Animali (7)

Il riscaldamento della terra causato dall’inquinamento e dall’effetto serra è una chiara e presente minaccia per la nostra salute, la nostra economia e il nostro ambiente naturale. Esso determina lo scioglimento dei ghiacciai sia continentali che montani. Il fenomeno è visibile chiaramente sia al Polo Nord in Artide che nel continente Antartico dove il ghiaccio ha un importante compito nell’equilibrio climatico-ambientale del pianeta visto che ogni variazione della calotta ghiacciata (2km di spessore) si ripercuote sull’equilibrio termico planetario, sulla circolazione oceanica e atmosferica delle correnti nonché sul livello del mare che causerà la fine di molte città costiere in tutto il globo. Gli effetti insomma saranno devastanti. Lo scioglimento del terreno perennemente ghiacciato, minaccia anche la stessa catena alimentare poiché il cambiamento della composizione dei ghiacci ha effetti sul krill, formato da piccolissimi crostacei, che è alla base delle catene trofiche di gran parte degli organismi marini. Il ghiaccio è di vitale importanza anche per la sopravvivenza di tantissime specie, dalle enormi balene ai candidi orsi polari. Nell’Antartide la vita dei pinguini Adeleia, considerati “termometro” e bioindicatori della salute antartica, in quanto la loro sopravvivenza dipende dalla presenza di ghiaccio marino e dalle variazioni climatiche, sta diventando problematica. I cambiamenti climatici diminuiscono la quantità di cibo (krill) a disposizione e di terreno per la nidificazione e a causa del distaccamento dei ghiacci è sempre più pericoloso per loro andare alla ricerca di cibo in mare per sfamare se stessi e i piccoli. Essi devono quindi percorrere molte miglia per procurarsi il nutrimento, cosa molto ardua vista la loro lenta andatura. Il loro numero sta diminuendo drammaticamente e si prevede anche l’abbandono di molte delle aree tradizionali in cui vivono da sempre. In Artide, dove la situazione è peggiore, in Alaska e nelle acque dello stretto di Bering, i trichechi da diversi anni stanno subendo la riduzione delle masse ghiacciate. Essi non possono nuotare a lungo ma devono riposare e per farlo approfittano delle lastre di ghiaccio che galleggiano in superficie da dove cacciano molluschi e crostacei. Lo sciogliersi del ghiaccio marino li fa riversare  in massa sulle spiagge per cercare riposo e riparo dai predatori. Sempre più frequenti sono gli avvistamenti di numerosi trichechi sulle spiagge a partire dal 2007, il più recente nel 2014 sulla costa nord-ovest dell’Alaska  ne contava circa 35.000. Questi ammassi causano la morte sia degli adulti per la lotta per il cibo che dei cuccioli per schiacciamento. In Groenlandia le foche sono in serio pericolo per il riscaldamento del Nord Atlantico, che negli ultimi 30 anni ha ridotto la copertura invernale di ghiaccio del mare delle loro zone di riproduzione. Esse contano sul ghiaccio stabile del mare d’inverno come luogo sicuro per partorire ed allattare i piccoli fino a che possono nuotare e cacciare da soli. E a causa dello strato sottile di ghiaccio molti cuccioli muoiono. Ma l’animale simbolo della lotta ai cambiamenti climatici e al riscaldamento globale è il candido e gigante orso polare. Esso vive in un territorio molto ampio del circolo polare artico per lo più sconosciuto ed inesplorato, si nutre cacciando le foche che vengono in superficie per respirare attraverso i buchi nel ghiaccio. Mentre i maschi trascorrono tutto il tempo sul pack ghiacciato a cacciare foche, le femmine con i cuccioli, a causa dello scioglimento dei ghiacci rimangono bloccate su pezzi ghiacciati sempre più piccoli e con cibo insufficiente per crescerli ed evitare che muoiano. Si pensa che la riduzione dei ghiacci consumi il loro habitat naturale riducendone fortemente il numero fino a portare alla loro definitiva scomparsa a meno che come talvolta accade non siano in grado di ricorrere a fonti alimentari alternative. È evidente come lo scioglimento dei ghiacciai sia un aspetto da non sottovalutare e su cui studiosi ed esperti puntano ormai da tempo l’attenzione: forse è il caso di iniziare a dar loro ascolto per salvare la vita dei nostri amici animali e salvaguardare il nostro ecosistema dalla minaccia più grande dei nostri tempi.
