PanBagnato: essere cuochi al tempo di Expo

Mercoledì, 20 Maggio 2015,
Andrea Vigna è l'ideatore di PanBagnato, food blog fotografico che cattura gli occhi e stuzzica l'appetito. Andrea è riuscito a trasformare la passione per la cucina nella sua professione e con il tempo ha allargato la sua visuale, dedicandosi a tutto ciò che è riconducibile al cibo e al nostro rapporto con questo. Come, quando e perché è nata l'idea di creare un suo blog di cucina? "Ho aperto il blog PanBagnato nel 2010, perché facendo il cuoco di professione volevo scrivere e trasmettere la mia idea di cucina. Attualmente sono un cuoco a domicilio, professione che trent'anni fa non sarebbe potuta sopravvivere, mentre oggi è una realtà diffusa, segnale che la cucina non è monodirezionale, ma si può trasmettere in modi diversi (web, tv, giornali, ecc.)". Ha organizzato lo scorso giugno , presso l'EXPO Gate, la Rassegna FOODAMI (cultura gastronomica per consumatori consapevoli): quanto è importante conoscere prima di mangiare? "La mia intenzione principale, da quando ho inaugurato il mio blog, è di non far replicare semplicemente delle ricette, come succede nella maggior parte dei siti, ma quella di raccontare cosa c'è all'interno del piatto. Ovviamente la scelta della materia prima è fondamentale. Nella gastronomia è possibile adattare e modificare gli ingredienti in base ai propri gusti. Cerco di far arrivare ai miei lettori le conoscenze e le tecniche di un prodotto, insomma le basi della cucina". Durante i suoi viaggi ha potuto assaporare nuove cucine, mescolare ingredienti insoliti, gustare nuovi sapori. Oggi è possibile farlo grazie a EXPO, passando da uno stand gastronomico a un altro: quale cucina consiglia di provare assolutamente? "A mio parere qualsiasi cucina deve essere assaggiata almeno una volta, perché la cucina di un popolo è impregnata della loro cultura. Consiglierei di provare la Cucina giapponese, perché in Italia è conosciuta solo in minima parte (sushi), mentre offre un varietà incredibile di piatti; la cucina dell'America Centrale (Messico e Guatemala), perché è molto creativa e fantasiosa, nonostante la materia prima sia limitata (pollo, fagioli, coriandolo, lime); la Cucina spagnola, perché è simile a quella italiana, ma è più estrosa e azzarda di più". L'entomofagia, ovvero la cucina a base di insetti, potrà essere testata dai visitatori di Expo. Il futuro è davvero insetto? "Il futuro lo si costruirà piano piano. Certamente l'insetto potrà rappresentare una fonte di proteine in sostituzione della carne animale, che porta a un elevato spreco di acqua e contribuisce all'inquinamento ambientale. Dobbiamo superare i limiti della nostra mente: mangiamo tranquillamente un gambero, ma un suo lontano parente ci spaventa tanto". Secondo lei conta di più la presentazione di un piatto o la sua sostanza o entrambi? "Direi che contano entrambe. La presentazione di un piatto è necessaria, perché è espressa nella lingua che tutti conoscono e comprendono, così come la sua estetica, intesa come semplicità e naturalezza del piatto. Dopo aver stuzzicato l'appetito con le parole, occorre però mettere in bocca qualcosa di altrettanto appetitoso, ma può succedere, purtroppo, che dopo una lodevole presentazione, il piatto non soddisfi le aspettative. Ovviamente, tra una cosa buona e una cosa bella preferirò sempre una cosa buona". La regola base della sua cucina... "Arrivare all'essenziale, togliendo tutto ciò che è superfluo. Per esempio se mangio una pasta "aglio olio e peperoncino" devo sentire la consistenza della pasta, percepire il sapore dell'aglio e la delicatezza dell'olio, insomma devo riuscire a distinguere tutti gli ingredienti. Alla base della mia cucina c'è la semplicità, la proporzione e l'eleganza". Quale eredità EXPO 2015 lascerà a coloro che lavorano nel settore della ristorazione? "Sono molto fiducioso, perché penso che l'EXPO sia un punto da cui ripartire, un incontro utile per capire di più cosa ci sarà domani, grazie al confronto con altre culture e modi di pensare. Un'occasione per conoscere ciò che adesso ignoriamo, per poter crescere e per andare incontro a una produzione e distribuzione alimentare più responsabile e meno dispendiosa". Sara Zoppi

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