Design for rescue and disaster

Modelli e ispirazioni per le nuove generazioni

10.08.19 , Design , Giovanna Ramaccini

 

Design for rescue and disaster

Ogni fase o evento storico ha un termine che più di altri lo caratterizza e attorno al quale vengono prodotti studi e riflessioni. Tra i vocaboli maggiormente ricercati in rete negli ultimi anni figura in maniera piuttosto prevedibile la parola “terremoto”, che spesso affianca il sostantivo “emergenza”contribuendo ad accentuarne l’aspetto negativo. Tuttavia, a ben guardare, l’emergenza descrive un fenomeno di particolare rilevanza, indicando la presenza di qualcosa che risalta da una superficie uniforme. Laddove l’accezione più comunemente utilizzata sottolinea la presenza di difficoltà insormontabili, quest’ultima interpretazione introduce una sfumatura di opportunità, invitando all’azione e offrendo l’occasione di innovare. È questo lo spirito che ha pervaso l’attività svolta dal 21 al 25 maggio 2018 nell’ambito del workshop “Design for rescue and disaster. A challenge and opportunities for designers, architects and engineers” (realizzato grazie al supporto dell’azienda eugubina Tecla e con il coordinamento scientifico del professore Paolo Belardi) condotto dalla professoressa e designer israeliana Noemi Bitterman presso il Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale dell’Università degli Studi di Perugia, coinvolgendo 28 studenti selezionati tra gli iscritti ai Corsi di Laurea in Design e in Ingegneria edile-Architettura.

A partire dallo studio di cinque casi di calamità naturali (quali il terremoto, l’alluvione, l’incendio, la valanga e l’epidemia) ci si è interrogati rispetto al ruolo assunto dal design al fine di migliorare il benessere delle persone coinvolte e la capacità degli organismi chiamati al loro supporto. In questo senso il programma del laboratorio ha previsto che l’attività fosse integrata da incontri e dialoghi con gli enti direttamente coinvolti nei territori colpiti da catastrofi ambientali (quali la Protezione Civile, rappresentata dall’ingegnere Nicola Berni) e da lezioni dedicate. La maniera imprevista, inattesa e inaspettata con cui la situazione di emergenza si manifesta richiama la necessità di risposte tempestive basate su un’adeguata preparazione. L’alterazione improvvisa, anche se solo temporanea, dell’equilibrio prima esistente riferito agli aspetti mentali, sensoriali ed emotivi, nonché a funzioni fisiologiche, quali l’equilibrio termico, la mobilità, la respirazione, la mancanza di cibo, di acqua o di un riparo, si associano a specifiche richieste relative al supporto sociale e psicologico, alla sicurezza, alla protezione e alla comunicazione. L’individuazione dei cinque problemi specifici è stata sviluppata da altrettante proposte progettuali fondate su approcci sperimentali legati alla biomimesi. La lettura critica dei processi biologici della natura (caratterizzata da economia, semplicità ed esattezza dei mezzi impiegati) offre strumenti progettuali relativi alla forma, al materiale e alla funzione che sono stati elaborati attraverso l’introduzione di tecnologie avanzate. Così, ad esempio, il sistema di difesa adottato dal pesce palla ispira il concepimento di un dispositivo di sicurezzain caso di terremoto, dotato di un airbag in grado esplodere rapidamente proteggendo l’eventuale utente e, grazie all’integrazione con dispositivi tecnologici, consente di informare gli organi preposti al soccorso e di ricevere informazioni dall’esterno; la corazza dell’armadillo è lo spunto per un progetto di arredo urbano declinato in un sistema di pensiline collocate in corrispondenza delle fermate degli autobus che, dotate di appositi sensori, si chiudono su se stesse offrendo protezione in caso di alluvione; il fenomeno della bioluminescenza, tipico di alcuni organismi marini, suggerisce il disegno di una tuta da impiegare in caso di incendio, con l’obiettivo di garantire la protezione dalle fiamme e dal fumo nonché di consentire una fuga in sicurezza; il bucaneve, per la sua capacità di sopravvivere a basse temperature e di forare la crosta nevosa, conduce all’idea di una tuta dedicata agli sciatori some supporto in caso di valanghe; o ancora, il meccanismo che permette ai camaleonti di cambiare colore in modo da mimetizzarsi nell’ambiente circostante in situazioni di pericolo, orienta l’ideazione di una tuta intelligente destinata alla protezione dei medici e degli operatori sanitari che intervengono in caso di epidemie, segnalando il rischio di contagio.

Se da un lato l’emergenza implica la perdita della normale capacità di orientarsi e di orientare le azioni future, il progetto assume un ruolo necessario attraverso cui poter partecipare alla tutela e alla trasformazione della società.

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