Percorsi Turistici (7)

Il progetto del Mudec (Museo delle Culture) nasce negli anni ‘90, quando il Comune di Milano decide di utilizzare le zone industriali abbandonate dell’Ansaldo come spazi dedicati all’attività culturale. Rispetto a quando è stato concepito il progetto Mudec ha subito dei cambiamenti per adattarsi a un panorama culturale in continua evoluzione. Oggi il Museo vuole essere un punto di dialogo tra le differenti culture esistenti nel mondo, un luogo in cui i visitatori possono scoprire diversi linguaggi artistici e conoscere il patrimonio culturale contemporaneo. Tra le sue principali missioni c’è quella di ricercare, collezionare e tutelare le espressioni di cultura materiale e immateriale di tutte le popolazioni, oltre che favorire e promuovere una sempre più costante partecipazione pubblica alla valorizzazione del patrimonio passato, presente e futuro del Museo. Non c’è quindi luogo migliore di Milano, emblema italiano della multiculturalità e dell’internazionalità, per sviluppare questo ambizioso progetto che vuole non solo raccontare, ma anche spiegare la complessità culturale del tempo in cui viviamo. Il capoluogo lombardo si sta rivelando infatti il posto perfetto per organizzare attività stimolanti e di successo, grazie forse al genius loci o alla generosità dei cittadini milanesi che si stanno dimostrando sempre aperti alle novità e pronti ad allargare i confini delle loro conoscenze.Altro punto focale e fiore all’occhiello di Mudec è il suo progetto educativo: un’ampia proposta di laboratori didattici messi a disposizione del pubblico più giovane fra cui spicca Mudec Junior, un progetto pensato per bambini dai 4 agli 11 anni e che si avvale di un metodo innovativo e originale per presentare le culture internazionali. Il Museo sembra aver capito perfettamente che i giovani di oggi sono gli adulti di domani, scommette su di loro e contribuisce operativamente a formare una generazione pronta a un dialogo aperto e costruttivo che riesca a contemplare la molteplicità culturale e la ricchezza di pensiero che ne può conseguire. “La cultura è l’unico bene dell’umanità che, diviso fra tutti, anziché diminuire diventa più grande” Hans Georg Gadamer   “Per me cultura significa creazione di vita” (Cesare Zavattini) “Cultura è quella cosa che i più ricevono, molti trasmettono e pochi hanno” (Karl Kraus)   Carolina Valaguzza   a cura degli studenti dell’Istituto Europeo di Design di Milano   Art Direction: Alberta Chiminelli
Semiha Borovac è la prima donna musulmana a essere diventata sindaco della capitale della Bosnia, un sindaco donna per Sarajevo. La sua carica è durata dal 2005 al 2009 e, attualmente, è stata nominata, grazie al dolce risvolto del suo duro lavoro, Ministro dei diritti umani e dei rifugiati. Un traguardo incredibile che ha segnato, ed è prova, del passaggio e dell'evoluzione cognitiva di un'epoca. Fin da subito la sua idea politica è stata quella d'intervenire sulla situazione precaria del proprio paese puntando su una politica di cooperazione e rispetto tra le nazioni. "Abbiamo aperto relazioni con la Serbia e il Montenegro, pensando agli interessi comuni e i vantaggi per i rispettivi popoli. La volontà di entrare in Europa, è per noi una necessità primaria, e ciò potrebbe concretizzarsi solo se riusciremo a collaborare tra Stati. La via della Giustizia è stata prolungata, ma non si è fermata. Mi auguro un felice e tiepido rapporto di collaborazione internazionale, sul fronte della verità che qui tutti attendiamo”. Nonostante esempi virtuosi e sebbene la questione dell'emancipazione femminile in Europa sia uno dei trend topic dal dopo guerra, sono ancora poche le occasioni in cui le donne possono emergere operativamente nella società moderna mediterranea. A svantaggio della donna, si accompagna