“Via Lattea” è il nome della cavallina bianca la cui nascita, definita un miracolo della natura, è avvenuta circa 11 mesi ai piedi della Basilica di S.Francesco presso l’allevamento di Sergio Carfagna che  ho incontrato nella sua scuderia. Egli mi racconta con entusiasmo della nascita della cavallina e della grande sorpresa di veder spuntare dapprima due piccole zampe completamente bianche, poi il muso anch’esso bianco e infine la puledrina in tutto il suo candore. Non poteva credere ai suoi occhi considerando che la mamma Melodiass e il padre Guccione Jet, entrambi assidui frequentatori degli ippodromi, sono neri come la pece. La cavallina bianca è l’ultimo “miracolo” della scuderia di Sergio Carfagna, un uomo che ha fatto dei cavalli la sua grande passione. Nel giro di circa 30 anni la  scuderia si è arricchita di ben 21 fattrici, 5 cavalli da corsa e 12 puledri. Non sono mancate le vittorie a numerose competizioni con cavalli come Iglesias e Irina  tra i più famosi. In questa sua passione è accompagnato da un personaggio particolare, padre Danilo Reverberi, ex bancario e ora frate francescano della Basilica di Assisi, il suo migliore amico. Un miracolo abbiamo detto l’arrivo di “Via Lattea” forse dovuto anche alle preghiere di padre Danilo. È stato proprio lui a scegliere, tra tanti, il nome della puledrina, un nome che inizia con la lettera V, come da regolamento dei cavalli da corsa, per tutti quelli nati nel 2014.”Via Lattea” come la galassia fatta di stelle luminose, come luminoso e bianco è il suo mantello, come luminoso sarà il suo futuro. “Via Lattea è una cavalla ‘albina’ – come sostiene il Professor Silvestrelli, ordinario di Zootecnia generale e miglioramento genetico presso la Facoltà di Medicina Veterinaria della Università di Perugia e direttore del Centro studi del cavallo sportivo –, la sua nascita è un evento senza precedenti, unico nella razza dei trottatori italiani e probabilmente anche europei”. Da qui l’esigenza dei ricercatori di capire quale sia stata la “mutazione” a livello genetico , il Professore Silvestrelli si è anche confrontato con ricercatori americani che hanno confermato la sua ipotesi ma per esprimersi definitivamente sarà necessario il sequenziamento della mappa genetica che richiederà tempi molto lunghi. La particolarità del cavallo albino, cute depigmentata, pelo bianco e occhi chiari, è che la nascita avviene una volta su un milione e questi cavalli sono molto gracili, fragili e con numerose problematiche riguardo alla salute. Sergio Carfagna, con orgoglio, mi dice che “la cavallina ha una vitalità straordinaria e che tra tutti i puledri nati è sicuramente la più vitale, la più giocherellona e salta in continuazione  per cui ho preferito tenerla insieme agli altri puledri e godere così la sua gioventù come i suoi compagni. Già immagino il momento in cui varcherà le soglie di un ippodromo  e se quel giorno ci sarà si potrà parlare di vero ‘miracolo’, di leggenda”. Lei è diversa ed è già famosa , è già scesa in pista sfilando in ippodromi conosciuti, quello di Cesena e quello di San Paolo di Montegiorgio, seguita da flash, selfie e tante carezze, soprattutto di bambini. L’agenda di “Via Lattea” è densa di impegni tra questi uno è sicuramente il più emozionante . Il 4 Marzo sarà “ simbolicamente “ ricevuta da Papa Francesco, in udienza papale con  una delegazione della “Scuderia dei Miracoli” cosiddetta dal titolo del libro uscito a settembre e scritto da Marco Vinicio Guasticchi e Giorgio Galvani, per sensibilizzare l’opinione pubblica sul mondo dell’ippica che sta morendo, ma che vive, lavora e si appassiona a questi animali. “Via Lattea” rappresenterà i 140 ragazzi dell’Istituto Serafico di Assisi per pluri-disabili e porterà il loro messaggio in tutto il mondo, sarà la mascotte e dimostrerà al mondo che anche la diversità può essere vincente nelle sfide della vita. Alla fine della nostra chiacchierata  Sergio Carfagna salutandomi conclude con le parole del famoso driver di Varenne, Giampaolo Minnucci “sarebbe un sogno poterla guidare per riportare  felicità, bambini e famiglie negli ippodromi” Chissà che “Via Lattea” non sia il sentiero luminoso  che possa ridare nuova luce all’ippica? Giuliana Spinelli Batta
