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Lecco, i longobardi tra le piramidi

Mercoledì, 21 Settembre 2016,
Arte,
Quello di Lecco è un territorio di puro incanto, di quelli che si trovano solo nelle fiabe. Il nostro piccolo viaggio alla scoperta di questa terra ricca di sorprese inizia dall’Orrido di Bellano, una cascata che taglia a metà l’abisso di una gola, sovrastata da quella che le leggende locali hanno battezzato “Casa del Diavolo”. È una torretta costruita a ridosso del fiume Pioverna di cui non si conosce l'origine e la funzione. Di certo il suo nome è legato alle figure mitologiche, fra cui quella di un satiro, che decorano la facciata dell'ultimo piano. Si dice che al suo interno si svolgessero rituali orgiastici dedicati a Satana e forse non è un caso se all’entrata dell’Orrido, proprio accanto alla Casa del diavolo, si erge la Chiesa dei Santi Nazario e Celso, risalente al XIV-XVI secolo e costruita forse per esorcizzare un luogo infestato da presenze demoniache. Proseguendo verso il Lago di Annone e inerpicandosi lungo un sentiero roccioso nel fitto del bosco, si sfocia in una radura erbosa dove l’Abbazia romanica di San Pietro al Monte domina il paesaggio alpino. La leggenda narra che proprio qui Adelchi, figlio del re longobardo Desiderio, inseguì un cinghiale fin dentro una chiesetta durante una battuta di caccia. Nel preciso istante in cui stava per scoccare la freccia contro l'animale, che si era accovacciato davanti all'altare quasi a chiedere protezione a Dio, il principe si ritrovò improvvisamente cieco. Pentitosi del male che stava per compiere e soccorso da un eremita che qui si era ritirato in preghiera, si bagnò gli occhi alla sorgente che sgorgava in prossimità della chiesetta, riacquistando miracolosamente la vista. Re Desiderio, di fronte al miracolo, non solo si convertì al Cristianesimo, ma nel 772 d.C. fece edificare, nei pressi di questa fonte, una grande chiesa e un monastero, recandovi le reliquie dei Santi Pietro e Paolo. A pochi chilometri dall’Abbazia di San Pietro al Monte, nel Parco di Montevecchia a Rovagnate, è possibile imbattersi – e stavolta davvero per caso – in un luogo ancor più denso di mistero. Intorno ci sono solo tre colline, ma che all’osservazione satellitare si rivelano essere qualcosa di molto di più. Base, lati e pendenza di queste strutture geologiche sono identiche e, pur essendo ricoperte di terra e vegetazione, ci si accorge che sono in realtà tre piramidi a gradoni, tutte con stesso orientamento verso Est e con un'inclinazione massima di 43-44 gradi. Dopo la scoperta nel 2001, gli studiosi hanno messo in luce come si tratti di strutture artificiali realizzate dalla mano dell’uomo, che in questa zona è presente sin dal 60.000 a.C, tanto che il parco è il più antico insediamento preistorico lombardo. Le piramidi avrebbero uno scopo religioso-astronomico e una delle tre sarebbe stata utilizzata dai Celti come osservatorio astronomico intorno al 400-500 a.C. Ma i Celti sarebbero stati solo gli ultimi "utilizzatori" della piramide. Proprio qui, sulla cima, si può notare un muro a secco, unico resto del santuario celtico. Ma la cosa più sbalorditiva è che le tre piramidi sono allineate, con precisione quasi millimetrica, alle tre stelle della cintura di Orione. Insomma, nulla da invidiare all’Egitto.

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