un’ampia diffusione di stereotipi che contribuisce ad una rigidità nei ruoli che genera lampanti ingiustizie e privazioni legate al mondo del lavoro. Sono continue le rinunce che le donne devono accettare: dalla riduzione del salario alla difficoltà nell’essere assunte (specie nel periodo di possibili gravidanze). È davvero possibile che in quei Paesi che definiamo sviluppati ancora oggi le donne debbano trovarsi a combattere per un diritto inalienabile come quello di essere madre? E nei luoghi in cui, ancora nel XXI secolo, si combatte per la libertà con manifestazioni e guerre continue, quale è il coinvolgimento delle donne? È il digitale che dà voce a donne che combattono e che per molti non esistono; che testimonia l’impegno di tutte coloro che affrontano ogni giorno guerre e ingiustizie. Grazie ai social network hanno l’opportunità di riacquistare un corpo, di non essere più invisibili. Possono sostenere le proprie idee e condividerle col mondo rendendo la loro presenza un segno permanente nella storia dei luoghi in cui vivono. Il web è portatore della testimonianza del ruolo avuto dalle donne nei paesi Nord africani durante le rivoluzioni. Le ragazze tunisine si sono sollevate accanto ai propri uomini per elaborare nuove politiche che avessero i valori della parità e della dignità; nelle strade d’Egitto hanno sfilato insieme ai mariti manifestando contro un’inflazione alle stelle e una disoccupazione dilagante, pretendendo un cambiamento. La folla era per più del 30% costituita da femmine. L’entusiasmo e l’attivismo dimostrato in questi paesi fa sperare per il futuro in un maggior coinvolgimento politico delle donne. Ancora nessuna nazione al mondo può dire di aver raggiunto la parità dei sessi. Il Mediterraneo, è divenuto l’emblema di speranze. Promuovere quindi i diritti delle donne è una delle strategie più efficaci per l’impatto rilevante che ne deriva nella vita sociale. E per concludere, il nostro pensiero non può che andare a un’altra donna sindaco che fa del coraggio la sua missione quotidiana: Giusi Nicolini, Sindaco di Lampedusa che da sola fa quel che altri ancora si chiedono come si debba fare. Laura Castellaneta, Elisa Lightowler, Maria Zugni   a cura degli studenti dell’Istituto Europeo di Design di Milano Art Direction: Michela Russo, Lorenzo Gonnelli
Il Mediterraneo è stato luogo privilegiato di molti incontri tra civiltà diversissime fra di loro: arabi, normanni, egizi, romani, persiani, greci e poi ancora spagnoli, francesi e inglesi. Ognuno di loro ha lasciato i semi per la creazione di diverse microculture e microcosmi che continuano, seppur in modo non sempre evidente, ad interagire. Una contaminazione di idee unica al mondo. Credo sia chiaro a tutti che oggi stiamo assistendo ad un’involuzione di quella voglia di conoscenza e di quella sete di sapere che ha portato coraggiosi naviganti a sfidare i mari pur di scoprire l’inedito oltre la linea immaginaria dell’orizzonte. Nel mare che per secoli ci ha uniti si è creata una frattura, anzi quasi una pericolosa faglia e i rapporti che prima erano di interscambio paritario oggi sono diventati unilaterali con l’imposizione di una parte sull’altra. Ci stiamo abituando a rimanere fermi sulla battigia senza neanche più la voglia di prendere il largo, con i piedi che appena vengono sfiorati dalle acque, in perenne attesa di un nemico al quale abbiamo dato il volto di migliaia di profughi in fuga dalla fame, dalla miseria e soprattutto dalla guerra. E perdendo la voglia di conoscere stiamo perdendo anche acquisizioni di conoscenza che dovrebbero essere date per certe. Noi uomini liberi che, citando Baudelaire, abbiamo sempre avuto caro il mare lo stiamo abbandonando e in esso stiamo lasciando la nostra sopravvivenza e parte della nostra storia culturale e sociale. Per