Nelle calde sere d’estate, passeggiando in campagna, se rivolgete gli occhi al cielo spesso scorgerete il rapido volo di alcune sagome scure, sono gli  “amici pipistrelli”, i cacciatori instancabili e famelici di mosche e zanzare, i fedeli guardiani dei nostri sonni estivi. I pipistrelli sono Mammiferi (Ord. Chirotteri), creature fragili e delicate ma non di bell’aspetto. Sono animali molto antichi che in un “volo evolutivo” durato oltre 50milioni di anni hanno colonizzato il globo adattandosi ad una incredibile varietà di ambienti. Il rapporto tra uomini e pipistrelli è sempre stato inquietante soprattutto nella cultura occidentale, essi hanno fatto e ancora lo sono, parte di quelle superstizioni che influenzano il pensiero e la vita delle persone. Essi rappresentano una delle tante personificazioni del male e delle tenebre e perciò malvisti e perseguitati in quanto legati al demonio e agli inferi. Le leggende e i pregiudizi gli hanno procurato una fama sicuramente negativa, si dice che si attacchino ai capelli delle vittime senza più lasciarli, che siano fedeli compagni di streghe e fattucchiere, che portino sfortuna e succhino il sangue delle vergini o che la loro urina provochi la caduta dei capelli e che siano aggressivi, ciechi e altro ancora. Non sono ciechi e hanno la strabiliante capacità di orientarsi al buio tramite un “sonar” naturale, un sistema di localizzazione, che grazie alla produzione di ultrasuoni e all’ascolto dell’eco emesso dall’oggetto colpito gli permette di volare e cacciare tranquillamente durante la notte. In alcune culture orientali come in Cina assumono un significato del tutto diverso infatti sono considerati portatori di fortuna, ricchezza, longevità e felicità. Nella nostra civiltà è solo con la comparsa sulla scena negli anni ’50 di un personaggio quale Batman, l’eroe buono diventato famoso per  la maschera orecchiuta e il mantello ad ala di pipistrello che il sentimento popolare molto sospettoso si è trasformato in leggera simpatia. I Chirotteri il cui nome deriva dal greco e significa “mano alata” sono gli unici mammiferi in grado di volare grazie a una speciale membrana alare, il patagio, tesa tra le ossa della mano e delle dita che risultano molto allungate. Essi sono animali in diminuzione in tutto il mondo per l’uso di pesticidi, per la distruzione del loro habitat, per il disturbo arrecato dall’uomo nei luoghi di riposo e per l’ignoranza che molto spesso li rende vittime della superstizione. Hanno le dimensioni di un topo comune ad eccezione dei famosi e temibili “vampiri”, molto più grandi, che vivono in Sud America succhiando il sangue dei bovini, hanno una vita lunghissima anche fino a 40 anni  e la longevità sembra dovuta al letargo invernale a cui vanno incontro che gli consente un ridotto logorio nel tempo. Essi riposano a testa in giù, appesi alle volte delle grotte o di altre cavità purché tranquille è così che trascorrono l’inverno e sopravvivono grazie al letargo dal cui si risveglieranno completamente solo ai primi tepori primaverili. In Italia essi si cibano esclusivamente di insetti nocivi e molesti come zanzare, pappataci, falene e coleotteri, un singolo individuo riesce a fare ogni notte un lauto pasto cacciando fino a 2000 zanzare! Un motivo in più per rivalutarne l’importanza. É pertanto molto utile impegnarsi per divulgare la verità su questi piccoli mammiferi, sfatando le numerose leggende, conservando i rifugi oggi sempre più rari ed aiutando la ricerca segnalando esemplari e siti da proteggere. Per chi poi volesse proteggerli, aderendo al  progetto Life Save the Flyers, basterebbe comperare e collocare le BAT BOX , reperibili anche nei nostri supermercati, in posti tranquilli dei nostri giardini dove possono trovarvi rifugio e riformare una nuova popolazione. E se doveste trovare un pipistrello ferito, non lo abbandonate ma rivolgetevi ai centri autorizzati che possono curarli ed accoglierli adeguatamente. Come presso il Dipartimento di biologia cellulare e ambientale dell’Università degli Studi, sezione zoologia dei vertebrati. Giuliana Spinelli Batta
