore di Milano. Ma basta fare pochi passi verso l’altare perché ci si renda conto di qualcosa di veramente insolito: l’abside, che dalla prospettiva dell’ingresso sembra essere profonda una decina di metri, in realtà occupa uno spazio di soli novantasette centimetri. Lo sfondamento illusorio della parete, in fondo alla quale è posto il dipinto della Madonna in trono col Bambino, è stato ottenuto da Bramante attraverso un sapiente uso degli stucchi e dei dipinti a trompe l’oeil. Ma quello di Bramante è stato solo un gioco di prestigio per lasciare tutti a bocca aperta o c’è dell’altro? In realtà la “finta abside” è una soluzione trovata dall’architetto rinascimentale al problema che è sorto quando la chiesa, all’atto della costruzione, si è vista negare i permessi per le dimensioni previste dal progetto a causa della presenza della strada retrostante, all’epoca molto trafficata e sede di congregazioni commerciali. Una volta usciti dalla chiesa non bisogna dimenticare di alzare lo sguardo verso il campanile romanico che, costruito nel IX secolo, è uno dei più antichi di Milano e uno dei pochi ancora ammirabili nelle sue forme originarie.

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