Rivoluzioni in una pausa caffè

Giovedì, 30 Marzo 2017,
Aprile per un designer, architetto o creativo non significa solo primavera. Come ogni anno prende luogo a Milano, uno dei più grandi ritrovi e musei diffusi a livello nazionale ed europeo: il Salone del Mobile. Per chi non l’ha mai visitato può rivelarsi un’esperienza davvero caotica. La metropoli offre, quasi per ogni quartiere, infiniti spaccati d’interpretazione allo stile e al Design, si trasforma in una grande esposizione di novità del campo, come una tentacolare manifestazione sulle rivoluzioni future. Si propongono materiali rielaborati, modi di fare innovativi e creativi. Parliamo di una settimana in cui l’agenda è piena fino alla sera, dove si fa di scelta estetica, virtù, preferendo ai tacchi a spillo delle più rassicuranti sneakers (magari di uno stilista giapponese ricercato). In questo clima frenetico perché non concederci una pausa caffè? Ce la prendiamo con due ospiti d’eccezione che sono protagoniste del campo: Moka Bialetti e 9090 Alessi. Quindi si parlava di rivoluzioni e design, vero? Sapete che i vostri inventori erano entrambi nonni di Alberto Alessi? Che curioso caso, vero? Una sintesi simpatica di com’è cambiata l’idea di pensare al caffè in Italia. Moka prende la parola, si vede che le piace chiacchierare ”Io sono stata una rivoluzionaria ai miei tempi, sai? Sono nata dalla mente di Alfonso Bialetti che mise a punto insieme a Luigi De Ponti, uno strumento molto più intuitivo della cuccumella. Grazie poi alla gestione del figlio Renato, la sua invenzione si diffuse a macchia d’olio nel primissimo dopoguerra con un successo inossidabile tutt’oggi indiscutibile. Esisteva già un metodo per fare il caffè in casa, la Napoletana, che faceva bene il suo lavoro, ma era davvero all’antica: il caffè con lei era davvero una pausa lenta, da prendersi e conquistarsi. Bisognava girarla, aspettare l’infusione… insomma non un metodo così immediato. Io invece, guardami! Sono figlia dell’ingegneria, dell’evoluzione industriale. Dei tempi più svelti dei lavoratori. Sono autonoma, mi prepari e faccio tutto il mio lavoro, non ho bisogno di assistenza. Tutto sta nella mia valvola che controlla la pressione dell’acqua (non per vantarmi ma la faccio arrivare a temperature molto più alte dei 100°della partenopea). Solo così mi permette di vaporizzare l’acqua e farla passare attraverso il caffè.”. 9090, punta nell’orgoglio, s’intromette «Anch’io l’ho ereditata, guarda che non mi scordo le mie origini, mi sono solo reinventata…tu sei troppo statica, troppo ottagonale… i tempi cambiano. Sì l’essenza, i pezzi sono gli stessi ma ci si deve fare belle per essere acquistate». Moka: “Io sono una sicurezza. Le mie forme sono inconfondibili. Cos’hai contro gli ottagoni? Se si pensa al caffè tutti, s’immaginano me (e non te) sul fuoco che borbotto”. 9090 «Però rappresenti anche la scelta popolare, l’iconografia POP... non è un male per carità ma sai, io miro a un pubblico più attento, che mi cerchi, che mi brami. Io rappresento lo stile, l’estetica. Negli anni 70 la rivoluzione si respirava ovunque, anche nell’azienda dell’Alessi che fino a quel momento non si era mai occupata di innovare grazie al Design. Richard Sapper mi ha progettata nel 79. Fu una delle prime collaborazioni che permisero di cambiare completamente volto e far entrare a pieno titolo il nome Alessi nel panorama di riferimento del Design internazionale. Sono stata la prima caffettiera Alessi, la prima a vincere il Compasso d’Oro, a entrare nella Permanent Design Collection del MOMA di New York, insomma ho fatto carriera. Oltre ad avere un prezzo pressoché analogo, comunico la qualità e soprattutto la possibilità di avere caratteristiche estetiche. Un oggetto domestico può anche essere bello, tanto da non sfigurare a tavola. » La moka ha una faccia pensierosa, quasi offesa. Ci pensa un po’, prende coraggio e ribatte: “Quindi vuoi dire che non merito di essere vista? Mi dovrei forse nascondere nel tinello? È vero che hai più stile di me, più portamento, ma la mia è quasi la condanna di avere un forte identità…tante versioni di me ma l’essenza non cambia. La mia iconografia è la stessa, l’ottagonale come dici tu… sono forse più spontanea, quotidiana, più amichevole di te...” 9090 si rende conto di essere stata troppo dura: «Moka cara, sai hai ragione. È bello averci entrambe perché il caffè deve essere un piacere, non una guerra. È bello sceglierci in base all’umore. La rivoluzione si può fare anche con qualche cucchiaino di zucchero in più». Greta Dalessandro

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