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MILANO - MONTECARLO - MIAMI

Raffaello Napoleone e la capacità di trasformare le vibrazioni della moda in progetti inediti all’interno di Pitti Immagine

Con la conferma di Raffaello Napoleone a capo di Pitti Immagine, si è voluta dare una continuità al grande lavoro di squadra che ha consentito alla manifestazione di moda fiorentina di alzare l’asticella della creatività, innovazione e sostenibilità in un contesto di forte internazionalità e profonda attrazione verso ciò che rappresenta il made in Italy. 

Raffaello Napoleone, dopo la sua conferma a amministratore delegato di Pitti Immagine, quali linee guida e quali novità intende apportare per la continuazione di questo importante incarico?

“Qualità, impegno, innovazione, ricerca e internazionalità. Non si tratta solo di valori fondanti di Pitti Immagine, ma dei paradigmi che abbiamo sempre seguito stagione dopo stagione. Oggi più che mai, vere e proprie sfide ad alzare sempre più in alto la nostra asticella. I saloni di Pitti Immagine sono in continua evoluzione, pronti a captare le più attuali vibrazioni della moda – e non solo – e a trasformarle in progetti inediti, puntando su contenuti di innovazione e sul loro essere piattaforma di comunicazione e di stile. Dietro questo c’è un grande lavoro, un lavoro di team, fatto fino a questo momento e a cui dare continuità, puntando sempre più in alto il nostro impegno e la qualità di quello che facciamo, la nostra inimitabile firma”.  

Ormai Pitti Uomo è sinonimo di tendenze e anticipazioni di nuovi trend nel comparto menswear e lifestyle anche a livello internazionale. Quale è la fonte ispiratrice di Firenze in questo ambito? E perché si è sviluppata in particolar modo sul mondo maschile? 

“Pitti Uomo è nato come un salone di moda, che ospita anche sfilate ed eventi speciali, ma nei fatti è molto di più di una semplice fiera e settimana della moda. Nella sua evoluzione è andato ben oltre questi due concetti: big brand internazionali e marchi emergenti, stilisti famosi e giovani designer da tutto il mondo, nuovi progetti e layout d’allestimento, iniziative di scouting e tutorship, mostre, pubblicazioni ed eventi di comunicazione e tanto altro. Una fiera che è anche una fashion week e una fashion week che non è soltanto moda. È sempre così ma ogni volta è diverso. Perché con i nostri appuntamenti abbiamo cercato fin dall’inizio di andare al di là delle formule convenzionali per rappresentare la concretezza e l’immaterialità della moda. Perché combinare la dimensione economica e commerciale con quella comunicativa e culturale è ciò che la moda fa ogni giorno. Ma riuscire a farlo con qualità e in forme originali però non è semplice. Lo sanno bene le altre grandi capitali internazionali della moda. Firenze è il luogo dove il prêt-à-porter è nato, la culla di alcune tra le più prestigiose maison di moda al mondo. E poi la città in sé, con tutta la storia e l’arte che incarna, è una grande ispiratrice di bellezza e creatività. Da sempre Firenze e i saloni di Pitti Immagine sono il luogo di debutti assoluti e di celebrazioni dei maestri della moda mondiale, artefici di stile, sintesi perfetta di eleganza e unione tra valore e innovazione. Le fiere di Pitti Immagine sono cresciute anche grazie alla presenza di Firenze come contenitore e piattaforma unica in cui questi si svolgono. Storicamente, l’evoluzione del sistema della moda italiana, ha fatto sì che Firenze si focalizzasse sulla moda uomo e Milano sulle collezioni donna, come a creare due poli ognuno con una sua specificità. Ma nei fatti c’è stata sempre grande sinergia tra Firenze e Milano, come quella che realizziamo anche stagione dopo stagione con la Camera della Moda di Milano”.  

Con un fatturato di 36,6 milioni nel 2016 e un indotto per Firenze e provincia che supera di dieci volte questo dato, in che modo Pitti potrebbe apportare beneficio non solo al capoluogo, ma all’intera Toscana, con uno sguardo rivolto verso altre regioni confinanti?

“Se pur con uno sguardo sempre rivolto all’internazionalità, le manifestazioni di Pitti Immagine hanno sempre puntato a mettere in luce il made in Italy creativo come punto di riferimento cruciale per la moda contemporanea mondiale. Ce l’abbiamo in casa: si tratta di idee, aziende, competenze, persone che operano qui a Firenze, nel distretto produttivo Toscano e in Italia, in generale. Ed è anche per questo che una fiera come la nostra non smette di investire sul territorio, che delle qualità creative del made in Italy e dell’Italia non è solo un simbolo storico, ma una realtà presente, attiva e dinamica. Qui ci sono alcuni tra i migliori distretti produttivi mondiali, penso alla filatura, al settore conciario, alla lavorazione artigianale della pelle, ma ovviamente non solo, con delle peculiarità specifiche che rappresentano l’eccellenza assoluta, per tradizione e capacità innovativa. Le manifestazioni e gli eventi di Pitti Immagine, per la loro internazionalità, la capacità di promozione delle migliori eccellenze italiane e internazionali - e quindi anche del territorio e dei distretti toscani – delle loro produzioni e della loro immagine, rappresentano un volano incredibile di valorizzazione anche del nostro territorio. E non solo dal punto di vista del settore moda, ma anche per quanto riguarda il lifestyle, il turismo, il food, e non da ultimo i nostri beni storico e artistici”.  

