Agnone: il paese dove nasce la voce degli angeli

Domenica, 05 Febbraio 2017,
Le sue origini sono antichissime e di difficile collocazione sia storica che geografica. La campana, oggetto divenuto nel tempo simbolo sacro del cristianesimo, era conosciuta dagli antichi Etruschi ma, al contempo, non mancano testimonianze del suo uso anche tra le popolazioni originarie di Cina ed India. In tale ambito il Molise occupa senz’altro un posto di rilievo assoluto: la Pontificia Fonderia Marinelli, sita nel cuore della splendida Agnone, è il centro di produzione più antico d’Italia e uno tra i più vecchi del mondo. Sono mille gli anni passati dalla prima campana gotica in bronzo fusa tra le mura di palazzo Marinelli, mille anni di tradizioni e segreti artistici tramandati di bocca in bocca, da padre in figlio lungo le generazioni che di questa sapiente arte hanno fatto il loro mestiere e la storia. “Nel cuore dell’Italia, nel Molise, si trova un paese dove nasce la voce degli angeli: è Agnone delle campane, dove da mille anni perdura l’arte della fusione dei bronzi sacri”: recita così l’epigrafe di presentazione della fonderia e forse non esistono parole migliori. Visitando gli ambienti, guardando i volti degli artigiani, scorgendo il segreto dell’arte che sgorga quasi improvvisamente dalle loro mani, sembra di tornare tutto d’un tratto nel medioevo. È probabile che campane di notevoli dimensioni si fondessero ad Agnone anche prima del 1200. Certo è invece che Nicodemo Marinelli, “Campanarus”, nel 1339 fuse una campana di circa 2 quintali per una chiesa del frusinate. Campane agnonesi di raffinatissima fattura, che vanno dal XIV secolo in poi, sono visibili inoltre non solo presso il Museo Marinelli, ma su molti campanili dai quali tutt’oggi espandono il loro suono. Una storia lunga un millennio che ha vissuto alti e bassi lungo il proprio cammino: dal 1924, anno in cui Sua Santità Pio XI concesse alla famiglia Marinelli il privilegio di fregiarsi dello stemma pontificio; passando per gli anni bui della seconda guerra mondiale quando l’attività fu sospesa e i bronzi vennero fusi per fabbricare armi; fino alla visita di papa Giovanni Paolo II nel 1995. Il lavoro della fonderia Marinelli vecchio ma sempre nuovo, prosegue inalterato nella tradizionale tecnica di produzione con la stessa identica passione che dura da ben diciotto secoli. Non è certamente possibile ascoltare il suono di queste opere d’arte attraverso le parole, ma bisogna respirare l’odore del bronzo fuso, calcare quella terra, toccare i bassorilievi che le adornano per capire il vero significato del loro suono angelico. Andrea Mastrangelo

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