sezione arte riflesso magazine

Il Giotto che non ti aspetti: il diavolo tra le nuvole

Venerdì, 06 Gennaio 2012,
Arte,
Condotto ad Assisi dal maestro Cimabue, Giotto di Bondone (1267 – 1337), nel fervido cantiere della Basilica Superiore di S. Francesco, a contatto con le personalità più eminenti della pittura romana e senese, maturò le sue prime esperienze, manifestando apertamente il suo genio rivoluzionario. Il primo documento dell'arte matura di Giotto sono gli affreschi con le Storie di S. Francesco, compiuti già negli anni Novanta del Duecento che mostrano, nella loro successione cronologica (dal presbiterio verso l'ingresso sulla parete destra e dall'ingresso verso il presbiterio sulla sinistra), il graduale accostamento di Giotto al suo ideale artistico. Cennino Cennini nel suo Libro dell'arte, scritto in volgare all'inizio del XV secolo, scrive di Giotto: "rimutò l'arte del dipingere di greco in latino e ridusse al moderno". In questa breve frase si riassume tutta la novità del linguaggio formale di Giotto che fu capace di dare maggiore evidenza plastica a ogni singola figura, mediante un sapiente uso del chiaro-scuro, rappresentando uno spazio reale e concreto, concluso da sfondi architettonici o da paesaggi ancora in certa misura simbolici e astratti. Questa importante novità ha dato la possibilità all'artista di rappresentare le figure non più secondo gli schemi convenzionali, frontalmente o di profilo, ma libere di muoversi in ogni direzione, di presentarsi persino di spalle, soluzione inconcepibile nella pittura anteriore a Giotto. Un altro importante traguardo dell'arte giottesca, parzialmente raggiunto ad Assisi, è quello della rappresentazione prospettica dei corpi e degli oggetti anche se la sua prospettiva appare poeticamente intuita – i corpi visti in lontananza diventano più piccoli – anziché costruita su regole matematiche. Le scene affrescate nella Basilica Superiore di S. Francesco in cui si coglie maggiormente la novità del linguaggio figurativo di Giotto sono: il Presepio di Greccio (tredicesima scena), l'Accertamento delle stimmate (ventiduesima scena), la Morte del Cavaliere di Celano ( sedicesima scena) e la Predica innanzi a Onorio III (diciassettesima scena). Oggi è tornata al centro dell'interesse a livello mondiale la ventesima scena del ciclo pittorico, quella che rappresenta la Morte di S. Francesco. Ciò che per oltre settecento anni è sfuggito a milioni di persone non è sfuggito a Chiara Frugoni, una studiosa di Medioevo e della figura di S. Francesco: il profilo di un demone in mezzo alle nuvole. Che significato può avere l'immagine di un diavolo in una scena che rappresenta il Transito del beato Francesco? La Frugoni ha suggerito che potrebbe essere una rappresentazione dei demoni che nel Medioevo si pensava risiedessero nelle nuvole per ostacolare la salita al cielo delle anime. Che significato ha invece questa scoperta per la storia dell'arte? Sarà il tempo a dirlo, quello che è certo è che da oggi Giotto detiene un altro primato: è stato il primo artista a utilizzare le nuvole in forma plastica per nascondere un' immagine in un quadro, primato che prima d'ora spettava al Mantegna con il suo S. Sebastiano del 1460. Oggi più che mai è veritiero il modo di dire: "Il diavolo si nasconde nel dettaglio!".

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