Abbazia di San Galgano, dove coesistono storia e mito

Mercoledì, 13 Luglio 2016,
Collocata sulle morbide colline di Chiusdino, un borgo in provincia di Siena, l’ Abbazia di San Galgano, è un’imponente struttura gotica, risalente al 1218, ormai sconsacrata e in parte diroccata. Poco più lontano, sulla collina di Montesiepi, si trova una piccola cappella di forma circolare al cui interno si custodisce una delle "reliquie" più affascinanti e misteriose dell'intera regione: la spada nella roccia di San Galgano. Infatti, proprio al centro della cappella circolare, dal pavimento in cotto sporge uno sperone di roccia, al cui interno è incastonata una spada cruciforme. Il tutto è contornato da alcuni affreschi del '300 che creano uno spettacolo a dir poco suggestivo, e il richiamo immediato al ciclo bretone di Re Artù e alla "spada nella roccia" fa pensare ad una somiglianza non casuale. La spada appartenne a Galgano Guidotti, un cavaliere coraggioso e dissoluto nato nel 1148 vicino Chiusdino e, nel mezzo del cammin di sua vita, decise di seguire la parola di Dio e di ritirarsi da eremita vicino al suo paese natale. Secondo la leggenda, una volta raggiunto il luogo, conficcò la spada nella roccia per usarla come croce per le sue preghiere.  La leggenda racconta che dopo la sua morte, centinaia di persone cercarono di estrarre e rubare la spada. La posizione defilata del complesso, rispetto alla strada provinciale che collega l’entroterra al litorale, consente al visitatore un avvicinamento progressivo: un susseguirsi di sensazioni alternate tra lo stupore e la curiosità.  Successivamente alla costruzione della Cappella fu ordinata l'edificazione di un vero e proprio monastero. L'Abbazia è quello che resta del monastero cistercense dedicato a San Galgano,  che raggiunse fino al XIV secolo, anche grazie al sostegno economico di Federico II, noto alchimista e ricercatore del Graal, una ricchezza ed un notorietà di un certo livello, arrivò ad essere oggetto di contesa tra il papato e la Repubblica di Siena.  Purtroppo dopo tanto splendore seguì una grande decadenza, che la vide riconvertirsi addirittura in magazzino di materiale edile ed il tetto di piombo, allora esistente, fu smantellato per produrre munizioni e trasformandola nel rudere che è adesso. Verso la fine dell'Ottocento l'interesse verso il monumento riprese. Si iniziò ad ipotizzare il restauro, si fece un rilievo delle strutture architettoniche e tutto l'edificio fu al centro di un corposo studio storico. Nonostante questo, o magari anche grazie a questo, mantiene oggi un'aura di unico mistero che inevitabilmente colpisce chiunque se ne avvicini. L’opera di manutenzione minimale rende San Galgano la location perfetta, connubio tra natura e storia, dove vengono ambientate manifestazioni teatrali e concerti molto suggestivi. Ilaria Vannini

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