sezione arte riflesso magazine

Ballando con le ossa

Venerdì, 09 Ottobre 2015,
Arte,
 
Se nella notte di Ognissanti, il primo di novembre, passate per piazzetta Santo Stefano a Milano e vi capita di udire rumore di ossa che battono come trascinate dalla frenesia di un ballo, non siete in un film dell’orrore. Peggio: siete davanti all’Ossario di San Bernardino. Nel 1127, nell'odierna via Brolo, venne edificato un ospedale davanti alla basilica di Santo Stefano Maggiore, destinato alla cura dei lebbrosi, e con esso un cimitero per accogliere i corpi dei malati defunti. Ma lo spazio si rivelò presto insufficiente. Nel 1210 venne quindi costruita una camera per accogliere le ossa provenienti dal cimitero, al fianco del quale, anni dopo, sorse la primitiva chiesa. Nel XV secolo l'edificio fu utilizzato per le proprie riunioni dalla confraternita dei Disciplini, il cui patrono era san Bernardino da Siena, appartenente allo stesso ordine nato nel Medioevo. Con i loro cappucci chiusi, che celavano completamente il volto tranne le due fessure all’altezza degli occhi, il teschio che portavano al cordone della cintura e il saio di lana aperto sulla schiena, questi strani monaci dedicavano buona parte delle loro giornate alla disciplina (da qui il loro nome) dell’autoflagellazione. Furono proprio loro a rifare l’arredo della stanza, ricoprendone le pareti di teschi, omeri, tibie, femori, con lunghe ossa disposte in alto in modo tale da formare la M di Maria Vergine, cui la chiesa era un tempo dedicata. L’effetto finale doveva essere impressionante, tanto che Giovanni V, re del Portogallo, quando visitò l’ossario ne rimase a tal punto colpito da farne costruire uno simile a Evora, nel suo regno. Dal macabro aspetto del luogo non potevano che fiorire le più strane e fantasiose leggende metropolitane. Prima fra tutte quella sullo scheletro di una fanciulla (sepolto integro sulla sinistra dell’altare e chiaramente visibile) che nella notte di Ognissanti prenderebbe vita e, scivolando attraverso un buco nascosto, si introdurrebbe nella cappella, trascinando con sé gli altri scheletri e dando inizio a una danza dei morti. O come quella sul fantasma del monaco che infesta il campanile dell’adiacente chiesa di Santo Stefano, dove un tempo sarebbe stato murato vivo. Ma a chi appartengono realmente quelle ossa? Secondo alcune leggende, le ossa sarebbero quelle dei martiri cristiani, guidati da sant’Ambrogio in battaglia contro gli ariani, e periti sul campo, secondo altre quelle dei milanesi uccisi dai goti di Uraia nel 539 d.C. Magari la notte di Ognissanti fate un salto lì e chiedeteglielo di persona.

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