La situazione non è buona, canterebbe Celentano che, per inciso, quando canta è sempre meglio di quando parla (o meglio, non parla). La situazione non è buona perché Perugia è diventata una città che attraversa i suoi giorni come una prostituta una strada senza marciapiedi (questa non è mia, ma di Cioran). Una città allo sbando che si muove a una velocitàche la rende immobile (e i tempi di percorrenza del Minimetrò ne sono soltanto una casuale metafora) e che non riesce a dare un senso al proprio passato né al proprio futuro.
Sicurezza è un termine abusato. Ma tremendamente attuale. Perché il vero abuso è quello che lacriminalità sta facendo della città. Dalle rapine in villa che si consumano in tragedia all’ultimo drammatico caso dello studente universitario trovato cadavere per overdose nel proprio appartamento. Mercati neri che si sovrappongono e si alimentano in un diabolico ma scientifico intreccio tra droga e prostituzione. Il male viene da lontano certo. Ma le risposte servono oggi. E continuo a non capire come mai io, che il centro lo bazzico, gli spacciatori ormai li riconosco uno per uno, sempre gli stessi nel tempo e nei luoghi con le loro sneaker nuove di pacca(tendenzialmente prediligono le Nike con le molle come i tronisti), mentre chi dovrebbe intervenire lascia che continuino indisturbati i loro loschi traffici. Se volete, gentili signori delle forze dell’ordine, sono a disposizione per indicarveli uno per uno. Via Ulisse Rocchi, per esempio, ormai è uno show room della droga a cielo aperto.
Eppure, nonostante l’aria sia intrisa da una mediocrità che avvelena la speranza, torniamo, in uno dei nostri sempre più rari slanci di ottimismo, a volgere lo sguardo verso il colore che della speranza è il simbolo: il verde. Se si esclude la benzina, certo.
E allora eccolo di nuovo qui, tra le vostre mani, un numero verde. Come ad aprile di un anno fa, interamente realizzato in carta riciclata. Pensato per valorizzare le eccellenze e le realtà greendi una regione che non a caso si è guadagnata il nick di cuore verde d’Italia. Almeno finché, a forza di avvelenarlo con episodi di cronaca nera, il cuore non collasserà.
Energie rinnovabili, città ecosostenbili, arte del recupero e del riuso, aziende bio. In questo panorama l’Umbria eccelle e lo stesso Minimetrò di cui sopra, pur scatenando reazioni allergiche a chi va di fretta, è una vera perla innalzata sull’altare della tutela dell’ambiente. Nelle pagine che seguono abbiamo cercato di raccontarvele. Quindi, buona lettura.
Chiudo facendomi qualche domanda. Mi chiedo per esempio perché gli Etruschi siano in mostra ad Asti che sarebbe come organizzare la settimana del Barolo a Montefalco; mi chiedo perché ituristi italiani quando vanno a Londra sentano l’esigenza di farsi una foto sulle strisce pedonalidi Abbey Road; mi chiedo se Andreotti quando parla in tv sia sottotitolato a pagina 666 di televideo, mi chiedo, nell’apprendere che saranno esentate dal pagamento dell’IMU le sedi dei partiti e le scuole della chiesa, quanto ancora dovremo subire le prepotenze di gente che ha la faccia come il culto; mi chiedo se esista qualcuno che in autostrada sia mai stato multato con il Tutor. E, soprattutto, continuo a chiedermi ossessivamente: ma perché la fermata dellaFerrovia Centrale Umbra del Percorso Verde si chiama Perugia-Università?
In attesa di risposte che non arriveranno mai, io resto qui a coltivar cipolle in una valle di lacrime.