L’agricoltura biologica in Umbria

Lunedì, 01 Ottobre 2012,
L'argomento è di moda. Se ne parla molto e non sempre a ragion veduta, ricorrendo spesso a stereotipi ideologici piuttosto che a valutazioni di carattere strettamente scientifico. Ci riferiamo all'agricoltura biologica, con particolare riguardo alla nostra realtà regionale. La definizione che ne viene data dagli "addetti ai lavori" ufficiali è la seguente: "L'agricoltura biologica è un metodo di produzione agricola (vegetale e animale) rispettoso dell'ambiente e prevede la coltivazione di piante, l'allevamento di animali e l'acquacoltura senza l'uso di prodotti chimici di sintesi (fitofarmaci, diserbanti, medicinali ecc.) e di organismi geneticamente modificati". La Regione Umbria eroga contributi alle aziende agricole che introducono o mantengono il metodo di produzione biologico attraverso fondi erogati ad hoc dalla Comunità Europea, sulla base del PSR (Piano di Sviluppo Rurale per l'Umbria 2007-2013) elaborato dalla Regione stessa. Le associazioni di produttori biologici riconosciute possono usufruire, per le proprie spese di funzionamento, delle agevolazioni previste dalla L.R. n. 39/1995. Vengono concessi, inoltre, finanziamenti nazionali in attuazione del Programma di azione nazionale per l'agricoltura biologica, per interventi di promozione e informazione al consumatore. Il Regolamento comunitario n. 834/2007 definisce le seguenti norme tecniche che l'agricoltore o il trasformatore devono seguire per poter produrre, trasformare e commercializzare le proprie produzioni come biologiche: nutrire il terreno affinché sia in grado, da solo, attraverso gli esseri viventi che lo popolano, di fornire alle colture i necessari elementi nutritivi; incrementare la fertilità del terreno da un punto di vista chimico, fisico e biologico con l'apporto di sostanze organiche e lavorazioni che garantiscano la conservazione dello stato iniziale; l'uso della rotazione colturale, l'impianto di siepi e alberature; l'impiego di varietà vegetali e razze animali adeguate all'ambiente. La difesa delle piante dai parassiti viene assicurata solamente con preparati vegetali, minerali e animali non tossici e/o con l'utilizzo di insetti predatori. Gli animali vengono nutriti con prodotti vegetali ottenuti da agricoltura biologica, evitando tecniche di forzatura della crescita e metodi industriali di gestione dell'allevamento, mirando nel contempo al loro benessere. La cura delle malattie è basata essenzialmente sull'impiego di prodotti fitoterapici e omeopatici.. Non è consentito utilizzare organismi geneticamente modificati (OGM) né per l'alimentazione del bestiame né per le produzioni vegetali. Il Regolamento (CE) n. 834/2007, oltre a definire le norme dettagliate in materia, ha previsto, a garanzia dei consumatori, un regime di controllo al quale i produttori, i trasformatori e i rivenditori devono obbligatoriamente essere assoggettati. Vediamo il rovescio della medaglia: il mancato uso di prodotti chimici volti a uccidere gli insetti e le muffe che potrebbero infestare le coltivazioni determina un rischio di perdita produttiva che implica la necessità di una maggiore superficie da coltivare rispetto all'agricoltura tradizionale. Un aspetto che mal si concilia con la crescita demografica e la mancanza di spazio. La presenza degli infestanti è rischiosa per tutta la vita del prodotto. Le micotossine prodotte da alcuni funghi, tra cui le muffe che possono infestare le coltivazioni, possono trovarsi nel prodotto finito in quantità più elevata rispetto ai prodotti convenzionali. La deperibilità dei prodotti biologici, inoltre, è maggiore: un alimento come la farina, ad esempio, è più soggetto alla contaminazione da parte di insetti quando proviene da agricoltura biologica. E' opportuno rilevare che gli slogan pubblicitari che vantano la qualità superiore degli alimenti "biologici" sono ingannevoli e fuorvianti e, pertanto, proibiti per legge. Non esistono, infatti, dati statisticamente significativi che dimostrino tale assunto. L'intento ecologico della produzione biologica è senz'altro utilissimo in un ambiente sempre più provato dagli eccessi umani e industriali, ma, per essere veramente utile dovrebbe essere sostenibile sia dal punto di vista dei volumi (materia prima, terreni ecc.) che dei costi.

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