DESIGN e artigianato ECOSOSTENIBILE: il fronte del porto in legno riciclato

La Promenade di Brooklyn Heights nel film Manhattan di Woody Allen è solo un ricordo: il nascente Brooklyn Bridge Park, ad opera di Michael Van Valkenburgh Associates offrirà oltre alla vista mozzafiato di skyline, Statua della Libertà e tre ponti, due parchi, hotel, grattacieli, colline, e campi da calcio. Ma fino ad ora quello che del parco ha affascinato i newyorkesi sono le panchine. Installate su una collina che è stata creata con 140mila tonnellate di terra scavata per un tunnel della metropolitana, sono fatte di un legno che resisterà alle intemperie e all’uso per almeno 70 anni.
È reclaimed wood, legno “ridestinato”, e viene usato in misura crescente per pavimenti e banconi (da Gagosian Gallery al Brooklyn Bowl, da Roberta’s Pizzeria a Dumont Burger).
Il legno si trovava già in loco: costituiva le assi portanti di due magazzini frigoriferi degli anni ’40 per le merci in arrivo nel porto. La struttura interna era tutta di pinus palustris, che grazie all’alto contenuto di resina può essere resistente più del ferro (e ha pure proprietà antisettiche). Responsabile della metamorfosi in panchina è Hector Ducci che sostiene: “Il pino giallo dalla foglia lunga proviene da antiche foreste che ricoprivano nei secoli scorsi cinque stati del sud. Le proprietà di questo legno sono fantastiche per resistenza e durabilità, e il fatto che sia un’opzione eco-sostenibile e bella lo rendeva per noi una scelta obbligata”. Ducci ha tagliato e rifinito le assi delle 300 panchine in team con Joe Pepe di M. Fine Lumber, la compagnia che nel 1933 ha inaugurato il business negli USA. Dice Joe: “La vecchia New York è una miniera del prezioso materiale, tanto che gli eco-broker che vanno a caccia di palazzi da demolire parlano di una vera e propria foresta fantasma, Gotham Forest, che si erige nascosta, anima degli edifici più vecchi. Noi ci occupiamo di andarlo a prendere, ripulirlo, togliere i chiodi, e rivenderlo”. Chiosa Ducci: “Sono affascinato dall’idea del ‘costruire’, sia nel rapporto uomo-donna, che nel nostro modo di abitare il pianeta. Gli edifici rivelano il livello di consapevolezza dell’epoca”.