Cavalli, un anima, quattro zoccoli, una criniera, una coda. Amici dell’uomo da millenni, mai schiavi davvero, sempre lontani, un po’ selvatici.  Diversi dai cani, un po’ simili ai gatti, uguali a nessuno. Viviamo con loro, alcuni con loro altri di loro. Cavalli, occhi lucidi e profondi, groppe muscolose piene di una  energia che non si può descrivere, un fiato che sa di erba e di fieno saporito, una voce che fa nitrito. Cavalli, la tenerezza di un’anima selvaggia. Creature meravigliose che danno amore e amano riceverne, una miscela di tenerezza, passione e fiducia ma mai paura. Il cavallo è stato così importante nella storia della civiltà occidentale negli ultimi duemila anni che tutte le città d’Europa sono adornate di statue di cavalli. É dal lontano 1500 a.C. che l’uomo iniziò a montare a cavallo in tutte le aree dove era stato addomesticato e anche a sfruttarlo. Il cavallo ha combattuto tutte le guerre fino alla prima Guerra Mondiale, ha faticato per l’uomo e lo ha aiutato a costruire gran parte del Nuovo Mondo. Vi siete mai chiesti quante cose non sarebbero mai accadute  se questo animale non fosse mai esistito? Provate a pensare a tutti gli spostamenti per gli uomini antichi che non potevano certo contare né sulla freccia rossa  ne sugli aerei. Quanta gente non si sarebbe mai incontrata, quante scoperte non si sarebbero potute fare se l’uomo non avesse iniziato a spostarsi con i cavalli più di 2000 anni fa a partire dai carri di epoca romana fino alle carrozze della nobiltà, o ancora alle diligenze pubbliche e postali e così, fino allo sviluppo dei mezzi a motore e delle ferrovie, il cavallo è stato il più importante mezzo di trasporto. Il cavallo è servito all’uomo anche come fonte di sostentamento e come indispensabile forza lavoro oltre che supporto fondamentale in guerre e battaglie. É stato usato in agricoltura per arare, trasportare carichi, trascinare tronchi e tirare i mezzi agricoli più pesanti, lo è ancora in molti paesi sottosviluppati. Ma le sue qualità non finiscono qui perché ha importanza anche nella psiche umana tanto che Carl Yung, il famoso psicologo svizzero pensava che l’immagine del cavallo potesse evocare le nostre tendenze più antiche e profonde. Il cavallo è stato da sempre uno degli animali più amati dall’uomo, esso può essere il miglior amico o addirittura l’unico amico. Tra le tante sue caratteristiche prevale la straordinaria empatia che riesce a creare con noi umani diventando un fedele compagno di vita in grado di trasmettere  grandi emozioni. E proprio per queste sue straordinarie doti  di sensibilità, di adattamento, di intelligenza che è ritenuto da sempre una  straordinaria medicina. Gli effetti benefici del cavallo sull’uomo furono in primis intuiti addirittura da Ippocrate (460-370a.C.) che consigliava lunghe cavalcate per combattere l’ansia e l’insonnia: la prima ippoterapia. In Italia l’ippoterapia o equitazione a scopo terapeutico è stata introdotta nei primi anni ’70. Essa viene utilizzata, in appositi centri, per curare patologie come la paralisi cerebrale infantile, l’autismo o la sindrome  di Down, agisce grazie all’interazione uomo-cavallo a livello neuro-motorio e a livello neuro-psicologico. Anche in Umbria possiamo trovare dei centri dove svolgere ippoterapia come  il centro di riabilitazione equestre “Ippogrifo” di Ponte Valleceppi,  il Maneggio La Chiona a Spello o ancora le Case Rosse di Montebuono e altri ancora. Ecco dunque come ancora tanto tempo fa un animale così gentile e generoso possa non solo essere amico dell’uomo ma soprattutto essere anche un attento e paziente terapeuta e aiutarlo così nel difficile cammino della guarigione. Giuliana Spinelli Batta
