Sinfonia d'Autunno al Teatro Cucinelli

Lunedì, 08 Settembre 2014,
Al Teatro Cucinelli di Solomeo, venerdì 5 settembre alle 21, c'è stata la prima assoluta di "Sinfonia d'Autunno", l'opera teatrale scritta da Ingmar Bergman e diretto da Gabriele Lavia. Sarà di scena fino a sabato 13 settembre. Tra gli attori è presente una brillante Anna Maria Guarnieri, giunta ormai al suo sessantesimo anno di professione sulle scene teatrali. Non è la prima volta che la navigata attrice si confronta con un dramma di Bergman: in passato aveva interpretato "Scene da un matrimonio" e "Dopo una prova". Nella messinscena di Gabriele Lavia, la Guarneri veste i panni di Charlotte, madre di Eva e celebre pianista di musica classica. La figlia Eva, interpretata da Valeria Milillo, spesso è in conflitto con la madre; quest'ultima si è sempre identificata col proprio lavoro di musicista lasciando in secondo piano gli affetti familiari: a causa di ciò la giovane Eva ne ricerca ancora l'affetto. Le continue fughe della madre Charlotte hanno ferito profondamente l'infanzia di Eva e della sorella Helena, l'altra figlia, ormai invalida. Eva, malgrado l'età adulta, si trova in una condizione fragile poiché ha dovuto sopportare la morte del figlio di quattro anni. Il marito di lei, Viktor, interpretato da Danilo Nigrelli, ogni giorno si rifugia nella stanza del figlio morto. Le sue riflessioni nella solitudine di quella stanza lo aiutano a trovare un suo equilibrio e ad accettare gli altri. Il rancore di Eva, il senso di colpa di Charlotte sembrano irreversibili così come lo è l'infermità di Helena. Lo stesso Viktor, rinchiuso in quella camera, come in un esilio forzato, è inerme davanti ai drammi della vita. Una vita familiare tragicamente vissuta in solitudine assoluta. La continua ricerca d'amore di Eva da parte della madre è emblematica: la scena si apre e si chiude con lei che le scrive una lettera. La sceneggiatura del capolavoro di Bergman nacque per il teatro e nel 1978 divenne un film. In questa breve saga familiare, composta quando il drammaturgo stava attraversando un periodo di grave depressione, rancori e incomprensioni represse dominano la scena. Il drammaturgo svedese cerca di rappresentare quel sentimento bislacco a cui talvolta sono soggetti gli "artisti" che si espongono sul palcoscenico. Quella bizzarra sensazione di esclusione li porta ad "esporsi". Ma se i protagonisti sono Madri, Padri, Mariti o Mogli, l'instabilità familiare incombe. Bergman afferma che costoro sono condannati alla "Solitudine Assoluta", proprio come esige quest'epoca del Nichilismo compiuto.

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