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MILANO - MONTECARLO - MIAMI

"MACHINES À PENSER" A VENEZIA

Fondazione Prada presenta la mostra “Machines à penser”, a cura di Dieter Roelstraete, un progetto che esplora la correlazione tra le condizioni di esilio, fuga e ritiro e i luoghi fisici o mentali che favoriscono la riflessione, il pensiero e la produzione intellettuale. L'esposizione si tiene dal 26 maggio al 25 novembre nella sede di Venezia della fondazione, all'interno del palazzo di Ca' Corner della Regina e si focalizza su tre fondamentali figure della filosofia del XX secolo: Theodor W. Adorno (1903 - 1969), Martin Heidegger (1889 - 1976) e Ludwig Wittgenstein (1889 - 1951). Gli ultimi due filosofi hanno condiviso nel corso della loro vita la necessità di creare un proprio luogo di isolamento intellettuale: Heidegger ha trascorso lunghi periodi della sua maturità in una baita a Todtnauberg nella Foresta Nera in Germania, mentre Wittgenstein si è ritirato in più momenti della sua esistenza in un rifugio situato in un fiordo a Skjolden in Norvegia. Nel caso di Adorno è analizzata, invece, la condizione di esilio che il filosofo tedesco sperimenta, a causa dell’affermazione del nazismo in Germania, prima a Oxford e poi a Los Angeles. Seguendo queste riflessioni l’artista e poeta scozzese Ian Hamilton Finlay ha realizzato nel 1987 Adorno’s Hut, un’installazione centrale all’interno della mostra insieme alle ricostruzioni architettoniche dei luoghi di ritiro di Heidegger e Wittgenstein. Esposte negli spazi di Ca’ Corner della Regina, queste riproduzioni accolgono a loro volta documenti e opere che trattano il tema dell’archetipo architettonico della capanna come luogo di fuga e di ritiro. La mostra si sviluppa al piano terra e al primo piano nobile del palazzo settecentesco in un percorso che approfondisce le figure dei tre pensatori e la relazione tra filosofia, arte e architettura. Adorno è il protagonista della prima parte della mostra, in cui il suo esilio americano è evocato attraverso l’ingrandimento di una fotografia di Patrick Lakey che documenta l’interno di Villa Aurora a Los Angeles. Il destino dell’allontanamento forzato e il tema più generale del legame tra spazio e pensiero sono esplorati attraverso i lavori di artisti come Susan Philipsz, Ewan Telford, Patrick Lakey e Anselm Kiefer. Al primo piano di Ca’ Corner della Regina l’abitazione di Heidegger nella Foresta Nera è evocata attraverso una ricostruzione in scala ridotta che ospita, tra le altre opere, una serie di fotografie del filosofo e della moglie realizzate a Todtnauberg tra il 1966 e il 1968 dalla fotoreporter Digne Meller-Marcovicz, oggetti in ceramica di Jan Bontjes van Beek e stampe fotografiche di due opere d’arte presenti originariamente nella casa, tra le quali un ritratto del poeta regionale tedesco Johann Peter Hebel. Altri lavori di artisti contemporanei come Giulio Paolini, Sophie Nys, Iñigo Manglano-Ovalle e Paolo Chiasera si concentrano sull’influenza del pensiero heideggeriano sulle concezioni dell’abitare, dell’essere e dell’appartenenza. All’interno della ricostruzione della piccola casa di Wittgenstein a Skjolden in Norvegia è esposta l’unica scultura realizzata dal filosofo austro-britannico, Head of a girl, insieme ad alcuni suoi oggetti personali. L’esilio auto-imposto di Wittgenstein e la sua costante ricerca di una condizione di pace spirituale sono l’ispirazione alla base dei lavori del collettivo norvegese composto da Sebastian Makonnen Kjølaas, Marianne Bredesen e Siri Hjorth, dell’artista e intellettuale Jeremy Millar e del fotografo Guy Moreton. In mostra anche un’opera di Leonor Antunes e una scultura di Mark Manders. L'esposizione prevede inoltre una sezione storica nella quale è esplorata la leggenda del padre della Chiesa San Gerolamo (347 - 419). Dipinti e stampe rinascimentali dedicate all’iconografia del santo sono esposte nella sala che ospita uno studiolo rinascimentale, mentre nelle sue pareti esterne è allestita l’installazione site-specific Hutopia, realizzata dall’artista e poeta scozzese Alec Finlay.