• Il Mediterraneo: un bacino di speranza

    Mercoledì, 13 Luglio 2016,
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    Semiha Borovac è la prima donna musulmana a essere diventata sindaco della capitale della Bosnia, un sindaco donna per Sarajevo. La sua carica è durata dal 2005 al 2009 e, attualmente, è stata nominata, grazie al dolce risvolto del suo duro lavoro, Ministro dei diritti umani e dei rifugiati. Un traguardo incredibile che ha segnato, ed è prova, del passaggio e dell'evoluzione cognitiva di un'epoca. Fin da subito la sua idea politica è stata quella d'intervenire sulla situazione precaria del proprio paese puntando su una politica di cooperazione e rispetto tra le nazioni. "Abbiamo aperto relazioni con la Serbia e il Montenegro, pensando agli interessi comuni e i vantaggi per i rispettivi popoli. La volontà di entrare in Europa, è per noi una necessità primaria, e ciò potrebbe concretizzarsi solo se riusciremo a collaborare tra Stati. La via della Giustizia è stata prolungata, ma non si è fermata. Mi auguro un felice e tiepido rapporto di collaborazione internazionale, sul fronte della verità che qui tutti attendiamo”. Nonostante esempi virtuosi e sebbene la questione dell'emancipazione femminile in Europa sia uno dei trend topic dal dopo guerra, sono ancora poche le occasioni in cui le donne possono emergere operativamente nella società moderna mediterranea. A svantaggio della donna, si accompagna un’ampia diffusione di stereotipi che contribuisce ad una rigidità nei ruoli che genera lampanti ingiustizie e privazioni legate al mondo del lavoro. Sono continue le rinunce che le donne devono accettare: dalla riduzione del salario alla difficoltà nell’essere assunte (specie nel periodo di possibili gravidanze). È davvero possibile che in quei Paesi che definiamo sviluppati ancora oggi le donne debbano trovarsi a combattere per un diritto inalienabile come quello di essere madre? E nei luoghi in cui, ancora nel XXI secolo, si combatte per la libertà con manifestazioni e guerre continue, quale è il coinvolgimento delle donne? È il digitale che dà voce a donne che combattono e che per molti non esistono; che testimonia l’impegno di tutte coloro che affrontano ogni giorno guerre e ingiustizie. Grazie ai social network hanno l’opportunità di riacquistare un corpo, di non essere più invisibili. Possono sostenere le proprie idee e condividerle col mondo rendendo la loro presenza un segno permanente nella storia dei luoghi in cui vivono. Il web è portatore della testimonianza del ruolo avuto dalle donne nei paesi Nord africani durante le rivoluzioni. Le ragazze tunisine si sono sollevate accanto ai propri uomini per elaborare nuove politiche che avessero i valori della parità e della dignità; nelle strade d’Egitto hanno sfilato insieme ai mariti manifestando contro un’inflazione alle stelle e una disoccupazione dilagante, pretendendo un cambiamento. La folla era per più del 30% costituita da femmine. L’entusiasmo e l’attivismo dimostrato in questi paesi fa sperare per il futuro in un maggior coinvolgimento politico delle donne. Ancora nessuna nazione al mondo può dire di aver raggiunto la parità dei sessi. Il Mediterraneo, è divenuto l’emblema di speranze. Promuovere quindi i diritti delle donne è una delle strategie più efficaci per l’impatto rilevante che ne deriva nella vita sociale. E per concludere, il nostro pensiero non può che andare a un’altra donna sindaco che fa del coraggio la sua missione quotidiana: Giusi Nicolini, Sindaco di Lampedusa che da sola fa quel che altri ancora si chiedono come si debba fare. Laura Castellaneta, Elisa Lightowler, Maria Zugni   a cura degli studenti dell’Istituto Europeo di Design di Milano Art Direction: Michela Russo, Lorenzo Gonnelli
    Letto 439 volte Ultima modifica il Sabato, 03 Novembre 2018 19:18
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