Piazza Ducale a Vigevano, l’essenza tra ordine, misura e armonia

Mercoledì, 23 Marzo 2016,
La piazza in quanto tale ha un ruolo fondamentale per la città; in ogni diversa epoca la piazza ha infatti segnato un diverso ruolo di aggregazione dei cittadini, ma comunque un luogo per il popolo. Soprattutto in epoca Rinascimentale lo spazio viene accuratamente progettato a svolgere queste funzioni. Tra le piazze più belle d’Italia c’è la piazza Ducale di Vigevano, cuore della cittadina in provincia di Pavia, è forse il più tipico esempio di piazza rinascimentale, creata di getto sopra un piano prestabilito e con un tema architettonico rigidamente unitario.  Fu voluta nel 1494 da Ludovico il Moro come nobile ingresso al Castello, eletto a residenza estiva della corte Sforzesca, e si vuole che il progetto l’abbia dato Leonardo. È un vasto rettangolo lungo 134 metri e largo 48, tutto chiuso, cinto per tre lati da uniformi, bassi palazzetti a portici ad arcate su colonne, con un piano nobile di finestre a centina e un attico aperto da oculi, tutti rivestiti di una vivace decorazione pittorica, ripristinata a principio del secolo su tracce antiche. Dietro il lato Sud della piazza si leva imponente la torre del castello, a più piani rientranti e merlati dovuta al Bramante; è l'unica nota verticale tra così accentuato predominio di basse, sfuggenti linee orizzontali. Sul lato orientale fa da sfondo il Duomo, la cui seicentesca facciata, con un senso della scenografia tutto barocco, si espande incurvandosi per l'intera larghezza della piazza. L'effetto che ne viene è quello di arginarne il flusso della spazialità che le affluisce sul ritmo della lunga teoria dei portici, i quali scorrono con uguale passo,senza concedere una pausa, un varco alla loro bella continuità. La pavimentazione della piazza con ciottoli e lastre di serizzo risale alla metà dell'Ottocento, quando viene sostituita anche la pavimentazione dei portici, originariamente in mattoni a spina di pesce, con quella attuale. La pavimentazione di ciottoli è percorsa da guide che indicano gli sbocchi delle vie confluenti nascosti dai portici dei palazzetti. Ordine, misura e armonia determinano l’incanto di questo incomparabile ambiente, così tipicamente lombardo, così fatto su misura umana, privo di retorica, di spettacolare monumentalità, come si conveniva, del resto, alle funzioni di cortile d'ingresso a una residenza di campagna, attribuitagli in origine dal suo ideatore. Oggi esso si mostra non meno consono allo spirito e alla vita di una cittadina di provincia, di cui a giusto titolo costituisce l’orgoglio, e che ne ha fatto il suo salotto, il suo ritrovo, il teatro dei riti della sua vita quotidiana, dei suoi ozi e delle sue piccole vanità, come se ne conviene per una cultura  ricca e fervida.

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