L'Italia del calcio necessita di un nuovo modello

Venerdì, 25 Luglio 2014,
La Nazionale Italiana di calcio per la seconda volta consecutiva, dopo il 2010, fuori nella fase ai gironi. Slovacchia, Paraguay e Nuova Zelanda nel 2010 in Sudafrica, Uruguay, Inghilterra e Costa Rica nel 2014. Avversari certamente non impossibili, sulla carta, ma che si sono rivelati alla nostra portata anche sul campo. Cosa è mancato al calcio italiano rispetto ai mondiali tedeschi del 2006 o agli Europei del 2012? Sicuramente, rispetto al 2006 sono mancati talento e personalità da parte di molti singoli, mentre in confronto al 2012 è mancata la gestione oculata del gruppo che aveva portato Prandelli ed i suoi ragazzi ad un meritato secondo posto agli Europei. Il mister si è rivelato inadeguato dal punto di vista prettamente psicologico a gestire l'enorme pressione che il suo ruolo prevede, sia nell'avvicinamento che durante i mondiali. Le sue dimissioni dopo la sconfitta con l'Uruguay sono sembrate quasi un gesto per liberatorio al cospetto di tutto quello che si era venuto a creare. Non ha avuto il coraggio delle sue idee fino in fondo, quello forse è stato il più grande rammarico che dovrebbe avere e forse negli anni lo sarà. Ha ceduto alle pressioni della stampa e dell'opinione pubblica, cercando di accontentare i diversi "partiti" che sostenevano questo o quel giocatore, senza tener conto dei giocatori che erano stati importanti per conquistare, sul campo, la qualificazione al mondiale. Criscito, Giuseppe Rossi, Osvaldo, Gilardino, ma anche lo stesso Florenzi, hanno sempre fatto parte di un gruppo che alla fine sono stati costretti ad abbandonare, per far posto ad altri che, senza aver avuto modo di amalgamarsi coi compagni, non sono stati efficaci come lo sono stati nel proprio club. Parolo, Insigne, Immobile, lo stesso Cassano al centro del progetto fino agli Europei del 2012, poi non più considerato nelle qualificazioni mondiali e poi improvvisamente rispuntato fuori nell'immediata vigilia del mondiale stesso. Per quanto concerne lo stile di gioco, Prandelli è andato un po' in confusione. E direi anche inspiegabilmente, vista la chiara identità che aveva dato al gioco della nazionale fino a questo momento. Verratti, da giocatore la cui presenza tra i 23 era in forse, è diventato punto fermo di un centrocampo a 3 molto propenso al palleggio e poco propenso all'attacco degli spazi. Sugli esterni poi si è compiuto il vero "capolavoro", sintomatico della confusione che regnava nello staff di Prandelli. Non è stato convocato un vero esterno sinistro di ruolo, anche se il progetto prevedeva una difesa a 4 e due ali poco propense ad occupare la fascia, bensì più propense ad accentrarsi ed a cercare la via del gol (Marchisio e Candreva). Ma è il caso di parlare di fallimento della gestione Prandelli? E' il caso che egli stesso parli di fallimento? Secondo me assolutamente no. In Italia siamo abituati a valutare a caldo le situazioni, con poca memoria e con molte estremizzazioni, nel bene e nel male. Prandelli è vero, non ha raggiunto il miglior risultato possibile in questo 2014, date le risorse a disposizione, ma parliamo francamente: avrebbe potuto vincere? Assolutamente no, siamo onesti! Che cosa si potrebbe fare per tornare velocemente al vertice? Fare dei viaggi in nord Europa, in Belgio e nei Paesi Bassi e studiare i loro settori giovanili, cercando di riproporre quel tipo di modello di sviluppo, del ragazzo e del calciatore, che porta tantissimi delle nuove generazioni alla ribalta del calcio europeo, protagonisti fin da giovanissimi. In questo va applicata una politica che guardi lontano, non all'immediato. Al momento abbiamo difficoltà a schierare una difesa competitiva: naturalizzare Paletta, già schierato dalla nazionale argentina Under 20, è una soluzione? Perché non si è preso minimamente in considerazione un profilo come quello del romanista Romagnoli, che nell'ottima Roma di Garcia ha saputo fare sia il centrale difensivo che il terzino sinistro, con ottimi risultati? Con la Germania favorita per il titolo gioca titolare il giovanissimo Mustafi, della Sampdoria... perché non si sarebbe potuto dare spazio a questo ragazzo, per fargli fare esperienza? Paletta a parte, anche Abate ha dimostrato di non essere un giocatore in grado di reggere a questi livelli. Perché insistere con lui? Con quali prospettive? Nel 1982 vincemmo un mondiale con Beppe Bergomi 18enne tra i protagonisti. Avremmo potuto avere freschezza, grinta e voglia di emergere su tutti e due gli esterni, non solo con Darmian da una parte... A tal proposito, fa un po' male vedere il capitano della nazionale, Gianluigi Buffon, andare alla ricerca di facili consensi e gettare la croce addosso ai giovani. Come se una nazionale che non fa un tiro in porta su azione in 135' tra il secondo tempo del Costa Rica e tutto il match con l'Uruguay fosse colpa solo dei giovani. In uno sport di squadra si vince e si perde tutti insieme e quello che si vede sul campo è frutto del lavoro che si fa in allenamento e nello spogliatoio. Un lavoro tecnico, ma anche umano, fondamentale. Il primo a mettere in pratica questo principio dovrebbe essere un capitano, che dovrebbe parlare sempre di squadra e mai dei vari singoli, nel bene o nel male. Specialmente quando sei intervistato da giornalisti italiani. Dovrebbe cambiare anche l'approccio dei selezionatori per la scelta dei giocatori. La Serie A è cambiata molto nel corso degli anni, il livello medio di difficoltà del campionato si è abbassato, causa la crisi economica che sta attanagliando il nostro paese e va da sé che non tutti i migliori giocatori italiani giochino con le squadre di punta del nostro paese. Basti pensare alla prestazione di carattere, tecnica e personalità di Verratti contro l'Uruguay, lui che da due anni sta brillando e vincendo nel Paris Saint Germain delle stelle. Molti dei ragazzi protagonisti nel 2013 del brillante secondo posto dell'Under 21, dietro alla sola Spagna del fenomeno Thiago Alcantara, hanno trovato spazio all'estero. Donati, terzino del Bayer Leverkusen che ha debuttato quest'anno in Champions; Fausto Rossi, titolare nel centrocampo del Valladolid, nella Liga spagnola. Oltre ai giovani che emigrano, è necessario anche a rivalutare dei profili che da noi non erano riusciti a sfondare e che sono maturati ed esplosi altrove. Basti pensare al centravanti e capitano del Feyenoord, Graziano Pellè, autore di 50 gol in 57 presenze nell'ultimo biennio giocato nella Eredivise olandese. Avere un atteggiamento aperto mentalmente, non solo verso giocatori più conclamati e di richiamo mediatico, come Balotelli o anche Osvaldo, sempre convocati anche quando all'estero poco giocavano ed altrettanto poco segnavano, ma essere molto attenti a tutti i nostri talenti "esteri". Andrea Checcarelli

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