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MILANO - MONTECARLO - MIAMI

ANDY WARHOL A PALAZZO PRETORIO

Andy Warhol arriva a Palazzo Pretorio a Cittadella (Pd). Il 28 aprile alle ore 18.00 la sala conferenze di Palazzo Pretorio ospita la proiezione di alcuni dei capolavori dell'artista americano, che hanno segnato la storia produttiva di Sirio Luginbühl influenzandone lo stile e l’espressività. Durante la serata sono proiettati i film Kiss (16mm, 1963, durata 54’) e Blow Job (16mm, 1964, durata 35’) provenienti dal Museum of Modern Art di New York. L’evento si inserisce nella ricca rassegna di proiezioni di film sperimentali e d’artista, nell’ambito della mostra “Sirio Luginbühl: film sperimentali”, che ogni due settimane porta a Palazzo Pretorio alcuni dei capolavori degli autori più cari a Luginbühl: Andy Warhol, Stan Brakhage, Gerry Schum, il gruppo Fluxus (George Maciunas, Nam June Paik, Wolf Vostell, Yoko Ono e altri), Paolo Gioli, Michele Sambin. La rassegna è gratuita ed è a cura di Guido Bartorelli e Lisa Parolo che presentano le proiezioni con la collaborazione di Marco Santi e Federica Stevanin. Andy Warhol, figura predominante del movimento della Pop Art e uno dei più influenti artisti del XX secolo, ha dedicato parte del suo lavoro artistico alla produzione filmica. Volgendosi alla cinepresa Warhol imbocca una fase di apertura a nuove vie d’espressione extra-pittoriche. Kiss e Blow Job, i primi film muti e in bianco e nero di Warhol risalenti agli anni 1963-1964, fanno subito accogliere Warhol da protagonista nell’ambiente del cinema sperimentale newyorkese animato da Jonas Mekas, tanto che nel 1964 gli è assegnato dalla rivista Film Culture il Sixth Independent Film Award. I film di Warhol non prendono niente dallo stile e dall’iconografia dei dipinti e, quando Warhol guarda nell’obiettivo, non pensa alla pittura ma solo al «fotografare qualcosa»; un fotografare, il cui valore non è dato dall’immagine che ne risulta, ma dal grado di apertura percettiva rispetto a quel che c’è. Nei film di Warhol si ritrova però l’essenza stessa della Pop Art – che per Warhol «significa apprezzare le cose» - nonostante la diversità stilistica tra pittura e cinema.