Nella Genesi Dio decreta che l’uomo è il padrone di tutti gli animali e noi non facciamo certo fatica a crederci e a riconoscerci come tali. Ma se la zanzara, questo fastidioso piccolo insetto ronzante, fosse in grado di esprimere una valutazione in merito, non so se riconoscerebbe la nostra egemonia  e superiorità. Non è affatto certo che noi pur volendolo potremmo estirparne le popolazioni. Malgrado ogni nostro sforzo, e in barba ai più potenti insetticidi  di sintesi, tra cui il celebre DDT, le zanzare continuano imperterrite a torturare i nostri sonni, succhiando un po’ del nostro sangue, il che non sarebbe poi un gran danno se non fosse che così possono, in alcuni casi, inoculare  pericolosi agenti patogeni come il plasmodio della malaria (Protozoa), dannosissimo per l’uomo o le larve delle filarie (Nematoda) altrettanto pericolose per i nostri amici cani e gatti, per non parlare dei pappataci che in Umbria stanno diffondendo con la loro puntura la leishmaniosi canina (Protozoa) talvolta letale per i nostri amici a quattro zampe. In questi casi l’insetto fa da ponte aereo (vettore) per la diffusione del parassita. Tra la zanzara che sia quella notturna (Culex pipiens) o quella diurna, la ormai famosa zanzara tigre (Aedes albopictus) e l’uomo è in atto una sfida e non si sa ancora chi la vincerà. Quindi gli insetti sono solo una seccatura? Vorreste che il mondo fosse finalmente libero da questi piccoli esseri fastidiosi?  Prima di dichiarare guerra ad un insetto perché non si cerca di conoscere qualcosa del loro meraviglioso mondo? Dopo tutto visto che la popolazione degli insetti è 200 milioni superiore a quella umana si può stare certi che essi non spariranno tanto facilmente. La classe degli insetti  che convive da sempre con noi,  è formata da succhiatori di sangue (zanzare, pappataci ecc.) e anche da famelici consumatori dei nostri fiori e dei nostri prodotti agricoli (bruchi di farfalle, afidi, cimici, forbicine ecc.), ma per queste malefatte non li si deve vedere solamente come nemici. Gli insetti mangiano i raccolti e sono veicolo di malattie ma solo l’1% di tutti gli insetti esistenti è nocivo e molti di questi fanno più danni per il modo in cui l’uomo ha modificato l’ambiente. La zanzara che trasmette la malaria, ad esempio, raramente crea problemi alle popolazioni locali che vivono nella foresta equatoriale mentre crea grossi problemi agli insediamenti urbani che sorgono ai margini della foresta dove abbonda l’acqua stagnante, utile allo sviluppo delle larve e così è accaduto anche da noi in Umbria con la diffusione della fastidiosissima zanzara tigre nei nostri orti e giardini che offrono continui ristagni di acqua. Spesso poi l’uomo può controllare con metodi naturali gli insetti nocivi che danneggiano i raccolti o con la rotazione delle colture o con lotta biologica in cui vengono introdotti predatori naturali degli insetti dannosi, ad esempio le umili coccinelle molto ghiotte degli afidi proteggono così le colture colpite. Pertanto questi piccoli animali abbinano alla loro natura diabolica di untori e predatori un’altra che ne fa dei nostri potenti e utili aiutanti. Ricordiamo che la loro capacità di volare non li vede solo vettori di agenti patogeni  ma anche trasportatori di polline delle piante superiori per cui passando di fiore in fiore  contribuiscono fortemente alla loro fecondità e per le colture agrarie alla loro produttività. Senza gli insetti impollinatori, come dimenticare le operose api, l’agricoltura subirebbe un notevole impoverimento, e la ricca cornucopia dei frutti estivi si vuoterebbe di ogni delizia. Ma l’impollinazione non è che  uno dei tanti compiti svolti dagli insetti, ricordiamo anche quelli che ripuliscono il terreno grazie ad un efficiente  riciclaggio  dei rifiuti  utilizzando come nutrimento piante e animali morti (coleotteri coprofagi). In questo modo il terreno non è solo ripulito ma anche arricchito di sostanze organiche. Per usare le parole di un famoso entomologo, Christopher  O’Toole “mentre gli insetti potrebbero fare tranquillamente a meno di noi, noi non potremmo sopravvivere senza di loro”. Giuliana Spinelli Batta