questo ci chiediamo, come può il Mediterraneo tornare ad essere fonte comune di conoscenza e sapere? Basterebbe in verità instillare la curiosità nell’uomo moderno, la curiosità di comprendere il motivo per cui folle di uomini attraversano le onde su mezzi di fortuna come merce che può essere sprecata essendo stata pagata in anticipo. Basterebbe smettere, almeno per un attimo, di guardare “coloro che arrivano” come portatori di contaminazioni e occupatori dei nostri spazi per poterci rendere conto del trauma causato dall’abbandono e da un esilio forzato. Il mare che prima definivamo nostrum sta diventando una specie di commune sepulcrum dove insieme a migliaia di vite vengono sepolte quelle speranze che nessuna pietà può onorare. Tramite il mare la democrazia è giunta nel cuore d’Europa e tra le acque la stiamo affogando con sempre maggior noncuranza per il futuro. Forse potremmo trovare una risposta in una semplice locuzione latina “Homo sum humani nihil a me alienum puto”, tradotta letteralmente “Sono un uomo e tutto ciò che è umano a me non lo ritengo estraneo”. Questa semplice citazione riassume uno dei concetti più alti mai raggiunti dalla mente umana e l’amore per l’umanità in tutte le sue sfaccettature permette all’Europa intera di sopravvivere e di uscire arricchita da questa situazione storica che ci ostiniamo a non vedere. Bisogna dunque ricontattare e riattivare quel bacino di valori mediterranei per ricomporre la faglia fra le due rive, creando un orizzonte condiviso che permetta alle differenti culture di tornare ad incontrarsi e conoscersi, arricchirsi vicendevolmente. Ripartiamo dal Mediterraneo per essere veramente uniti nella diversità. Matteo Iaboni   a cura degli studenti dell’Istituto Europeo di Design di Milano Art Direction: Michela Russo, Lorenzo Gonnelli
Nato a Orvieto, classe 1941, da padre commerciante di vino e madre sarta iniziò la sua incredibile scalata come cameriere, girando il mondo sulle navi da crociera e lavorando venti ore al giorno per mettere da parte i soldi necessari a coronare il suo sogno di acquistare un albergo. A 22 anni venne assunto dal Savoia Hotel di Londra, dove diventò in breve tempo il cameriere prediletto del premier Winston Churchill. Parretti lavorò anche nella Milano degli anni’80, dove entrò in contatto con personaggi del calibro di Gianni Agnelli e Bettino Craxi, acquistò la Cannon Film, entrò in possesso della grande catena alberghiera Melìa e fu proprietario per 24 ore anche del Milan che poi rivendette a prezzo maggiorato. Ma il suo vero “colpaccio” fu quando, in seguito ad una scommessa con l’ex segretario di Stato americano Kissinger e con Agnelli, chiese un ingente somma di denaro in prestito ad una banca francese e nel 1990 acquistò la Metro-Goldwin-Meyer , la più importante casa di produzione cinematografica americana, che probabilmente noi tutti ricordiamo per il suo simbolo quello dello “storico” leone che ruggisce. Il cameriere orvietano fu così alla guida dell’impero cinematografico made in Usa che in quei mesi produsse film quali “Thelma e Louise” e “Rocky V”. Tra le sue frequentazioni di quegli anni si annoverano Ronald Reagan, Arafat, Liz Taylor, Sophia Loren, Sylvester Stallone e molti altri. In breve tempo la banca che aveva fornito il finanziamento si accorse che le garanzie che gli erano state fornite erano costituite da società “fittizie”, così Parretti perse la proprietà ma fece comunque un affare poiché quella compagnia che acquistò per “soli” 1, 3 miliardi di dollari poté rivenderla ad un prezzo gonfiato di dieci volte. La vita di Parretti, tuttavia, non è stata tutta e rose e fiori: è stato arrestato quattro volte per riciclaggio internazionale, bancarotta e falso in bilancio ma è stato sempre assolto scontando in tutto  soltanto venti giorni di