Umbriano: il paese fantasma

Giovedì, 01 Agosto 2013,
Fascino, silenzio e paesaggio naturale che lentamente si riappropria degli spazi: questa è la possibile immagine di una ghost town. Un luogo abbandonato che nasconde tra i ruderi una storia.  Quando le ragioni che hanno spinto l’uomo a fondare una città vengono meno o ci si imbatte in fattori come catastrofi naturali, guerre, isolamento, mancanza di attività economiche o naturali, può insorgere il processo migratorio verso altre località ed il conseguente abbandono. L’ultima famiglia che lasciò Umbriano sessanta anni fa fu attratta dalla città industriale. Questo borgo fortificato ubicato nel comune di Ferentillo (Tr) è, secondo tradizione, il primo nucleo abitativo dell’Umbria nonché il primo insediamento stabile dell’antico popolo degli Umbri, da cui prende il nome. La sua fortificazione avvenne all’alba del IX secolo, subito dopo l’invasione saracena dell’Umbria; grazie ad una posizione dominante, inespugnabile, serviva insieme alla rocca di Ferentillo, a difendere l’abbazia di San Pietro in Valle (storico monastero convertito oggi in residenza alberghiera). Umbriano ora, come un tempo, non è raggiunto da strade carrabili, ma solo da percorsi rurali praticabili a piedi o a cavallo. È costituito da una trentina di edifici risalenti in gran parte al quindicesimo secolo, disposti seguendo l’andamento del pendio roccioso. Completano la suggestione la porta ogivale, i bastioni, l’emblematico cassero e la piccola chiesa che tenta di proteggere quel che resta degli affreschi dell’allievo del Perugino, Giovanni di Pietro detto Lo Spagna, di cui alcune opere vengono custodite nei Musei Vaticani, al Louvre e nella National Gallery di Londra.  Dopo decenni di silenzio, Umbriano qualche anno fa fece parlare di sé, quando nei media locali si gossippava della potenziale vendita dell’intero paese a facoltosi acquirenti: tra gli indiziati si leggevano nomi del calibro di Michael Schumacher e Richard Gere. Oggi il leggendario borgo è ancora fantasma, ma nell’aria si percepisce la volontà di un ritorno alla vita. Chissà se ad abitarlo saranno campioni dello sport o divi di Hollywood… o forse i nipoti di quell’ultima famiglia che, attratti dalla vita nella natura, lasceranno quel che resta della città industriale.

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