Qual è il trend di crescita nei nuovi mercati? Ci sono delle aeree geografiche che vi piacerebbe esplorare ulteriormente?

“Le ultime edizioni dei saloni di Pitti sono state decisamente positive, sia in termini di partecipazioni di aziende, sia di affluenza di compratori e operatori del settore arrivati a Firenze. Si è respirata un’atmosfera di grande dinamismo, e questo ci rende fiduciosi per le prossime stagioni. Per quanto riguarda l’andamento economico della moda uomo, nonostante un quadro macro-economico in continua evoluzione e dalle molte incertezza, lo stile italiano e il made in Italy hanno un appeal internazionale che non accenna ad arrestarsi, e l’export è il driver che traina i fatturati delle nostre aziende. Credo che il sostegno crescente all’internazionalizzazione del sistema della moda italiana da parte del Ministero dello Sviluppo Economico e di Ice Agenzia per l’Internazionalizzazione delle imprese italiane sia un fattore strategico, e il supporto che arriva da queste istituzioni anche ai nostri saloni – attraverso il sostegno ai progetti e agli eventi speciali, e all’incoming di buyer e stampa internazionale – sta dando risultati importanti e concreti. La Russia e le economie ad essa collegate stanno dando segnali concreti di ripresa, così come margini di crescita si stanno registrando su tanti dei mercati emergenti. Penso al Far East, a un paese come la Corea in primis, ma anche al Sud America e all’Africa, continente quest’ultimo con paesi e mercati in grande espansione, che sono certo nei prossimi anni catalizzeranno l’attenzione delle aziende della moda italiana”.

In un processo di continua dialettica tra Firenze e Milano, quale sforzo e impegno reputa opportuno intraprendere per integrare le attività svolte sul comparto moda maschile dalle due città e rafforzare l’intera filiera in un’ottica di fare sistema?

“Come accennato sopra, Firenze e Milano si sono storicamente concentrate su settori moda specifici, con Firenze più focalizzata sulla moda uomo, il bambino e le eccellenze ella filatura, e Milano più dedicata alla moda donna. Ma questo non ha impedito di dare vita a un lavoro sinergico di sostegno reciproco e sviluppo del settore moda italiano nel suo insieme. Alla base di tutto, sia del rapporto tra queste due città, ma soprattutto nella direzione della valorizzazione del nostro sistema industriale della moda, reputo sia fondamentale incrementare operazioni promozionali mirate, da e verso i mercati in cui l’export ha margini di crescita per la moda italiana, creando occasioni di incontro tra le nostre aziende e i buyer internazionali. E al tempo stesso potenziare le occasioni di comunicazione di immagine e cultura contemporanea: questa è sicuramente una prospettiva su cui continuare a investire con decisione. Accanto a questo, occorre sempre più puntare sui giovani designer, e incentivare gli strumenti di valorizzazione e accompagnamento nella loro carriera. E non da ultimo occorre puntare – accanto ai grandi eventi – anche su progetti che possano fungere da ponte sinergico tra istituzioni culturali e museali, realtà che valorizzino la cultura della moda e dello stile italiani, capaci di catalizzare grande risonanza mediatica e di creare un alto ritorno di immagine, comunicando col mondo”. 

Oggi il settore fashion a livello italiano è secondo solo a quello della meccanica. Come immagina la moda del futuro tra tecnologia, industria 4.0, sostenibilità sociale e ambientale?

“La moda è indubbiamente uno dei settori dell’economia a più alto potenziale di innovazione. Anzi, possiamo dire che la moda, per sua stessa natura, si nutre d’innovazione. Questo è uno dei fattori per cui il fashion è molto attento ai cambiamenti positivi della società e in particolare ai messaggi di utilità sociale, alle campagne di comunicazione in cui si parla di stili di vita dalla forte impronta ecologica ed ecosostenibile, ai progetti legati alla lotta ai cambiamenti climatici e alla riduzione dei consumi energetici. Chi più chi meno, tutti i brand della moda si confrontano nel loro percorso evolutivo con scelte e progetti legati all’ecologia e alla sostenibilità, in quanto valori oggi sempre più condivisi tra i consumatori più evoluti, coscienti che anche gli acquisti di moda sono diventati scelte etiche concrete. Aggiungo che anche gli appuntamenti fieristici come quelli organizzati da noi di Pitti Immagine sono delle piattaforme di comunicazione incredibili e dei contesti ideali in cui lanciare messaggi legati all’etica e allo sviluppo sostenibile. Le fiere sono dei moltiplicatori incredibili di messaggi, luoghi in cui si fa comunicazione a 360°, ma anche occasioni ideali in cui si creano i network progettuali per sviluppare idee e realizzare concretamente attività. Siamo alla continua ricerca di soluzioni innovative che possano supportare il business dei nostri principali interlocutori: i brand e i compratori. Lo stesso E-Pitti – la nostra esperienza fieristica virtuale - nasce dalla convinzione nei nostri mezzi e allo stesso tempo dalla consapevolezza di dover cercare nuove opportunità di contatto, ampliandoci, grazie a internet e alle tecnologie, verso nuovi mercati. Un progetto che ci sta portando verso risultati più che positivi: una corsa che non si arresta che conferma come la nostra visione di manifestazione fieristica come piattaforma di servizi a 360 gradi sia assolutamente vincente”.