carcere. Un paio di mesi fa Enrico Lucci della trasmissione “Le iene” è andato a intervistarlo nel suo palazzo di Orvieto, a pochi metri dal magnifico Duomo. Parretti ha raccontato a Lucci, in un italiano contaminato dal dialetto orvietano, la sua incredibile vita mostrando le sue foto accanto a capi di Stato, principesse e star hollywoodiane. Ha poi illustrato le opere di Mirò e Modigliani che adornano le pareti della sua casa, ma ha anche servito in tavola a Lucci un piatto di cannelloni, in ricordo delle sue origini da cameriere. Ma chi è in realtà Giancarlo Parretti? Un uomo di campagna che ha inseguito con successo il “sogno americano”, il “leone di Orvieto”, come è stato soprannominato. E a 73 anni non ha nessuna intenzione di smettere di “ruggire”. Nel 2012  Aureliano Amedei ( il regista di “20 sigarette”) ha gareggiato al Festival di Roma con il documentario “Il leone di Orvieto” sulla vita di Parretti; lo scorso ottobre è uscito nelle librerie il suo libro autobiografico curato da Gabriele Martelloni e l’ultimo progetto del “leone” è quello di realizzare una gigantesca riproduzione vivente della antica Roma sul litorale laziale, grazie ai finanziamenti di uno sceicco arabo. Eleonora Zeroli
“Senti affamato, ne ho ammazzati per molto meno di animali come te, ma se vuoi una croce con un nome sulla fossa dimmi come ti chiami”  “Mi chiamano Trinità.” Chi non ricorda l’abile e scaltro pistolero dagli occhi cerulei? Terence Hill (nome d’arte di Mario Girotti) iniziò a recitare già negli anni’ 50, notato, durante una gara di nuoto, dal regista Dino Risi; alla carriera di attore decise di affiancare gli studi in Lettere classiche, passione alla quale dobbiamo il suo nome d’arte Terence, in omaggio al commediografo latino Terenzio. Che non fosse affetto da divismo fu chiaro sin dal 1973 quando decise di allontanarsi dall’ambiente cinico e mondano di Hollywood, per trasferirsi con la moglie nelle vallate del Massachusetts continuando però a regalarci emozioni con numerose pellicole quali “..Altrimenti ci arrabbiamo!”, “Io sto con gli ippopotami” e “Nati con la camicia”, per citarne alcune. Oggi Terence risiede stabilmente nei pressi di Gubbio, dove dal 1999 recita nella fortunata serie tv “Don Matteo”. Terence si dice molto legato al personaggio del prete-detective trovando in esso l’anello di congiunzione tra la sua fede cristiana, la stessa che gli ha permesso di superare la tragica morte del figlio, e la passione per la giustizia e la sfida che lo caratterizzava nei suoi celebri film western. La recente decisione della produzione di spostare le riprese della serie tv  da Gubbio a Spoleto, ha dispiaciuto l’attore tanto da indurlo a scrivere in una lettera: “Sono tristissimo per questo cambiamento, credo, dovuto a fattori economici.. Dopo 15 anni, la maggior parte dei quali trascorsi a Gubbio, lavorando e creando rapporti più che affettuosi con i suoi abitanti, non potrebbe essere diversamente. Questo legame non si può spezzare”. Come sua residenza umbra l’attore ha scelto la riserva naturale di Monte Cucco, uno straordinario polmone verde caratterizzato da grotte calcaree, faggi, aceri, castagni e popolato da scoiattoli, fringuelli ed upupe. “È la mia oasi di serenità, dove corro, vado in bici, mi godo il piccolo lago tra il verde; non credo che riuscirei a reggere i faticosi ritmi della fiction senza questa meravigliosa fonte di energia fisica e di ricarica interiore”, confessa in un’intervista alla rivista Famiglia Cristiana. E vedendolo oggi, seduto in un bar del borgo eugubino, sembra di udire la leggendaria colonna sonora di  Ennio Morricone nel film “Il mio nome è nessuno”, si scorge sul suo volto quel sorriso beffardo e quella saggezza che gli faceva dire “ Il destino spesso lo si incontra proprio sulla strada presa per evitarlo”.
