“Assisi reale e magica: da Riccardo Francalancia a Giorgio De Chirico”

Magia, misticismo e spiritualità accompagnano il passante che percorre affascinato i tortuosi viottoli medievali alla scoperta di quella vocazione culturale che rende unica la città di San Francesco

01.12.18 , Arte , Collaboratore Riflesso

 

“Assisi reale e magica: da Riccardo Francalancia a Giorgio De Chirico”

Luogo del mistero quotidiano e tempio della spiritualità occidentale, Assisi è nota, tra le città del Bel Paese, anche per il suo eccezionale patrimonio storico artistico. Qui la pittura conosce e sviluppa una lunga tradizione, il cui esordio è da collocarsi nel ciclo giottesco della Basilica, e che vede l’arte quale mezzo per esprimere i sentimenti e la magia della vita e dei paesaggi umbri. Magico, mistico e meraviglioso accompagnano il passante che percorre affascinato i tortuosi viottoli medievali e sono le stesse passioni che caratterizzano lo sguardo del pittore che ritrae questo mondo come sospeso in un attimo onirico. Occasione unica per conoscere l’Umbria attraverso tale prospettiva, reale e magica assieme, è la mostra “Una profondissima quiete. Francalancia e il ritorno alla figura tra De Chirico e Donghi”, che si terrà dal 18 maggio al 4 novembre nella rinnovata sede di Palazzo Bonacquisti di Assisi, sito nella centralissima Piazza del Comune. La mostra, voluta dalla Fondazione Cassa di risparmio di Perugia e organizzata dalla Fondazione CariPerugia Arte e curata da Beatrice Avanzi, Vittorio Sgarbi e Michele Dantini, espone 130 opere provenienti da musei, fondazioni, istituzioni bancarie e collezioni private, dipinte dai maestri della corrente del “realismo magico”: De Chirico (tra cui Cavalli in riva al mare, 1927-19289), Felice Casorati (tra cui Uova sul tappeto o Uova sulla scacchiera, 1940) e Filippo De Pisis, di scuola Romana, e ancora Antonio Donghi, Francesco Trombadori, Cagnaccio di San Pietro, e molti altri. Questi artisti, che tra gli anni Venti e Trenta del Novecento italiano aderiscono al clima europeo del “ritorno all’ordine” e dei “valori plastici”, enunciati nell’omonima rivista di Mario Broglio, vollero rappresentare i paesaggi e la realtà quotidiana in un mondo reale ma sospeso ed incantato, tangibile e al tempo stesso onirico. Reale e magico sono allora aggettivi che descrivono perfettamente quelli che sono i paesaggi dell’Umbria: emerge qui il talento di Riccardo Francalancia, assisano, che sviluppa una sua personale interpretazione influenzata dai luoghi in cui crebbe, un mondo incantato ed echeggiante il passato. Ben evidenti nelle sue tele sono le ispirazioni dei maestri del Tre e del Quattrocento e l’adesione al movimento: quadri che mostrano un mondo rigenerato, compatto, onirico e lirico. L’opera di questo artista, che è stata recentemente rivalutata in altre importanti mostre nazionali, viene ora esaltata dal collocamento delle sue nature morte, dei paesaggi, dei luoghi familiari e dei ritratti, tra quelle degli altri grandi esponenti del realismo magico, nate nell’atmosfera dei loro incontri al Caffè Aragno di Roma. Tra le sale quindi la personalissima interpretazione di Francalancia, non solo opere d’arte che, come disse De Chirico stesso, sono portatrici di “magia”, ma anche Assisi e l’Umbria, soggetti di molte delle tele esposte, come quelle di Amerigo Bartoli, Renato Paresce e Antonio Donghi. È in Paesaggio Umbro, olio su tela del 1927, che Francalancia ritrae le verdi colline e la profondissima quiete che ispirano la mostra e che emergono nei numerosi scorci di Assisi, come nelle nature e negli occhi dei personaggi. Una bella occasione per conoscere l’Umbria e la sua arte contemporanea, per capirne l’influenza a livello nazionale e per rendere omaggio ad una terra che dell’arte ha fatto da sempre una delle sue vocazioni culturali.

Elisa Laschi

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