A Monaco va in porto una nautica sempre più evoluta, tecnologica e personalizzata. Dietro i grandi yacht c’è un mercato che guarda con crescente attenzione al refit, alla sostenibilità misurabile e all’esperienza
Il Monaco Yacht Show 2026 non è stato soltanto un appuntamento dedicato ai grandi yacht. È stato, soprattutto, un osservatorio privilegiato su come sta cambiando il mondo del superyacht.
Dal 23 al 26 settembre, Port Hercule ha riunito un’industria che continua a puntare verso dimensioni e livelli di personalizzazione sempre più elevati, ma che deve contemporaneamente fare i conti con tempi di costruzione lunghi, nuove esigenze ambientali, maggiore complessità tecnica e un mercato dell’usato e del refit sempre più strategico.
La 35ª edizione del MYS ha messo in mostra oltre 40 yacht di nuova consegna, insieme a una flotta molto più ampia di imbarcazioni già operative, brokerage, charter, refit e progetti provenienti da una filiera che comprende cantieri, designer, architetti navali, fornitori tecnologici e operatori specializzati. Un ecosistema nel quale il valore non si concentra più soltanto nel momento della costruzione, ma accompagna l’intero ciclo di vita dello yacht.
Una flotta che racconta il mercato
Sono stati 43 gli yacht di nuova consegna presenti nella flotta 2026 del MYS, con dimensioni comprese tra i 23,98 metri dell’Arcadia A80 e i 102 metri del Lürssen Nixie.
È una forbice che racconta bene la natura dello show: Monaco non è soltanto il luogo dei megayacht, ma una vetrina capace di rappresentare praticamente tutte le fasce del mercato contemporaneo.
Il cuore della flotta si è concentrato nella fascia tra 40 e 60 metri, dove si incontrano produzione semi-custom, prestazioni, comfort e una dimensione particolarmente interessante anche per il mercato charter. Qui si trovano, tra gli altri, il Benetti B.Now 50, il nuovo Riva 54 Metri, il Mangusta 165 REV, il Baglietto Fast50 e il T60, il Tankoa Singolare, il Mengi Yay Gray Wolf, il Majesty 145 di Gulf Craft e il Sirena Superyacht 42 Metre.
Ma la crescita dimensionale non riguarda soltanto i grandi yacht. Anche il segmento sotto i 30 metri si è presentato con numerose novità, dal Wallywhy200 alle nuove proposte Princess, fino all’Arcadia A80 e A96 e all’Arksen 85.
La presenza di quattro multiscafi, due dei quali di nuova consegna, e di sette yacht a vela conferma inoltre che il superyacht contemporaneo non segue un unico modello. La vela mantiene il proprio spazio, mentre il multihull consolida la propria presenza anche nella fascia alta del mercato.
Il fattore italiano
A Monaco, ancora una volta, il peso della cantieristica italiana è stato evidente.
Sanlorenzo, Azimut-Benetti e i marchi del Ferretti Group figurano tra i principali protagonisti della flotta. Secondo il Global Order Book 2026 i costruttori italiani rappresentano il 52% della produzione mondiale di superyacht in termini di progetti ordinati o in costruzione.
Non si tratta soltanto di numeri. Il sistema italiano è presente lungo tutta la filiera: grandi gruppi industriali, cantieri specializzati, designer, architetti navali, interior designer e fornitori tecnologici.
Un concetto emerso anche durante l’incontro dedicato all’eccellenza italiana organizzato alla Residenza italiana nel Principato, dove l’ambasciatrice d’Italia a Monaco, Manuela Ruosi, ha sintetizzato il ruolo della cantieristica nazionale nella capacità di mettere insieme «tecnologia e artigianalità, innovazione e tradizione, funzionalità e bellezza».
È proprio questa integrazione tra competenze differenti uno degli elementi che distingue il modello italiano nel mercato globale del superyacht.
Quando il nuovo non basta: il boom del refit
Uno dei segnali più interessanti arrivati da Monaco riguarda però ciò che succede dopo la consegna.
La presenza di numerosi yacht già in servizio, proposti da società di brokerage e charter, mostra un mercato nel quale compravendita, gestione, charter e refit sono ormai parte di un unico ciclo.
Dei 38 yacht confermati al momento della pubblicazione del programma e presentati da broker e società di charter, la lunghezza media era prossima ai 49 metri, con unità comprese tra 27 e 78 metri e anni di varo distribuiti su circa quattro decenni.
È una fotografia significativa: il mercato del superyacht non coincide con il nuovo.
Anzi, mentre i principali cantieri hanno portafogli ordini che spingono le consegne dei nuovi progetti verso il 2028 e oltre, il refit diventa una strada concreta per chi vuole entrare più rapidamente in possesso di uno yacht oppure aggiornare profondamente un’imbarcazione già esistente.
Non sorprende quindi che Informa Prestige abbia annunciato proprio a Monaco la nascita di The Future of Refit, evento dedicato esclusivamente a refit, refurbishment e modernizzazione, previsto al Grimaldi Forum dal 31 marzo al 2 aprile 2027.
Il settore viene stimato dagli organizzatori tra i 3 e i 5 miliardi di dollari l’anno, con una crescita annuale indicata tra il 6 e il 9%. Sono numeri che spiegano perché il refit stia uscendo dalla posizione di servizio complementare per diventare uno dei segmenti economici strutturali dello yachting.
Design: dal salone alla progettazione dell’esperienza
Un altro elemento evidente a Monaco è stata la crescente centralità del design.
Il MYS ha trasformato il precedente Yacht Design & Innovation Hub nella nuova Designer Gallery, riunendo in un unico spazio designer e studi internazionali.
