sezione arte riflesso magazine

Monache senza volto e chiodi di Cristo tra le nebbie dei Laghi di Como e Varese

Martedì, 29 Novembre 2016,
Arte,
La scoperta dei luoghi più misteriosi e nascosti della Lombardia ci conduce a Torno, in provincia di Como. Qui si trova la chiesa gotico-romanica di San Giovanni del XII secolo, legata alla leggenda del ritrovamento di uno dei chiodi della passione di Cristo. Dopo la conquista di Gerusalemme, Alemanno, un arcivescovo teutonico che aveva preso parte alla Crociata, entrò in possesso di uno dei chiodi della croce di Gesù. Sulla via del ritorno in Germania si fermò a Torno. Dopo avervi trascorso la notte, riprese il cammino verso casa, ma d’improvviso fu bloccato da due violente tempeste. Il vescovo capì che si trattava di segnali divini e decise di posare le reliquie nel luogo dove oggi sorge la chiesa di San Giovanni. Durante il sacco di Torno, il Santo Chiodo fu rubato da un soldato di ventura, ma in seguito alle disgrazie che colpirono lui e la sua famiglia, venne riportato subito al suo posto. Da allora è conservato in un reliquiario tuttora presente dietro l’altare maggiore della chiesa, custodito da sette chiavi che richiamano i sette sigilli dell’Apocalisse. Una è tenuta dal parroco di Torno e le altre da sei famiglie del paese. A pochi passi dalla chiesa, nel fitto del bosco sulle rive del lago di Como, non è difficile imbattersi in antiche vasche scavate in grandi massi. Ad oggi la loro reale funzione non è stata chiarita, ma si pensa fossero semplici tombe. Accanto a queste vasche vi è la "pietra pendula", una pietra oscillante posizionata in bilico, ma in modo tale che non cada. Prima di riposarci da questo peregrinare tra i misteri lombardi, non si può non dare una sbirciata al monastero di Torba, in provincia di Varese. L’edificio, in origine un castrum militare, fu abitato da alcune monache benedettine che lo arricchirono con la costruzione della chiesa e del monastero nell’VIII secolo. Ma è al secondo piano dell’edificio, dove le sorelle si riunivano per pregare, che ci si imbatte in qualcosa di davvero inquietante: un affresco in cui sono raffigurate otto monache in processione, tre delle quali senza volto. Ogni contorno del volto è un ovale perfetto, senza alcuna traccia di erosione causata dal tempo, come se i ritratti fossero sempre stati senza viso. La leggenda vuole che, mentre veniva realizzato l’affresco, tre monache siano scomparse dal monastero per motivi tutt’oggi ignoti, lasciando così incompleti i ritratti. Ma i loro i loro spiriti starebbero ancora oggi vagando nei campi e nei boschi intorno al monastero di Torba nel tentativo di riprendere possesso dei loro volti mai ritratti.

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