Da quanto tempo l’uomo e il gatto sono amici? É molto difficile dare una risposta precisa, ma grazie alle ricerche degli archeologi la questione è forse meno misteriosa. Il progenitore del primo gatto moderno è la specie felina selvatica Felis lunensis, risalente a oltre un milione di anni fa e a cui si fa risalire l’origine del gatto selvatico, Felis silvestris. Il gatto selvatico, animale  solitario e notturno, vive nelle zone boschive, pochi esemplari sono presenti ancor oggi nell’Italia centro meridionale lungo la dorsale appenninica, nelle isole e in parte delle Alpi. La sua presenza in Umbria, sui Monti Sibillini, risale al non lontano 1995, documentata da zoologi della Università degli Studi di Perugia. Ma è il gatto selvatico diffusosi in Africa, Felis silvestris lybica, l’antenato del nostro gatto domestico. E l’amicizia tra gatto e uomo a quando risale? Secondo studi recenti, in un sito archeologico di un antico villaggio a Cipro, sono stati rinvenuti i resti, risalenti a oltre novemila anni fa, di una persona sepolta accanto al suo gatto, a testimoniare il tentativo di prolungare l’amicizia tra uomo e animale anche dopo la morte. Prima di questa scoperta si credeva fossero stati gli antichi Egizi a instaurare, cinquemila anni fa, la prima forma di “contratto” tra mici e uomini. In Egitto la ricchezza principale era rappresentata dalla coltivazione del grano e i silos che lo contenevano, leggendari per la loro capienza, attiravano eserciti di topi. Era impossibile per i guardiani reali vincere da soli una guerra contro un tale nemico, così subentrò in aiuto il gatto, un animale selvatico abilissimo nella caccia, che non verrà mai addomesticato del tutto, ma che instaurerà con l’uomo un rapporto di interesse reciproco. Non stupisce che in Egitto i gatti venissero considerati sacri e delle divinità tanto che la dea Bastet veniva raffigurata con corpo di donna e testa di gatto. Il gatto era anche  tenuto in grande considerazione, ritenuto chiaroveggente per quegli occhi che brillavano di notte e riuscivano a vedere al buio, e per questo gli fu dato il nome “mau” che significava vedere. Sempre in Egitto si fa risalire l’origine del misterioso potere attribuito ai gatti neri, ritenuti vicini al culto della dea Iside, la dea della notte,  il cui colore era il nero. Ma Iside era considerata la dea della fortuna e da qui la credenza che il gatto nero portasse fortuna, in opposto al pensare odierno. Con l’avvento del Cristianesimo i gatti, che non smisero mai di essere considerati animali dotati di poteri misteriosi, assunsero una connotazione maligna e per molti secoli furono considerati creature diaboliche e malvage. Sul gatto nero le credenze si divisero poi in due correnti di pensiero opposte e ancor oggi gli sono attribuiti sia poteri negativi come da noi (sfortuna), sia poteri positivi come nei paesi anglosassoni dove si diffuse l’idea che l’amicizia con una di queste piccole panterine avrebbe portato buona fortuna: un” amichetto del diavolo” meglio averlo amico che nemico, giusto? Ritornando al nostro amato micio domestico non possiamo però datare il suo passaggio dagli antichi granai egizi ai nostri divani. É vero  che con il tempo il suo spirito indipendente  tipico di tutti i predatori, si è dovuto misurare con i compromessi qualora le opportunità venissero a mancare. Qui entra in gioco il carattere del più complesso degli animali domestici: se deciderà di convivere con l’uomo si adatterà ed essendo un animale intelligente ripagherà con l’affetto tutto quello che riceve, ma attenzione non darà mai niente senza motivo. La convivenza deve essere vantaggiosa per entrambi, l’imposizione e i maltrattamenti lo fanno allontanare perché non si assoggetta passivamente come accade per altre specie animali. Il nascere e crescere in casa, in un ambiente tranquillo e sereno soddisfa tutti i suoi bisogni: cibo, coccole e amore, un caldo ricovero, simpatia, affetto. L’uomo non è stato sempre tenero nei suoi confronti, oggi fortunatamente abbiamo scoperto che la sua compagnia, il suo affetto è una bellissima cosa, che ci dà grande felicità. Il nostro gatto è una presenza dolce e accattivante nella casa, un ospite ideale e rassicurante soprattutto per l’uomo di questo millennio  afflitto dalla fretta e dallo stress. Giuliana Spinelli Batta