26 luglio 2012: alla vigilia delle olimpiadi londinesi Mario Draghi, governatore della Banca Centrale europea, fa tremare i mercati finanziari internazionali con le sue parole: "Nell'ambito del nostro mandato, la Bce è pronta a fare tutto quello che serve per preservare l'euro. E, credetemi, sarà abbastanza", parole pronunciate con un sorriso sulle labbra che gli sono valse il titolo di "uomo dell'anno" da parte del prestigioso quotidiano londinese Financial Times. Lo stesso Mario Draghi che, da governatore della Banca d'Italia, si distinse per sobrietà preferendo alle auto blu i treni intercity ed i voli low-cost e che, da direttore generale del Tesoro, affidò importanti incarichi ad una generazione di ventenni e trentenni che tra il '95 e il 2000 contenne il debito pubblico, fece entrare l'Italia nell'euro e smantellò lo Stato imprenditore. Roger Cohen, penna del New York Times, lo descrive così: "Mai fretta, sempre sicuro, maestro del passaggio breve e della verticalizzazione, rovina della Germania, un fantasista che colpisce il bersaglio con precisione". Il carattere mite ma deciso si rispecchia nella scelta di Città della Pieve come il luogo nel quale, dal 2010, Draghi si ritira per dedicarsi al relax, alla famiglia (nella stessa cittadina è convolato a nozze il figlio Giacomo) ed allo sport. La cittadina umbra di circa 7000 abitanti, dominante la Val di Chiana e circondata da mura trecentesche è infatti il suo piccolo angolo di paradiso dove può ritirarsi per dedicarsi alla sua passione per il jogging ed il trekking. Il piccolo borgo di Città della Pieve, oltre ad aver adottato "l'uomo dell'anno", ha dato i natali ad uno pei più importanti pittori del Rinascimento italiano, Pietro Vannucci, detto il "Perugino". Il Perugino fu l'iniziatore di un nuovo modo di dipingere, caratterizzato da purezza formale, serena misura nelle composizioni, disegno ben definito ed elegante, personaggi liberati dalle caratteristiche terrene ed investiti di un'aria angelica ed eterea. Un'arte fatta di armonie e silenzi, colori pastello e prospettive studiate che creano un equilibrio ideale. Insomma un "rivoluzionario silenzioso" dell'arte così come Mario Draghi lo è oggi nel mondo della finanza? Di sicuro in entrambi i casi si tratta di uomini che, grazie al loro talento, hanno saputo tendere all'alto, restando con i piedi incollati a terra.. la terra umbra.
Le dolci colline umbre impreziosite da eccellenti dimore storiche hanno colpito anche la raffinata sensibilità del regista, sceneggiatore e produttore cinematografico californiano George Lucas. È proprio nelle verdi terre che si affacciano sul Trasimeno, nel comune di Passignano, che l'ideatore di celebri pellicole ha acquistato e ristrutturato l'ex convento dei Cappuccini, costruito nel 1566, per adibirlo a residenza estiva. Scoperto sfogliando una rivista di arredamento, la costruzione in pietra di 800 mq, circondata da querce e cipressi, con annessa una piccola chiesa e campanile, è stata acquistata per 6 milioni di dollari. La chiesa è ancora pubblica e dovrà essere concessa al Comune in alcuni prestabiliti giorni dell'anno. Lucas ha seguito saltuariamente i lavori di restauro della proprietà e la realizzazione di un'ampia biblioteca, sala da biliardo, sala cinematografica per 200 spettatori e di una Spa.Sembra che Steven Spielberg, Robert De Niro, Francis Ford Coppola e Ron Howard, siano stati tutti ospiti del Festival in occasione dell'Umbria Jazz 2011 per incontrare la loro amica Liza Minelli che si sarebbe esibita alla manifestazione. Sicuramente Lucas avrà apprezzato non soltanto la bellezza paesaggistica che offre Passignano con i suoi meravigliosi tramonti ma certamente anche la quiete e la serenità da clima vacanziero che ha contribuito a piazzare il comune al 19esimo posto in classifica per indice di vivibilità in Italia. Un tempo eravamo noi a sognar l'America, ora è l'America a sognar noi? L'idea di produrre film in maniera indipendente, libera da condizionamenti spesso legati agli indirizzi delle maggiori case cinematografiche hollywoodiane, ha spinto Lucas a fondare a San Francisco negli anni '70 la Lucasfilm, affiancata da studi specializzati nelle tecnologie come l'Industrial Light & Magic e la Skywalker Sound. Dopo il successo di "American Graffiti" sarà "Guerre Stellari" del 1977 premiato con ben 7 Oscar (effetti speciali, direzione artistica, scenografie, costumi, sonoro, montaggio e commento musicale), insieme a "Star Wars" e "Indiana Jones", ad affascinare l'immaginario di intere generazioni rivoluzionando, inoltre, con la digitalizzazione e l'animazione grafica per gli effetti speciali, la disciplina cinematografica. Casi di enorme successo commerciale, di pubblico e di critica anche grazie alla fertile politica del merchandising relativo ai films. "Star Wars – afferma George Walton Lucas Jr. – è stato per me un sogno reale ed esoterico al tempo stesso: sono qui per dirvelo anche con i mezzi digitali, ma prima con la mia passione di narratore di storie armato di parole, emozioni, cinepresa".