L’obiettivo non è soltanto esporre progetti, ma avvicinare il pubblico ai professionisti che li concepiscono. Accanto alla galleria, la MYS Immersive Experience by VBH ha portato il progetto dello yacht in una dimensione virtuale, consentendo ai visitatori di entrare digitalmente negli ambienti e visualizzare soluzioni ancora lontane dalla fase realizzativa.
È un passaggio coerente con l’evoluzione del mercato: lo yacht non viene più percepito soltanto come un prodotto nautico, ma come un ambiente completamente personalizzato.
Materiali, illuminazione, arredi, tecnologia e persino profumi e paesaggio sonoro diventano parte di un’esperienza progettata nel dettaglio.
La presenza, all’interno del salone, anche di realtà dell’arte contemporanea come Opera Gallery — con opere di artisti quali Picasso, Chagall, Yves Klein, Manolo Valdés e Ron Arad — conferma questa progressiva sovrapposizione tra yachting, design, arte e lifestyle.
Sostenibilità: dalle dichiarazioni ai numeri
Se c’è un tema che nel 2026 sembra aver acquisito una dimensione più concreta, è quello della sostenibilità.
Il Monaco Yacht Show ha portato avanti il Blue Wake Programme in collaborazione con Water Revolution Foundation, con 60 espositori sottoposti a criteri ambientali nelle aree della riduzione delle emissioni, circolarità dei materiali, eco-design e innovazione, protezione degli ecosistemi marini e servizi per lo yacht.
Il dato più interessante non è soltanto la quantità di iniziative presentate, ma il tentativo di legare le dichiarazioni a misurazioni e verifiche.
Tra i premiati figurano Bespoke Projects, per un acrilico realizzato con monomero riciclato; Termodinamica, per un sistema HVAC marino a pompa di calore inverter; Amico & Co, per le soluzioni adottate nel proprio cantiere di refit di Genova; Tykun, per i tender in alluminio sottoposti a valutazione del ciclo di vita; e Marina Ibiza, per il ripristino delle praterie di Posidonia.
Il Blue Wake Special Prize è andato invece a Simena, 62 metri a vela di Ares Yachts, dotato di propulsione ibrida parallela, motori elettrici da 220 kW, batterie e capacità di rigenerazione durante la navigazione a vela.
Anche VPLP Design ha portato a Monaco un esempio particolarmente interessante con il progetto Wind Voyage e le vele rigide OceanWings, per le quali vengono indicati dati operativi relativi al risparmio di carburante.
Il passaggio importante, in questo caso, è culturale prima ancora che tecnologico: nel superyacht la sostenibilità cerca di diventare una questione di prestazioni misurabili, non soltanto di intenzioni.
Il futuro dello yacht passa anche dalla manutenzione
Questa evoluzione spiega anche la crescente attenzione verso tecnologie energetiche, gestione delle emissioni, trattamento dell’acqua e sistemi digitali.
Uno yacht contemporaneo è una macchina estremamente complessa e mantenerlo efficiente significa intervenire continuamente su sistemi, materiali, propulsione e gestione energetica.
Il refit, quindi, non riguarda più soltanto la sostituzione di arredi o il rinnovo degli interni. Può diventare un’occasione per trasformare profondamente il profilo operativo di un’imbarcazione.
È forse questo uno dei messaggi più interessanti arrivati da Monaco: il futuro del superyacht non si costruisce necessariamente sempre da zero. A volte passa dalla capacità di aggiornare ciò che già esiste.
Monaco come laboratorio dell’industria
In questo senso il Monaco Yacht Show 2026 è apparso meno come una semplice esposizione di oggetti straordinari e più come una fotografia dell’intera industria.
Da una parte ci sono i grandi yacht, le nuove consegne e la corsa verso dimensioni sempre maggiori. Dall’altra ci sono brokerage e charter, refit e modernizzazione, design, tecnologia, materiali, servizi e nuove forme di propulsione.
Anche il legame tra Monaco e la sostenibilità si è rafforzato con la rinnovata donazione di 55.000 euro del MYS alla Prince Albert II of Monaco Foundation, mentre durante la visita ufficiale del Principe Alberto II è stato presentato anche il Sea Index di Azimut-Benetti, strumento destinato a misurare e ridurre le emissioni di carbonio della flotta.
Nello stesso contesto è stato firmato un memorandum d’intesa per lo sviluppo del Red Sea Yacht Show, con l’obiettivo di contribuire a fare del Mar Rosso una destinazione internazionale dello yachting invernale.
Sono segnali che mostrano come il MYS non sia soltanto un appuntamento commerciale, ma anche un luogo nel quale si intrecciano industria, tecnologia, design, destinazioni e nuove strategie di sviluppo.
La vera novità è il sistema
Alla fine, più che un singolo yacht, una singola tecnologia o una singola tendenza, ciò che emerge da Monaco è la crescente integrazione del sistema.
Il cliente che arriva oggi al superyacht non entra semplicemente in un cantiere per ordinare una barca. Si confronta con designer, architetti navali, project manager, broker, società di gestione, esperti di refit, fornitori tecnologici, specialisti della sostenibilità e operatori del charter. Il Monaco Yacht Show li riunisce tutti nello stesso luogo.
Ed è probabilmente questa la sua funzione più significativa: non limitarsi a mostrare il presente del superyacht, ma mettere in relazione le competenze che ne stanno costruendo il futuro. Un futuro nel quale gli yacht saranno ancora simboli di lusso e di esclusività, ma dovranno essere anche più efficienti, più personalizzati, più longevi e sempre più accompagnati da dati capaci di dimostrare — e non soltanto dichiarare — le loro prestazioni.
A Monaco, nel 2026, questa trasformazione era già visibile.














