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Ritorno dei giovani alla terra

Lunedì, 15 Giugno 2015,
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A fronte di una crisi economica ed occupazionale senza precedenti che sembra poter cancellare il futuro di un’intera generazione si aprono opzioni e sfide che già da qualche anno i giovani stanno raccogliendo. Parliamo del ritorno alla terra. Se il lavoro manca c’è comunque la terra, abbondante, di ottima qualità che attende solo l’opera di lavoratori e imprenditori. Lasciamo parlare le cifre: nella desolazione generale, che vede in calo i settori dell’industria e dei servizi, riscontriamo una variazione con il segno positivo, in controtendenza, della produzione agricola. Prendendo a riferimento l’anno 2013 i dati ISTAT riferiscono un incremento del 4,7% rispetto all’anno precedente con un trend a crescere. Conseguentemente le associazioni di categoria prevedono la creazione di 100.000 nuovi posti di lavoro nell’arco di un triennio. Tornare alla terra, dunque, ma con un nuovo spirito imprenditoriale in grado di creare sinergie con imprese, associazioni, università. Sono soprattutto i giovani, delusi in parte nelle proprie aspirazioni di affermazione professionale in settori considerati socialmente più elevati, ad aver preso coscienza della nuova realtà. Fanno fede a questo riguardo le iscrizioni in fortissimo aumento agli istituti di agraria e successiva facoltà universitaria. I dati disponibili sono eloquenti: +40% di iscrizioni ai dipartimenti di agraria in tutta Italia nel 2013 con un’ulteriore tendenza alla crescita. Alcuni dati, provenienti dalla Coldiretti, forniscono importanti dettagli sulla nuova figura di imprenditore agricolo e sulla crescita globale di questo settore: un terzo delle imprese agricole è nato negli ultimi dieci anni,  i titolari d’impresa con  meno di 35 anni raggiungono il 7% del totale  e sono alla guida di 62.000 aziende. I giovani hanno ampliato e differenziato la gamma delle offerte del settore: agriturismo, fattorie didattiche, vendita diretta di prodotti a Km zero, senza costi aggiuntivi di trasporto e imballaggio, prodotti cosmetici naturali ecc. Sono coinvolte anche figure professionali altamente qualificate come i bio-ingegneri che combattono il dissesto idrogeologico, così drammaticamente attuale, con la razionale dislocazione delle piante. I nuovi imprenditori agricoli, in giacca e cravatta, sono così diventati imprenditori del cibo: chi coltiva la frutta, ad esempio, percorre verticalmente tutta la filiera, fino alla vendita. Rispetto al passato le regole sono cambiate in profondità: nella nuova green economy, oltre alle tradizionali figure di trattoristi, vivaisti, giardinieri, potatori e innestatori si rendono sempre più necessarie le professionalità di agronomi, chimici, biologi e persino informatici ed economisti in una sorta di “indotto” culturale-professionale di evidente valenza occupazionale. Ecco quindi che la scolarità dei nuovi giovani agricoltori, a differenza dei loro nonni, si può definire medio-alta. Quantificando, il 37 % degli operatori è laureato e il 56% è in possesso di un titolo di studio superiore. In questo quadro si inseriscono, però, alcune ombre. La più importante è la difficoltà di accesso al credito. Le modalità di finanziamento offerte dalle banche agli imprenditori della terra sono ancora quelle previste dalla normativa del credito agrario del 1928. Un vero e proprio collo di bottiglia. Si rende pertanto necessario e urgente l’intervento del Ministero dello Sviluppo Economico a favore di una maggiore flessibilità nell’erogazione dei fondi necessari a dare continuità al positivo trend di un settore così rilevante della nostra economia.
Letto 1329 volte Ultima modifica il Giovedì, 08 Novembre 2018 13:08
Walter Leti

01.07.18, Autori

Redattore Riflesso - Walter Leti

Redattore
Ambiente

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