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MILANO - MONTECARLO - MIAMI

L’APE, IL MIELE E LA DANZA DELL’ADDOME

Api ventilatrici che mantengono costante la temperatura dell’arnia anche in giornate così calde, le guardiane pronte alla difesa appena viene aperto questo prezioso rifugio e le operaie spazzine che lo mantengono pulito e in ordine, le allevatrici che nutrono le larve, le bottinatrici che depositano a oltranza il polline chiudendo poi le cellette ricolme del prezioso raccolto. Un mondo organizzato alla perfezione, dove vige una rigorosa divisione del lavoro, ma dove una operaia che inizia la sua carriera come spazzina, può sempre aspirare a diventare bottinatrice. Perfezione persino nei voli di ricognizione che segnalano esattamente dove si trova il fiore più bello, più ricco, più profumato, disegnando nell’aria un fantastico otto.In  questa colonia sociale ogni membro ha un compito preciso, in relazione alla propria età e capacità e non potrebbe mai sopravvivere da solo, ma necessita del sostegno di tutti. La struttura sociale dipende da un efficace sistema di comunicazione, dalla produzione chimica di ferormoni e dalla danza. Ogni colonia ha una sola regina, tranne durante e dopo un periodo variabile di preparazione alla sciamatura e sostituzione. L’arnia è il ricovero artificiale costruito dall’uomo dove vivono le api e può essere di varie forme, dimensioni, di svariati materiali e all’interno del quale le api costruiscono i favi, allevano la covata e depositano il miele: dalle arnie rustiche (i bugni villici) a favo fisso e usate dall’uomo agli albori dell’apicoltura utilizzando tronchi cavi d’albero, ceste di vimini, campane di paglia, recipienti di sughero, fino ai giorni nostri in comode “casette” razionali. Il prezioso miele prodotto era usato fino dall’antichità nelle cerimonie votive, come farmaco, ma anche per “spumantizzare” bevande a base d’ acqua e aromi, l’idromele, o a base di vino, il mulsum, vino e miele in accattivante armonia. Eclettico in cucina, le sue proprietà nel Medioevo erano studiate soprattutto nei conventi. Il miele infatti lo troviamo utilizzato nei ricettari tardo medievali in portate che non risultavano di gusto né esclusivamente, né prevalentemente dolce. La sua funzione, in queste combinazioni dal sapore promiscuo, sembra più simile a quella di un correttore di sapidità che di un edulcorante vero e proprio. Il binomio apicoltura e religione poi, rimarrà una costante per moltissimo tempo: la cera vergine, infatti, rappresentava la materia prima delle candele che rischiaravano i luoghi di culto. In un miele sentiamo fioriture e nettari, profumi e aromi di paesaggi diversi e dal tipo di flora nettarifera dipendono caratteristiche farmacologiche specifiche, pur nel rispetto di alcune proprietà generali che la medicina erboristica gli riconosce. È infatti suggerito per la cura del sistema emopoietico (grazie alla ricchezza di sali), del sistema cutaneo (favorisce la cicatrizzazione e l’idratazione), del sistema nervoso (migliorerebbe sonno e concentrazione), dell'apparato respiratorio (come fluidificante),, dell'apparato circolatorio e di quello digerente. Per tutte queste virtù naturali il miele ha scandito tappe storiche della farmacopea, della culinaria e della gastronomia, regalandoci pozioni miracolose o ricette di preparazioni regionali arrivate a noi in felice connubio con  quella frutta secca il cui uso è tipico delle zone del Mediterraneo, ed è nostro compito oggi difendere il loro importante ruolo nella biodiversità. È nata infatti, prima in Italia e proprio in Umbria a Panicale, l’ “autostrada delle api”, creata mesi fa a Oslo, un percorso dove l’ambiente viene salvaguardato dall’uso di pesticidi o altre sostanze chimiche e dove le api possono succhiare in tutta tranquillità. Le api, animali sociali, sono dotate anche di particolari percezioni sensoriali. Il primo a compiere studi approfonditi su questo argomento dimostrando la loro sensibilità ai raggi ultravioletti ed alla luce polarizzata, è stato il biologo Karl Von Frisch, insignito del Premio Nobel per la Fisiologia e Medicina nel 1973. Oltre ai due occhi compositi, l'ape dispone di altri tre ocelli, occhi semplici e sensibili alla luce polarizzata che permettono di trovare il sole anche attraverso le nuvole. La bottinatrice, cioè l’ape raccoglitrice, inscena un movimento, la “danza dell’addome”, una specie di danza del ventre che, a seconda delle diverse e più o meno veloci oscillazioni, indica una fonte di cibo lontana, ma molto, molto interessante.