“Ogni animale ha diritto all’assistenza, al rispetto, alla protezione”. Questo è il motto che caratterizza l’ENPA, Ente Nazionale per la Protezione Animale: da 135 anni a tutela degli animali. La sezione di Perugia, sorta oltre 40 anni fa, ha aiutato in tutti questi anni numerosi animali feriti, ha denunciato maltrattamenti, ha aiutato i cittadini amanti degli animali ad affrontare i vari problemi che si presentano, ha trovato “una famiglia” a moltissimi randagi. Ed è proprio legata all’ENPA la storia che mi ha portato ad adottare circa 10 anni fa il mio amato cane Argo. Era già destinato ad una sede ENPA, perché il mio veterinario che lo aveva in cura,  cucciolo di circa sette mesi con trauma cranico e abbandonato sul raccordo anulare, cercava una famiglia che lo adottasse. Ma destino o fortuna volle che capitassi in ambulatorio e incontrassi lì questo piccolo meticcio di boxer, bianco e nero, vivace, gli occhi vispi e intelligenti che mi guardavano e quel mozzicone di coda che si muoveva veloce. Fu amore a prima vista, un colpo di fulmine. Da quel giorno Argo è entrato a far parte della mia famiglia e della mia vita. É impossibile non amare i cani perché sono animali allegri, compagni fedeli e insostituibili, dotati di animo nobile. Fin dagli albori della civiltà umana la coabitazione con l’uomo, il suo cuore generoso e le tante attenzioni che ha sempre dedicato al suo padrone, lo ha reso  un compagno fondamentale. Le attenzioni che dedica al padrone sono delle vere e proprie dimostrazioni di affetto, fiducia e rispetto che manifesta volontariamente nei confronti del capobranco. Ed è proprio per queste innumerevoli qualità che Argo è stato da subito considerato un membro della famiglia, ma anche l’amico che tutti vorremmo, e nello stesso tempo un serio e temibile guardiano. Al nostro cane non importerà mai quello che siamo o quello che facciamo, ciò di cui ha bisogno è la nostra presenza  perché noi, padroni e amici, rappresentiamo il punto di riferimento per cui lavora e soprattutto vive. Non dimentichiamo inoltre che, data la sua spiccata intelligenza, il cane è adatto a svolgere veri e propri servizi sociali: i cani poliziotto, i cani da salvataggio, i cani-guida per persone non vedenti e ancora l’utilizzo per l’attuale pet therapy negli ospedali. Possiamo citare, a questo proposito, alcune tra le varie ed importati associazioni che operano in Umbria: l’Unità Cinofila da soccorso che fa parte del variegato mondo di volontari della Protezione civile e che ha sede a Corciano. Il Corso di Allevamento e Addestramento Cinofilo di Castiglione del Lago, unico polo cinofilo della Guardia di Finanza . Da qui partono i cani necessari alle varie attività di servizio. È il primo in Italia tra le Forze Armate e di Polizia e tra i primi in Europa ed in campo internazionale. Ricordiamo ancora l’Associazione “Ghismo” che si occupa della selezione, allevamento e preparazione di cani per l’utilità sociale che vengono affidati gratuitamente a persone con disabilità fisiche o impiegati in attività di pet therapy per persone con problematiche psico-fisiche. L’Associazione, onlus, è patrocinata dalla Regione Umbria che  sostiene il progetto “Ghismo” al fine di costituire un centro regionale di eccellenza in tema di utilità sociale  degli animali e di pet therapy, nonché di poterlo  esportare fuori dell’Umbria.  Per questi importanti compiti  i cani chiedono solo cibo e  un rifugio sicuro, ma soprattutto tanto affetto dal loro padrone,  l’unica cosa che li rende veramente felici. Giuliana Spinelli Batta