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MILANO - MONTECARLO - MIAMI

EVOLUZIONE DELL’OLIVICOLTURA

La potatura  dell’olivo è sicuramente un intervento che guarda al miglioramento della vigoria e della produttività della pianta attraverso tagli eseguiti in modo razionale e sistematico. Da sempre gli olivicoltori hanno tentato di esaltare la  produzione di frutti abbattendo nello stesso tempo i costi della raccolta, sempre piuttosto elevati e che incidono sul prezzo finale del prodotto delle olive. L’esigenza era già apparsa agli inizi del ‘900, quando fu proposta la riforma degli olivi a vaso policonico, in sostituzione del vaso dicotonico, per una maggiore razionalizzazione e per riportare la pianta alle sue naturali condizioni di vita (Roventini 1936). Negli anni attorno al 1960 la  produzione di olio che si otteneva con i metodi tradizionali di coltivazione, non era più in grado di coprire il vertiginoso aumento dei costi  causati dal notevole impiego di manodopera richiesto a cui non faceva riscontro un proporzionale incremento del  prezzo dell’olio. Questo aveva favorito una  crisi del comparto con il conseguente abbandono di molti oliveti, specie di quelli posti in ambienti difficili da coltivare. Successivamente furono molteplici e varie le proposte di  studio per una intensificazione colturale che doveva tenere conto anche di migliori condizioni di allevamento e un maggiore rispetto dell’integrità della pianta. Anche perché i tentativi fatti con gli impianti tradizionali con la ristrutturazione degli oliveti come potature straordinarie o forti concimazioni, non si dimostrarono risolutivi. Secondo queste esigenze ad opera del Centro Studi per la Olivicoltura del CNR di Perugia nella figura del professore Giuseppe Fontanazza, si mise a punto un nuovo modello  basato su moderne tecnologie vivaistiche e di raccolta meccanizzata che ancora oggi trovano larga applicazione non solo in Umbria ma anche in altre regioni olivicole italiane ed estere. Nuovi sistemi di piantagione e allevamento dell’olivo finalizzati a una meccanizzazione integrale attraverso la realizzazione di diversi campi sperimentali  per arrivare alla definizione di un vero e proprio modello di oliveto intensivo. Il prof. Giuseppe Fontanazza fu uno dei primi studiosi dell’allevamento a monocono, siamo intorno agli anni ‘80 e  suoi primi esperimenti furono condotti nella piantagione di antichi olivi della zona  di san Girolamo (campo sperimentale n. 5) del frantoio di Giovanni Batta (G. Fontanazza  Olivicoltura alternativa, 1982). La novità era basata sull’incremento della densità di piantagione e sulla meccanizzazione della raccolta mediante vibratore del tronco, che avrebbe portato a un contenimento drastico dei costi di produzione, grazie alla riduzione di impiego  di manodopera, e il  tutto in perfetta sintonia con la qualità del prodotto (G. Fontanazza, 2007). Tra i pro e i contro di questo tipo di intervento, comunque risaltano i tratti positivi che rivelano che tutte le esperienze di potatura meccanica condotte in Italia con vari tipi di barre falcianti che intervengono al vertice, topping, e sulle pareti, hedging, di filari di olivi allevati ad asse verticale, monocono, descrivono forti incrementi produttivi, insieme a una frastica riduzione dei costi (Giametta e Zimbalatti, 1998; Fontanazza et al. 1998; Camerini et al. 1999; Lodolini et al. 2006). I vantaggi del monocono sono quelli di assecondare il naturale modo di vegetare delle cultivar a elevata densità di piantagione e di consentire la parziale meccanizzazione della  potatura e della raccolta meccanica, tenendo conto di seguire però sempre una  corretta applicazione della tecnica. La coltura olivicola intensiva attuale si avvale di nuovissimi impianti, di potature speciali  e di raccolte meccanizzate, dando origine a quei “filari di olivi”, anche nanizzati, (solo per alcune varietà) che influenzano in qualche modo anche i nostri paesaggi olivetati che regalano quella affascinate veduta delle nostre colline di una bellezza paesaggistica attraversata da quel verde argenteo di storia antica e perennità.

Marilena Badolato e Giuliana Spinelli Batta