Forum Internazionale del made in Italy: un trionfo annunciato

Mercoledì, 09 Aprile 2014,
Se la bellezza salverà il mondo (secondo quanto affermava Dostoevskij), e il made in Italy è un concentrato di bellezza, allora il made in Italy salverà il mondo. Ma senza avere ambizioni tanto velleitarie, in fondo ci accontenteremo che riesca a salvare l’Italia. Sì, perché il brand maggiormente rappresentativo del Bel Paese piace, tira e attira. Piace perché le eccellenze, la creatività e l’elevata qualità fanno breccia sugli amanti del bello; tira perché spinge l’economia italiana a crescere grazie ai dati positivi sulle esportazioni; e attira perché il numero di persone che vengono in Italia per scegliere ed acquistare i nostri prodotti made in Italy è in continua fase espansiva. Il Forum Internazionale del made in Italy organizzato a Montecarlo al Grimaldi Forum dall’Ambasciata d’Italia nel Principato di Monaco, con il supporto dei ministeri degli Affari esteri, dello Sviluppo economico e delle Politiche agricole e forestali e con il patronato del Presidente della Repubblica italiana e del Principe Alberto II, è stato il primo appuntamento di questo calibro a dare peso e rilievo al brand che più di tutti mette in mostra i nostri asset strategici e il nostro vero valore identitario. L’idea di mettere le gambe a una manifestazione che esaltasse l’Italia che funziona e che contribuisce in modo determinante a rifare il make-up a un Paese che all’estero viene ancora visto come irrigidito, inefficiente e spesso bizantino, è frutto di una brillante intuizione dell’Ambasciatore Antonio Morabito che ha deciso di creare a Montecarlo una piattaforma internazionale per l’affermazione del made in Italy e il suo ulteriore consolidamento sui mercati internazionali. Oggi, va da sé che il brand italiano riesce a collocarsi senza troppi ostacoli a livello globale, ma rimane ancora un’ampia fatta della popolazione mondiale che ha enormi capacità di acquisto, ma che ancora non riesce a indirizzarsi sui marchi italiani. Il country manager di Google Italia Fabio Vaccarono durante la conferenza ha esposta la sua ricetta. “Oggi le vecchie tradizioni commerciali non funzionano più. I nuovi orizzonti sono rappresentati da internet, l’e-commerce e quindi la distribuzione online. Investire sull’economia digitale ha un impatto moltiplicativa di crescita. Internet è un ecosistema e il margine di sviluppo per l’Italia (ancora poco incline all’uso di questo strumento) è notevole. Un altro concetto essenziale che è emerso in tutta la sua chiarezza è che oggi il modello di business va cambiato e aggiornato. La old economy fa fatica ad affermarsi sui mercati internazionali. Il mondo dell’imprenditoria italiana – costituita essenzialmente da pmi a conduzione familiare –, deve cominciare ad esternalizzare il management dell’azienda, affidandolo ad esperti del settore, capaci di organizzare, sviluppare e mettere a punto strategie per la conquista di nuovi mercati esteri. Altra importante nota messa in rilievo durante il Forum è stata la necessità di creare reti. “Diventare grandi per restare piccoli”: è questo lo slogan che ha attratto più consensi. Il concetto è molto semplice: autonomia a casa propria con aperture ad altre imprese non concorrenti (collocate anche in aree geograficamente distanti) finalizzata a una collaborazione per aprire nuovi fronti commerciali. “Sono ottimista – afferma il vice ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda – che la situazione economica del Paese migliori anche grazie al cambio di passo dell’attuale governo. Desidero soffermarmi sul concetto di diplomazia dell’attrazione dei capitali esteri. Vale a dire attrarre investimenti economico-finanziari per far crescere le aziende italiane. Il made in Italy deve significare produrre in Italia, mantenere la creatività e il core business in Italia, ma il management e la finanza possono essere anche stranieri”. Ma quando si parla di Italia e delle sue caratteristiche principali non si può prescindere dal considerare la cultura in tutte le sue molteplici declinazioni. “Il patrimonio culturale italiano – sostiene Emmanuele Emanuele (Presidente della Fondazione Roma) – è uno straordinario strumento di crescita economica, sociale e spirituale. Nel 2013 la filiera culturale italiana ha incassato 274 miliardi di euro (circa un quarto del Pil)”. Ma il margine di crescita è ancora elevato. “Il turismo, strettamente connesso con la cultura italiana è l’unico settore che registra crescite annue continuative del 5-6% – asserisce Renzo Iorio (Presidente di Federturismo Confindustria) – e può essere considerato la leva fondamentale per far crescere e vivere il Paese”. Giorgio Caire di Lauzet (Presidente Prima Classe Italia) insiste sul fatto che “il marketing deve essere uno strumento su cui puntare in modo più consistente. Utilizzare per esempio i nostri personaggi storici quali Michelangelo, Marconi e Raffaello potrebbe costituire un sistema unico e originale per promuovere le nostre bellezze e eccellenze. E allora ripensare il patrimonio culturale come “materia prima” per il rilancio del Paese dovrebbe rappresentare un karma per la nostra classe politica.

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