Frida Kahlo non è solo un’artista: è un’icona. Il suo volto, con lo sguardo magnetico e le sopracciglia marcate, è ormai familiare quanto quello di Marilyn Monroe o Che Guevara. Eppure, a differenza di altri personaggi entrati nell’immaginario collettivo per un’opera o un gesto, Frida ha fatto di sé stessa, della sua vita e della sua immagine, l’opera più potente. Una mostra fotografica inedita, prodotta da Navigare Mostre, racconta questo processo di trasformazione e svela la donna dietro il mito e il mito dentro la donna.
La mostra “Attraverso i miei occhi: Frida Kahlo e la costruzione del mito” curata da Vittoria Mainoldi, di scena in MyOwnGallery al Superstudio Più a Milano dall’8 ottobre all’11 gennaio 2027, racconta proprio questa trasfigurazione. Non attraverso i suoi dipinti, ma tramite una straordinaria raccolta di fotografie realizzate da grandi maestri del Novecento: Edward Weston, Nickolas Muray, Imogen Cunningham, Lucienne Bloch, Toni Frissell, Julien Levy, Lola Álvarez Bravo, Bernard Silberstein, Gisèle Freund, Fritz Henle e Emmy Lou Packard.
Scatti che non si limitano a ritrarre il volto o il corpo segnato dalla sofferenza, ma restituiscono la forza di uno spirito ribelle, capace di trasformare il dolore in arte e di intrecciare la propria identità con le radici della cultura messicana.
Il percorso della mostra non è un viaggio biografico per immagini. È piuttosto un dialogo tra l’artista e la sua raffigurazione fotografica, un gioco di sguardi che rivela passioni, fragilità, contraddizioni. C’è lo sguardo intimo dell’amante Nickolas Muray, quello affettuoso dell’amica Lucienne Bloch, l’approccio iconografico di Bernard Silberstein, fino ai celebri ritratti di Gisèle Freund, che la immortalò nella quotidianità con Diego Rivera.