Sulla Rocca dei Vescovi guardando Verona

Situata sulle pendici dei Berici, tra stradine tortuose, rivoli colmi d’acqua, case antiche, vigneti e una campagna ridente, il borgo di Brendola, per la sua formidabile posizione, fu oggetto delle mire dei Signori veronesi e padovani

03.12.18 , Architettura , Collaboratore Riflesso

 

Sulla Rocca dei Vescovi guardando Verona

Tanto bella che pare un miracolo. Un luogo semplice, posto sulle pendici dei Berici rivolte al veronese, fatto di stradine tortuose, rivoli colmi d’acqua, nugoli di case antiche ed eleganti poste qua e là, tra i vigneti e una campagna ridente e verdissima che tenta di conquistare anche le pendici più ripide delle colline.

Brendola trasuda storia in ogni sua parte: oggetto di bonifica da parte dei benedettini nell’Alto Medioevo, ebbe la fortuna di essere scelta da Ottone I di Sassonia come luogo da occupare con una poderosa rocca, fortezza che domina tutt’oggi l’intero abitato. Poco dopo l’edificazione, la rocca venne concessa in feudo ai vescovi di Vicenza; questi fecero del borgo uno dei loro primi feudi e del fortilizio primario avamposto.

La formidabile posizione, il paese vivace e fertile, fecero di Brendola oggetto delle mire dei Signori di Verona e di Padova. Nel 1404 Vicenza con il suo territorio si consegnava ai Veneziani che installarono un castellano presso la rocca, spendendo ducati per avviarne un restauro. La vivacità vissuta in età veneziana si interruppe nel 1513 quando, su suggerimento del condottiero Bartolomeo d’Alviano, la fortezza venne minata e ridotta in rovine per evitarne l’occupazione da parte dei nemici della Repubblica. Le rovine della Rocca dei Vescovi – composte da un massiccio mastio, e dalle vestige delle muraglie che lo circondavano con la porta – sono parte ora di un percorso suggestivo, collegate al paese da una stradina serpeggiante (via Pio XII) che le congiunge più in basso al nucleo più antico di Brendola, al sagrato della neogotica chiesa di San Michele, attorniato da vecchie case e da una allettante osteria.

Scendendo ancora, si giunge alla piazzetta Vicariato, circondata dai giardini frondosi della seicentesca e barocca Villa Pagello, Villa Maluta dell’Ottocento ed il medievale palazzotto dei Vicari, sede amministrativa in età veneziana. Presso piazza della Vittoria si è invece dominati dalla grandiosa “Incompiuta”, la nuova chiesa di San Michele iniziata verso il 1931 a sostituzione della più antica e scomoda parrocchiale; il nuovo “duomo” di Brendola non venne mai portato a compimento. Il grande edificio, come una cattedrale nel deserto, è costruito sopra un’altura e circondato da vigneti e caratterizza indiscutibilmente il profilo della località. Di fronte si erge l’elegante loggiato quattrocentesco addossato ad un tozzo torrione, complesso riferibile ai Piovene e ora sede comunale.

Proseguendo verso il basso, lungo l’arteria principale del paese, via Revese, incontriamo sulla destra, come una sorta di reliquiario, l’oratorio di Santa Maria Annunciata “la chiesetta Revese” costruita dall’omonima famiglia alla fine del Quattrocento in stile lombardo e affrescata da Giovanni Buonconsiglio, probabilmente nei primi anni del ‘500. Alla famiglia Ravese è riconducibile anche il torrione con pregevolissimo portale di stile sanmichelesco che si innalza poco dopo la chiesa: faceva parte di un grande complesso gentilizio formato da masserie, corte dominicale, villa e giardini, mutati nel corso dei secoli ed in gran parte perduti.

Seguendo le altre numerose vie incontriamo ancora chiese e splendide ville, come la bella Villa Casavalle, o ancora Villa Ferramosca. Tutto sembra disposto per essere scoperto con lentezza, nella calma agreste del luogo. Già la bicicletta sembra un mezzo troppo svelto per scoprire la pax brendolana, e il camminare alla ricerca della storia, dei vitigni di Garganega o di qualche osteria dove bere un’ombra con due fette di salame de casada può restituire finalmente quell’equilibrio tutto umano che manca, spesso, al quotidiano contemporaneo.

Riccardo Martin

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