L’orto-giardino di Barbanera: un eden di delizie in una architettura del verde

Venerdì, 07 Giugno 2013,
Può l’armonia di un giardino sprigionare gli aromi di un orto? Se l’orto è la sintesi, il frutto di centinaia d’anni di consigli, esperimenti, di lune crescenti o calanti, di perizia tecnica e di passione, un orto può trasformarsi, come nelle fiabe, in un giardino di delizie. Cavolfiori insalate zucchine a comporre aiuole di gusto, e peri susini meli arrampicati su tralicci verdi dove è così semplice coglierne i frutti. Si apre davanti a noi il giardino dell’Eden intelligente, consapevole. 250 + 1 sono gli anni dalla prima volta, dai primi consigli su come seminare, piantare, potare, trattare e su dove collocare, mettere a dimora, sui venti, sul clima, sull’acqua che bagna, su tutto ciò che trasforma quel verde in un capolavoro di buona e bella conoscenza. Barbanera e il suo Lunario dalle mille illustrazioni colorate primitive vere e surreali per chi di verde non capiva niente e ancora astrologia, astronomia, pronosticazioni, chiare precise indicazioni che avvicinavano a quel mondo, e innamoravano per quella fascinazione della semplicità, che invece veniva da tanta conoscenza della natura, delle stagioni, degli astri, dell’uomo. Una filosofia del verde quei suoi consigli ancora oggi attuali, se si segue la regola della naturalità e della salubrità. L’orto è il primo che appare al visitatore, quasi storia cronologica del verde, orologio del tempo che lo vede nascere, verde per l’utile, prima che verde per il bello. Ma qui con la guida di Peter Curzon e la passione di Andrea Campi, questa esedra semi circolare parla di una strana bellezza come se il vento e la luce di comune accordo avessero deciso, e non l’uomo, cosa piantare e dove: tagete con zucche - che vivono meglio in simbiosi, spiega Maria Pia Fanciulli che ci accompagna in questo verde tour -, cavolfiori, fagioli, zucche e zucchine, agli e cipolle, pomodori e tenere insalatine sono accanto a dalie, tagete, cosmee, nasturzi, li abbracciano, uniti per bellezza e utilità, per colore e per il potere terapeutico dei fiori di allontanare agenti infestanti. Quel fiore col suo profumo protegge quell’ortaggio che a lui si affida. Uniti dalla conoscenza secondo criteri di consociazione in alcuni casi legata alla tipologia di terreno, all’esposizione o in funzione antiparassitaria, finiranno per stare insieme per affetto e consuetudine del luogo, per amicizia. Questo orto è il riflesso del cielo, e poiché studio chiama studio, ora si cercano e si piantano semi rari per vedere quel segreto che nascerà o alberi da frutto preziosi, quasi scomparsi, di cui si aspetta la resa. Bella l’architettura del verde persino nel colore della grande casa settecentesca, sede dell’ufficio stampa, editoria, sala ricevimento, sala convention, sale degli almanacchi storici, rari e preziosi, con l’arte illustrata dei “facitori di almanacchi”, pubblicazioni eredi delle summae medievali e precursori delle antologie, una cultura diffusa delle piazze, dei cantastorie, dei “racconta profacole”. Il vero giardino, lì accanto, ha le “stanze del verde” da raggiungere camminando sotto un pergolato di antichi vitigni: la stanza delle ortensie bianche, quella degli alberi nani, alberelli di fiaba di Alice nel paese delle meraviglie. Curiosa del verde, curiosa del mondo Andrea Campi segue passo-passo le sue creature e le sue bellezze, e le accresce con oggetti di ogni parte del globo, sempre legati a quel filo verde che accomuna la conoscenza della natura collegata a quella degli uomini. Una conoscenza vera e profonda se si sono scavallati i secoli rimanendo sempre attuali, sempre nelle case della gente, sempre appesi a quella parete da dove comodamente sbirciare ogni giorno per leggere una buona novella o capire cosa fare quel giorno nel campo, nel giardino, nell’orto. Un messaggio di serenità e di positività oggi attuale più che mai, il verde ristora la mente e il cuore,  è come un riappropriarsi del proprio io e della vita attorno. Michelle Obama gradirebbe molto un Almanacco o un Calendario Barbanera. Proviamo a mandargliene uno. Chissà, forse lo ha già.

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