L’artigianato del ferro battuto in Umbria In evidenza

Mercoledì, 01 Ottobre 2014,
L’artigianato del ferro battuto, diffuso in Umbria fin dal Medioevo, è una componente caratteristica della economia regionale. Testimonianze antiche e attuali sono riscontrabili ovunque, in edifici pubblici, case private e chiese. Le attività riguardanti l’utilizzo del ferro battuto costituiscono una sorta di memoria storica delle vicende storico-economiche che hanno interessato per secoli la nostra regione. Per cominciare occorre dire che la lavorazione del ferro battuto è una specializzazione artigianale tipica della civiltà contadina. La maggior parte della produzione, alle origini, era finalizzata all’esecuzione di utensili e attrezzi di lavoro, ma, quasi contestualmente, si realizzarono manufatti che arredavano suggestivamente le case di campagna. Ancora oggi dobbiamo osservare che molti agriturismi hanno ristrutturato antiche e fatiscenti abitazioni contadine, dove il ferro battuto costituisce un elemento essenziale dell’arredamento cui conferisce una coinvolgente atmosfera di calore antico. Nel tempo sono state realizzate opere di gran pregio: labari, alari, borchie, cancellate ed altri manufatti come figure di animali o umane, sono creazioni artistiche di un unico filone di eccellenza riscontrabile in Umbria da Città di Castello a Terni. Opere grandiose del passato si trovano all’interno del Duomo di Perugia, rappresentate dalle cancellate della Cappella del Gonfalone di S. Francesco e della Cappella dedicata a S. Bernardino. Botteghe attive si trovano a Gubbio che si caratterizza nella regione come il centro produttivo più vivace nella lavorazione del ferro. Accanto alle attività principali di produzione di inferriate, cancelli e insegne, si segnala la presenza di una fabbrica, nota per la riproduzione di armi e armature antiche. Ad Orvieto è possibile ancora trovare una varietà di oggetti di uso quotidiano realizzati in metallo nelle botteghe della città. Affonda le sue radici nel passato la produzione di ferri chirurgici realizzati dagli abili fabbri di Preci, in Valnerina, documentata sin dal Cinquecento. Diffusa in tutta Europa era la fama dei fabbri e dei chirurghi di Preci tanto che la città divenne meta privilegiata di regnanti e illustri personaggi bisognosi di cure. A Montone, città legata alle gesta d’armi della famiglia Fortebracci, permane viva la tradizione dei maestri forgiatori e della lavorazione del ferro a sbalzo. La vitalità e attualità di questa attività che a buon diritto si può definire “arte”, è tuttora attestata dalle numerose rievocazioni storiche e manifestazioni che hanno luogo annualmente in tantissimi centri umbri. Impossibile citarli tutti. Una considerazione si impone a questo punto: l’artigiano del ferro battuto produce oggetti unici di indubitabile valore artistico ma opera in una società “massificata”. Oggi vengono creati materiali tecnologicamente nuovi, sintetici, che consentono una radicale rivoluzione rispetto all’uso dei materiali tradizionali, in termini sia estetici che funzionali. Questo, però, non implica l’abbandono dell’uso del ferro battuto. Oggi c’è piuttosto una riscoperta di questa antica arte nella ristrutturazione degli edifici rurali, come si diceva, sempre più ambiti, quasi come uno “status symbol”, nelle famiglie abbienti e in tutte quelle realtà dove l’uomo ricerca uno stile di vita non omologato nell’anonimato della massa.

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